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Senato, Torrisi pronto a lasciare. Ma prima siluro ad Alfano: peggio del Pcus

Su Torrisi pressing anche da Quirinale e Padoan

Senato, Torrisi pronto a lasciare. Ma prima siluro ad Alfano: peggio del Pcus
alfano renzi gentiloni
Secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it, infatti, sarebbero molto vicine le dimissioni di Torrisi dalla presidenza della commissione Affari costituzionali del Senato. Una mossa chiesta e voluta fortemente da Alfano

“Facciamo funzionare le istituzioni, lavoriamo nell’interesse del Parlamento, del Senato e del Paese. Non c’è un problema personale. Sino a quando svolgo questo ruolo lo faccio nell’interesse del funzionamento della commissione e del Senato”. Sono le parole pronunciate dal senatore Salvatore Torrisi, eletto ieri alla presidenza della commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama.

Un’elezione che ha provocato un vero e proprio terremoto nella maggioranza di governo con accuse incrociate nel Pd e tra il Pd e gli alleati (AP e Mdp). C’è chi come Andrea Orlando e Matteo Orfini è perfino arrivato a parlare di crisi di governo con il sospetto che questa manovra sia stata orchestrata da Matteo Renzi per provocare quell’incidente tanto ricercato per correre alle elezioni anticipate. Fin qui i fatti, ma davvero siamo vicini alla caduta dell’esecutivo? Pare proprio di no. Secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it, infatti, sarebbero molto vicine le dimissioni di Torrisi dalla presidenza della commissione Affari costituzionali del Senato.

Una mossa chiesta e voluta fortemente da Alfano per raffreddare la temperatura e che potrebbero arrivare a breve. Anche se lo stesso Torrisi non ha alcuna intenzione di capitolare e prima di lasciare si è tolto qualche macigno dalle scarpe attaccando il ministro degli Esteri: l’intervento di Alfano? “Mi sembra irrituale e inconcepibile, manco il partito comunista sovietico faceva queste cose”, detto il senatore di Ap. “Sono seriamente preoccupato per Alfano” ha quindi aggiunto.

Non sembra troverà conferma l’ipotesi di un disegno e di una strategia dietro l’elezione di Torrisi che sarebbe arrivata come frutto di un blitz di singoli legato alle lotte interne ed esterne al Pd. Ma alla vigilia della presentazione del DEF e della manovrina, attesi nel Cdm dell’11 aprile, e con le primarie del Pd a fine mese, in questo momento, una crisi al buio non è nell’interesse di nessuno. Nemmeno di Renzi che verrebbe accusato di gettare il Paese nel caos.

A spingere verso le dimissioni di Torrisi non sarebbe quindi solo Alfano, suo capo di partito, ma anche chi – come ad esempio il Capo dello Stato – è preoccupato per l’instabilità e l’incertezza politica. Anche il ministro dell’Economia Padoan, sempre in contatto con Bruxelles, avrebbe fatto un certo pressing affinché la crisi rientri nel più breve tempo possibile. E non a caso un parlamentare molto vicino a Torrisi, che ovviamente ha chiesto di restare anonimo, alla domanda di Affaritaliani.it su come finirà l’intera vicenda, ha risposto: “Finisce tutto bene e non ci sarà alcuna crisi“. Messaggio molto chiaro.