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Politica

L'intervista del giudice Antonio Esposito come la conferma che la sentenza contro Silvio Berlusconi era gia' scritta e che dietro c'e' un disegno politico per eliminare il Cavaliere dalla scena: il Pdl insorge e chiama in causa il Csm e il Guardasigilli. E c'e' chi, in via dell'Umilta', non esclude che ora i giochi possano riaprirsi. Le parole del presidente del Collegio della sezione feriale della Cassazione, e' il ragionamento, potrebbero rappresentare quel 'grimaldello' con il quale scardinare tutto l'impianto della sentenza definitiva.

Lo lasciano intendere chiaramente gli stessi legali Ghedini e Coppi: "E' evidente che gli organi competenti dovranno urgentemente verificare l'accaduto che non potra' non avere dei concreti riflessi sulla valutazione della sentenza emessa", afferma il primo. "Valuteremo quali possibilita' ci offre l'ordinamento giuridico sovranazionale e vedremo se procedere con il ricorso europeo", aggiunge il cassazionista. Certo, il primo a non farsi molte illusioni e' lo stesso Berlusconi, che non intravede grandi spiragli che possano evitargli il carcere. Non solo l'ex premier non confida granche' nelle prossime mosse del Colle - sebbene sia consapevole dell'impossibilita' di fare altro in attesa che Napolitano termini la sua 'riflessione', tanto piu' dopo l'altola' di oggi sulle "intrusioni" - ma inizia a temere che Pd e 5 Stelle possano siglare un asse in Parlamento per accelerare il pronunciamento in Giunta a palazzo Madama. Le prime avvisaglie ci sono state, in vista della riunione di stasera.

Due i procedimenti in capo alla Giunta: quello relativo alla decadenza da senatore
a seguito della sentenza della Cassazione e quello relativo alla ineleggibilita'. I grillini hanno fatto sapere attraverso il senatore Michele Giarrusso di voler procedere subito all'esame della decadenza, cosi' come previsto dalla legge sull'anticorruzione. Dello stesso avviso sarebbe il Pd che, con il senatore Felice Casson, spiega: "Bisogna procedere immediatamente all'esame che riguarda la decadenza".

Il Pdl si prepara alle barricate, puntando sull'incertezza di Scelta civica e sulla solidarieta' della Lega: l'obiettivo e' rinviare il piu' possibile un eventuale pronunciamento. Ma dopo il colloquio dei due capigruppo al Quirinale, le strade percorribili per assicurare all'ex premier 'agibilita' politica' anche dopo la condanna definitiva appaiono alquanto strette e si fa largo il pessimismo: Napolitano difficilmente si esporra' - e' il ragionamento - e le possibilita' di una riforma lampo della giustizia, con annesso 'salvacondotto' sono ridotte al lumicino. Cosi' come non e' sfuggito il segnale inviato da Grillo che, nel chiedere un passo indietro a Napolitano, ipotizza scenari alternativi all'attuale esecutivo.

Visto il quadro, per ora le 'garanzie' maggiori al Cavaliere le offre proprio il mantenimento dello status quo: Letta a palazzo Chigi e Napolitano al Colle. Ne consegue che, dopo la linea dura delle ore successive alla sentenza, il Cavaliere abbia frenato i falchi e rinfoderato, almeno per il momento, l'ascia di guerra. Certo, non che il governo possa dormire sonni tranquilli, la situazione potrebbe riprecipitare da un istante all'altro - l'ala dura del Pdl continua a sostenere l'urgenza del ritorno al voto - soprattutto se dal Colle non dovessero arrivare nemmeno quel minimo di segnali ritenuti indispensabili dal Cavaliere.

Ci pensa Sandro Bondi a ricordare che "tutti nel Pdl, salvo legittime opinioni personali, sono convinti sostenitori del governo Letta", ma "si augurano che si possa trovare una soluzione che rispetti la nostra storia, una realta' politica onorevole e rispettabile, che e' inscindibile dalla figura politica e umana del Presidente Berlusconi". Il Pdl, almeno sulla carta, non rinuncia alla battaglia sulla riforma della giustizia e, tanto piu' dopo l'intervista di Esposito, torna alla carica: "Si tratta di un infortunio, gravissimo, a conferma dell'ineluttabilita' di una riforma che ponga fine alla sfibrante contrapposizione tra giustizia e politica, ridia tempi certi ai procedimenti civili e penali attuando davvero i principi del giusto processo sanciti dalla Costituzione", rilanciano i due capigruppo Schifani e Brunetta. Resta tuttavia la convinzione, ribadita anche da Berlusconi ad alcuni interlocutori, che il Pd non reggera' ancora a lungo. Non e' un caso che lo stesso Letta non si stanchi di ripetere che non restera' a tutti i costi. Un messaggio, e' la riflessione svolta a palazzo Grazioli, indirizzato non solo al Pdl ma anche al Pd. Si attende, per capire meglio il quadro, la direzione 'democrat' di giovedi' sera.
 

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