A- A+
Politica

"Sì, sono Antonio Gava, anzi lo ero...". Così, il leader doroteo, figlio di don Silvio Gava, ministro nella Prima Repubblica, e a sua volta titolare, negli anni 80, delle Poste e dell'Interno, rispose ai carabinieri, che erano andati ad arrestarlo, nella sua villa all'Eur. Poi s'impuntò, spiegò di essere stato il numero 1 del Viminale  e pretese di essere portato al carcere militare di Forte Boccea.

Seguì un processone, per presunta collusione con la camorra, che durò 13 anni e 2 mesi e si concluse, in Appello, con l'assoluzione definitiva dell'imputato. «Se voi giornalisti siete onesti, ogni volta che vi capiterà di farlo, dovrete scriverlo: Gava è stato assolto». Ma 13 anni sono un'epoca, in politica. Così seguì una richiesta di maxi-risarcimento allo Stato, che gli riconobbe solo 38 milioni, sebbene l'ex ministro, scomparso nel 2008, avesse  lamentato "danni di immagine, morali e fisici».

Sono in pochi, in Campania, a non riconoscere che l'epoca dei Gava e di quelli che vennero definiti i "6 vicerè" di Napoli- oltre a don Antonio, i dc Scotti e Cirino Pomicino, Di Donato (PSI), Galasso (PRI)  e De Lorenzo (PLI)- fu caratterizzata anche dal malgoverno, dalle lottizzazioni, in primis della  "Balena bianca", come Giampaolo Pansa definì la vecchia e vorace DC.

Ma, di recente, Paolo Mieli, storico ed ex direttore del "Corriere della Sera", parlando di Napoli, si è così espresso sui politici degli anni 80 e dei primi anni 90 :"Nessuna città italiana ha avuto un personale politico di quello spessore, che fu raso al suolo dalla magistratura".

Non si può non riconoscere che, in quella stagione politica, si assisteva al confronto delle idee, al lancio di opere e di progetti per lo sviluppo del Mezzogiorno. E l'opinione pubblica partecipava, con attenzione, non di rado con passione, ai dibattiti e agli scontri tra i leader. Mentre, qualche giorno fa, il sottosegretario emiliano Delrio, renziano della prima ora, a Cosenza, ha arringato  folle tutt'altro che oceaniche, bensì solo i quattro gattoni, di cossighiana memoria.

E, prima del drammatico, cruciale 1992, che Sky sta rievocando con il film con Stefano Accorsi, i partiti, pur con i loro limiti e difetti, erano scuole di buona politica, di efficiente amministrazione e di partecipazione democratica delle comunità.

La classe dirigente meridionale, finita sotto inchiesta, a differenza di quella del Nord, era anche classe dirigente nazionale: ascoltata e credibile a Roma, non solo nelle realtà locali, come, 20 e 30 anni prima, lo erano stati i Misasi, i Cassiani, i Gullo, i Mancini. Travolti dalle inchieste giudiziarie ministri, capicorrente, leader di partito,  sul campo non rimase più nessuno.

La sinistra fu colta di sorpresa. E si trovò impreparata. In Campania erano tramontati Valenzi, Alinovi e Geremicca, Napolitano s'era ritagliato un ruolo prestigioso, ma appartato, a Roma, e non contrastò l'ascesa del suo antagonista, Bassolino.

Bassolino, di Afragola, governò, a lungo, a Napoli e in Campania ma, a differenza dei Gava e dei vecchi "vicerè", nelle decisioni, assunte dal vertice nazionale del suo partito, l'ex dirigente del Pci contava poco. Don Antonio rispose con un esasperato senso dell’autonomismo locale e finì per cedere alle lusinghe del partito personale. Dal 1992 Napoli, in realtà, non ha più avuto né classe dirigente locale né classe dirigente nazionale. Stavano meglio prima ? Nessuno può dire che, dal punto di vista dei risultati concreti, stiano meglio ora.

Oggi, a Napoli, alla luce del flop del Sindaco, l'aspirante nuovo Masaniello, l'ex toga don Gigino de Magistris, e in altre realtà, si avverte la profonda esigenza di una classe dirigente moderna, che si formi grazie al confronto delle idee e che non venga cooptata dai capi. Forse, a Firenze, Matteo Renzi  non è bene informato. Non deve commettere l'errore di affidare, nelle regioni meridionali, il cambiamento agli eterni Gattopardi, ai figli e ai nipoti dei maggiori responsabili della bancarotta delle banche e degli enti.

E il premier non accusi, ancora, donna Laura Boldrini di sconfinare dal suo ruolo istituzionale, dal momento che la Presidente della Camera ha definito il Sud "lo scantinato d'Italia" e ha protestato contro la tendenza, in atto, di scaricare la crisi sul Mezzogiorno e sulle donne.
Il Capo del governo narra, direbbe Vendola, un "Paese che riparte". Forse, ma senza il Sud.

La questione meridionale è, infatti, uscita dall'agenda dell'esecutivo. E, in grandi città, come Napoli, ostaggio della malavita, e dove persino i carabinieri fanno le rapine, chiedono, disperati, al ministro degli Interni, don Angelino Alfano, siciliano di Agrigento: "Lo Stato c'è ancora ? ".

Pietro Mancini
 

Tags:
antonio gavarenzidelrio
in evidenza
Fedez e J-Ax, pace fatta "Un regalo per Milano e..."

La riconciliazione

Fedez e J-Ax, pace fatta
"Un regalo per Milano e..."

i più visti
in vetrina
Simest, la qualità a supporto della competitività delle esportazioni italiane

Simest, la qualità a supporto della competitività delle esportazioni italiane


casa, immobiliare
motori
Mercedes-AMG è la musa ispiratrice del progetto di arte digitale NFT

Mercedes-AMG è la musa ispiratrice del progetto di arte digitale NFT


Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.