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Politica
Sigarette smaltite come scarti della frutta. Questa è l'Emilia di Bonaccini

Se fossimo al bar la storia che vi sto per narrare la racconterebbero così: a sinistra protestano per gli inceneritori. Ma quando l’inceneritore è di proprietà dei Comuni amministrati dal Pd può bruciare anche materiale plastico facendolo passare per scarto di frutta e verdura. E chi dalla Regione deve controllare, conferma che la plastica è come frutta e verdura.

 

Da qualche mese giace alla Procura della Repubblica di Bologna una denuncia su uno strano smaltimento fatto nell’inceneritore di Hera di Bologna in via del Frullo (per intenderci quello dietro FICO, la disneyland del cibo di Oscar Farinetti). Lo smaltimento riguarda interi pacchetti e sigarette heatstick a marchio Marlboro IQOS che da materiali plastici prodotti da lavorazione industriale sono diventati rifiuti provenienti dagli scarti di agricoltura e alimenti. Parliamo di quelle sigarette che si fumano attraverso piccoli dispositivi simili a penne e che l’azienda non vende. Al posto della combustione classica, il tabacco lavorato anche con additivi, viene riscaldato ed emette vapore.

 

Siamo in Emilia Romagna dove la Regione nomina i vertici e controlla Arpae, l’agenzia che si occupa di protezione ambientale che tra le altre cose rileva le emissioni degli inceneritori di Hera. Hera è una società partecipata a controllo pubblico che ha come primo azionista il Comune di Bologna e altri Comuni amministrati dal centro-sinistra. 

Sul caso sarebbero intervenuti i Carabinieri Forestali. Ai pacchetti di sigarette a vapore di Philip Morris da bruciare nell’inceneritore di Hera è stato attribuito il codice CER 02.03.04. Ma perché? La Forestale lo ha chiesto ad Arpae, l’agenzia regionale per il controllo ambientale. Perché Hera brucia quel materiale come se fosse agricolo? Qualcuno ha sbagliato o non ha controllato qualcosa?

 

La questione dirimente è: come fa un rifiuto prodotto da ciclo industriale ad essere equiparato a un rifiuto da prodotto agricolo? Per Arpae si tratta di acetato di cellulosa forato, PLA poli crespato, imballaggio in carta, film di polipropilene. Arpae classifica il rifiuto come organico, attribuendogli il codice CER 02.03.04. Ma da tutta la letteratura di settore questa strana sigla, CER 02.03.04, indica i rifiuti “prodotti da agricoltura, orticoltura, acqualcoltura, selvicoltura, caccia e pesca, trattamento e preparazione di alimenti”, rifiuti dal “trattamento di frutta, verdure...cacao, caffè, tè, tabacco, conserve, ecc”, e i vari scarti sempre agro-alimentari. Due volte a settimana vengono conferiti i suddetti rifiuti ad Hera.

Siamo venuti in possesso di un video che mostra uno dei tanti smaltimenti. Nelle immagini si vede chiaramente che il rifiuto è costituito da interi sacchi di plastica trasparenti, pieni di sigarette con filtri e pacchetti ancora integri di heatstick che cadono dai camion per essere inceneriti. 

La plastica del filtro e l’imballaggio delle sigarette sono materiali plastici, non agro-alimentari. Lo capisce anche un bambino. Come è possibile che Hera non si accorga che nel rifiuto c’è una limitata quantità di tabacco? Ed è visibile molto materiale plastico, migliaia di filtri composti di acetato di cellulosa, carta e i materiali dell’imballaggio? Come può l’ente regionale Arpae equiparare la cicca di una sigaretta allo scarto di un pomodoro o di una mela? Non serve citare tutta la letteratura scientifica mondiale per capire che non sono la stessa cosa. Hera stessa scrive, nelle sue disposizioni generali, che le cicche delle sigarette vanno buttate nei cassonetti dell'indifferenziata. Il tabacco e la carta sono riciclabili e non andrebbero bruciati. E in questo caso bisognerebbe conoscere la natura chimica del materiale perché bruciare plastiche e additivi, alle temperature con le quali si bruciano i materiali agro-alimentare non riciclabili, potrebbe anche rilasciare nell’aria sostanze nocive.

 

Philip Morris ha realizzato in provincia di Bologna lo stabilimento più grande al mondo per la produzione di questi heatstick. E da qui le sigarette di ultima generazione si spediscono ovunque. La Regione e le istituzioni locali hanno facilitato in ogni modo l’arrivo della multinazionale in Emilia Romagna. Bonaccini poi ha portato addirittura il caso Philip Morris in Europa, a Bruxelles, come esempio della capacità attrattiva della sua amministrazione. Tra Crespellano e Zola Predosa la società americana impiega circa 1.300 lavoratori a tempo indeterminato, più altri a termine. D'altronde in Emilia si trova uno dei distretti più prestigiosi ed efficienti del packaging italiano, proprio quel settore massacrato dalle tasse del governo perché la plastica inquina. 

Risulta che la ditta di Rimini La Cart srl, incaricata da Philip Morris, segua il rifiuto in ogni suo passaggio fino al conferimento e alla distruzione, scortati anche dall’Agenzia delle Dogane e dalla Guardia di Finanza per motivi di ordine fiscale.

 

La scelta di attribuire al rifiuto da smaltire il codice CER 02.03.04 nei formulari di trasporto, e non i codici CER 15.01.02 (imballaggi di plastica), 19.12.01 (carta) e 04.02.15 (acetato di cellulosa), potrebbe generare costi inferiori di smaltimento perché non c’è quello della separazione dei diversi materiali. Sul mercato smaltire i rifiuti plastici e indifferenziati costa di più che smaltire la frutta.

Alle aziende sicuramente costa riciclare i rifiuti. Il comune cittadino, in alcuni quartieri di Bologna, deve possedere una tessera magnetica personale anche solo per aprire il cassonetto e buttare la spazzatura indifferenziata. Viene cioè tracciato. Perché la spazzatura indifferenziata inquina.

 

Ma cosa fanno gli enti a guida Pd? Da un lato il partito a livello nazionale colpisce con durezza le imprese della plastica, che pure contribuiscono al sistema Conai del recupero e riciclo con 500 milioni di euro l’anno, dall’altro controllano enti che bruciano o permettono di bruciare la plastica facendola passare per rifiuto organico? E’ questa la nuova difesa dell’ambiente? 

Di recente il governatore Stefano Bonaccini, ha incontrato una delegazione dei gruppi Fridays for Future emiliano-romagnoli, il movimento studentesco nato in risposta all’attivismo di Greta Thumberg perché è fondamentale “ridurre le emissioni climalteranti”, scrive la Regione.  E adesso chi glielo racconta a Greta che in Italia le sigarette crescono sugli alberi? Almeno nell’Emilia Romagna di Bonaccini sembra così.

 

Arpae fa sapere che: “l’Agenzia è intervenuta in data 16 ottobre 2019 su richiesta dei Carabinieri Forestali di Vergato (BO), ai quali è stata successivamente trasmessa la relazione tecnica Arpae d’intervento”.

Hera dice: “Per noi si tratta semplicemente della gestione di un rifiuto industriale come tanti altri per cui sono state seguite tutte le procedure tipiche di omologa rifiuti e autorizzative che hanno dato semaforo verde all’incenerimento. Separare il tabacco dagli altri materiali è ovviamente un mestiere manuale che richiederebbe costi insostenibili”.

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