Mentre il centrodestra governa, il campo progressista studia primarie, ballottaggi, registrazioni, voto online e soprattutto chi dovrà comandare. Schlein e Conte cercano l’unità, possibilmente ciascuno alle proprie condizioni.
C’è una particolare specialità nella quale la sinistra italiana conserva un vantaggio apparentemente incolmabile sulla destra: dividersi. Giorgia Meloni può dunque osservare con una certa tranquillità lo spettacolo offerto dall’opposizione, dove prima di decidere come battere il governo sembra indispensabile stabilire chi debba battere chi all’interno della coalizione. Elly Schlein e Giuseppe Conte assicurano naturalmente di voler marciare insieme. Rimane da capire chi terrà la bandiera, chi sceglierà la strada e soprattutto chi dovrà accomodarsi dietro.
Primarie, prima viene il leader e poi magari il resto
Il centrosinistra guarda ormai alle primarie come al passaggio destinato a sciogliere il nodo della leadership. Il percorso dovrebbe entrare nel vivo da settembre, mentre tra le ipotesi circolano una consultazione tra fine anno e gennaio 2027 e la definizione preventiva di un programma comune.
Poi comincia il divertimento: turno unico oppure ballottaggio? Gazebo oppure voto online? Pre-registrazione degli elettori? Spid? Codice fiscale? Manca soltanto il riconoscimento facciale e l’impronta digitale per scegliere chi dovrà provare a sfrattare Meloni da Palazzo Chigi.
Il problema, naturalmente, non sono le primarie. Può essere persino salutare scegliere democraticamente un candidato. Il problema è arrivarci avendo ancora divergenze rilevanti su questioni politiche sostanziali, dall’Ucraina alla politica estera: differenze che negli ultimi giorni sono tornate apertamente alla luce.
Il regalo migliore al centrodestra
Nel frattempo il governo fa il governo e l’opposizione discute dell’opposizione. È questo il vero cortocircuito. Per diventare alternativa credibile non basta mettere nella stessa fotografia Pd, M5S, Avs e cespugli assortiti: servono una visione riconoscibile, alcune idee comuni e possibilmente la sensazione che, dopo le elezioni, tutti intendano ancora parlarsi.
Altrimenti il famoso campo largo rischia di assomigliare sempre più a quei condomìni dove tutti condividono il tetto, ma passano le assemblee a litigare sulle quote millesimali. E Meloni, più che fare campagna elettorale, potrebbe limitarsi divertita a mangiare i popcorn.
Immagine di copertina creata con IA

