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Politica
L'Epinay italiana per contrastare l'annullamento del socialismo


Nel 70esimo della Liberazione dal nazi-fascismo –  resta da vedere se tale fu alla luce dei rigurgiti nazisti, antisemiti e razzisti non solo in Italia - si annuncia un significativo evento culturale e politico: l'avvio, come avvenne nel 1971 a Epinay per il Psf nato sulle macerie della Sfio, di una forza socialista autonoma, laica, europeista.

Questo l'ambizioso obiettivo della Assemblea costituente del socialismo italiano, convocata il 29 marzo all'Auditorium della Cgil a Roma, per riunificare, in una sola soggettività, l’universo delle associazioni socialiste, interne ed esterne al Psi di Riccardo Nencini; contrastare l'annullamento del socialismo italiano del e nel Pd; partecipare, con la propria identità, al progetto di costruzione di una nuova Sinistra italiana, capace di fronteggiare la crisi economica e sociale produttrice di crescenti diseguaglianze e di rischi per la tenuta democratica del Paese.

Insomma, un vero e proprio rassemblement delle numerose associazioni territoriali che raggruppano diverse migliaia di socialisti fuori o dentro il mini-Psi di Nencini: protagonisti della promettente iniziativa, la Federazione del socialismo, la Rete socialista-Socialismo europeo dell'ex-senatore e giurista Felice Besostri, la Lega dei socialisti e Sinistra socialista di Franco Bartolomei membro della segreteria del Psi, Iniziativa socialista di Angelo Sollazzo e Roberto Biscardini, già dirigenti del Psi.

Il socialismo, specie delle origini, non è morto, nonostante intellettuali come Anthony Giddens e di politici come Valter Veltroni, ne abbiano recitato il de profundis per sposare ieri la terza via liberista di Tony Blair, ripresa oggi da Matteo Renzi.

Quel che manca da tempo è una forza autenticamente socialista, riformatrice laica, dai tratti liberali alla Carlo Rosselli e acomunista alla Riccardo Lombardi.

“E' questo il filone cui ci ispiriamo”, chiosa il coordinatore di Federazione del socialismo, Giovanni Rebechi, un ex-sindacalista della Cgil, “scuola di pensiero del riformismo italiano”, ricorda con una punta di nostalgia: e la lezione morale e politica Di Vittorio e Santi, di Trentin e Vigevani, è attuale e viva.

La riuscita del rassemblement socialista sta nella qualità del progetto culturale e politico che da essa verrà fuori: per chi e per che cosa. E' del tutto evidente che tanto più il progetto culturale e politico sarà caratterizzato da autonomia e partecipazione, da inventiva e fantasia, da risposte chiare alla crisi che prima di essere economica e sociale, è culturale e politica, più avrà nella laicità la sua intelaiatura, tanto più sarà in grado di attrarre e mobilitare la gente.

“Vogliamo parlare alla gente e riportare al voto i milioni di elettori delusi: l'utopia è una società di liberi e uguali” aggiunge Rebechi e magari, “più ricca perchè diversamente ricca”.

La sfida culturale e politica è lanciata. “Syriza in Grecia e Podemos in Spagna, qualcosa ci dicono e ci indicano, anche per un'Europa dei popoli: ad esempio, la mutualità che fu propria del socialismo delle origini”, conclude Rebechi.

Se è solo un sussulto o qualcosa di più, lo dirà l'Assemblea costituente del 29 marzo quando con la forma organizzativa, si sceglierà il progetto per contrastare l'annullamento del socialismo italiano nel Pd e nell'establishement culturale e politico terremotato dai Quaderni neri di Martin Heidegger, il filosofo cattolico, antisemita, razzista e nazista che, osannato da una certa sinistra, teorizzò non  l'auto-annientamento del nemico, ossia gli ebrei, ma la costrizione all'auto-annientamento del nemico, gli ebrei appunto, quale punto più alto della Politica.

Carlo Patrignani
 

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