Il premier Gentiloni ha reso nota la nuova squadra dei 44 sottosegretari che in pratica è la stessa di quella del governo Renzi con l’assenza della componente di Ala di Verdini (3 elementi) che del resto aveva già fatto mancare il voto al Senato.
Significativa la rinuncia del viceministro Enrico Zanetti (ex Scelta Civica) -sempre in quota Verdini- all’Economia.
Completa il quadro dei 41 sottosegretari qualche piccolo spostamento interno come Davide Faraone (Pd) dal Miur alla Sanità e Vito De Filippo (Pd) all’inverso e Tommaso Nannicini (Pd) che cede il posto alla Boschi (Pd) nel ruolo di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio ma il messaggio inviato è quello di una quasi totale continuità con il passato del resto ribadita dallo stesso Gentiloni.
Resta a bocca asciutta Ignazio Messina, IdV che sperava in un posto da sottosegretario in cambio dell’appoggio dato al Senato (3 voti) a Gentiloni; ha richiesto, almeno, la vicepresidenza del senato lasciata libera dalla Fedeli divenuta ministro.
Come dicevo il messaggio è apparentemente chiaro e cioè quello della continuità ma vi sono due elementi da analizzare.
Il primo è che Verdini è passato all’opposizione e questo significa che al senato il governo è debole (18 voti in meno) e si basa sul voto compatto del Pd e della sua minoranza sempre critica con Renzi.
Infatti Gentiloni ha ottenuto 169 voti al senato su una maggioranza richiesta di 161; questo vuol dire che ha avuto solo 8 voti in più invece dei 26 che con verdini garantivano la stabilità.
Questo vuol dire che lo stesso ex premier vuole tenere il governo in bilico visto che vuole andare a votare al più presto e ha comunque “minato” con due suoi uomini Lotti e Boschi l’esecutivo Gentiloni.
Il secondo punto è che Gentiloni farà probabilmente di tutto per tirare il più possibile avanti con il suo esecutivo, almeno fino a settembre (quando scatterà il vitalizio) e poi tenterà di arrivare a fine legislatura nel 2018 come del resto vuole il Presidente Mattarella.
Questo programma non fa certo piacere a Renzi che cercherà di votare prima dell’estate ma questo comporta una fisiologica frizione con il suo ex ministro degli Esteri con inedite alleanze.
Vogliono infatti votare il più presto possibile anche i Cinque Stelle, Fratelli d’Italia, la Lega Nord ma non Berlusconi per due motivi: vuole una legge proporzionale per mettere in difficoltà Salvini suo competitore interno e deve appoggiare Gentiloni per avere degli aiuti istituzionali per la sua agibilità politica a Strasburgo e per Mediaset sotto attacco da parte di Vivendi.
Dunque un elemento molto importante riguarderà che tipo di legge si farà (maggioritario o proporzionale) e soprattutto i tempi considerando -come detto- che Mattarella vuole tirarla alla lunga per motivi di stabilità istituzionale.
Intanto a gennaio si saprà dalla Corte Costituzionale se l’Italicum va bene oppure no (come sembra).

