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Politica
Speranza (Pd): "Cuperlo? Il congresso è finito, è tempo di scongelare"

di Fabio Massa

Roberto Speranza, capogruppo del Pd alla Camera, intervistato da Affaritaliani.it nell'ambito di un'iniziativa del gruppo Primavera Democratica a Milano, "apre" a Renzi senza mezze misure: "Io penso, pur avendo sostenuto convintamente Gianni Cuperlo, che ritengo persona straordinaria, che oggi se la sfida è quella tra politica e antipolitica, avere Renzi alla guida del nostro campo ci aiuta perché il suo tratto di rottura alza l'argine rispetto a un fiume di populismo che rischia di travolgerci". La leadership della minoranza? "Gianni è stato un nostro candidato, è un protagonista essenziale ma l'obiettivo che tutti quanti abbiamo è dire che il congresso è finito e che adesso bisogna scongelare le cose". L'INTERVISTA DI AFFARI

Capogruppo Speranza, nel 2012 una foto di gruppo la ritraeva con Bersani. Che cosa resta di quell'esperienza politica? Cuperlo ha parlato di fine della minoranza: lei viene indicato come il leader del nuovo gruppo.
Io esprimo un giudizio assolutamente positivo sia sul piano personale che politico di quello che abbiamo provato a fare con Bersani. Non sono tra quelli che un attimo dopo la fine dell'esperienza Bersani ha fatto finta di non essere stato in quell'esperienza. E con questo vorrei anche dire che riconosco gli errori che abbiamo commesso. Ma vorrei raccontare che cosa successi ai tempi...

Prego.
Io ero segretario regionale della Basilicata e Bersani mi chiama e mi dice: "Te la senti di venire a coordinare la mia campagna per le Primarie?". E io gli dico: "Ma abbiamo proprio bisogno di queste Primarie? E' ovvio che sei il candidato Premier". E lui mi risponde: "Nel Paese c'è qualcosa che non va, noi dobbiamo dare il senso di aprirci, e non importa se ci saranno altri candidati". Io penso che la sua preoccupazione era valida e la sua scelta sia stata quella giusta. Lo stesso congresso nel quale io ho sostenuto Gianni Cuperlo, risente di quel passaggio: il voto di tanti iscritti ci ha detto di giocarci l'opportunità con la persona che appare più forte e idonea a costruire un consenso largo. E io continuo a pensare, pur avendo sostenuto convintamente Gianni Cuperlo, che ritengo persona straordinaria, che oggi se la sfida è quella tra politica e antipolitica, avere Renzi alla guida del nostro campo ci aiuta perché il suo tratto di rottura, di discontinuità, il suo tratto eterodosso, che fa anche riflettere non sempre in positivo, comunque alza l'argine rispetto a un fiume di populismo che rischia di travolgerci.

Andiamo avanti...
Detto questo è chiaro che noi dobbiamo provare a tenere e ad organizzare un mondo che abbiamo rappresentato: la storia della sinistra riformista. E' un obiettivo che non dobbiamo giocare nelle polemiche quotidiane dei giornali. Io non mi sento bene con la parola minoranza, perché nella mia cultura politica ho sempre provato a fare egemonia, a costruire il centro dei processi politici. Io vorrei che si costruisse una nuova fase che supera il congresso, in cui le nostre idee possano stare in una dimensione nuova, che accoglie la sfida di Renzi ma che non smarrisce la nostra identità. Un processo di questo tipo non si può costruire in dinamiche strette. Non possiamo avere un protagonista o un nome stretto: Gianni è stato un nostro candidato, è un protagonista essenziale ma l'obiettivo che tutti quanti abbiamo è dire che il congresso è finito e che adesso bisogna scongelare le cose. Questo è un tema che noi dobbiamo provare a giocare. Dentro una dialettica, perché una dialettica c'è ed è giusto che sia così, dobbiamo ragionare di lealtà ed autonomia. La sfida di Renzi di scardinare questo Paese e fare le riforme è la nostra sfida. Io voglio dare una mano con l'autonomia di una storia lunga e profonda. Io non penso che la parola Sinistra sia una parola del passato, ma del futuro. Stiamo parlando di diritti, di uguaglianza. Abbiamo avuto troppo a parlare di piccole correnti e piccole leadership: non ci interessa più. Dobbiamo riaffermare il primato della politica in un momento nel quale tutti dicono che la politica fa schifo.

Il rischio è grande.
Lo vorrei dire chiaramente: se non tiene il Pd è a rischio la democrazia italiana. Non dobbiamo scherzare su noi stessi. Non possiamo più scherzare. Questo è il concetto.

A proposito di riforme, Grasso dice: "Non abolite il Senato".
Noi ci giochiamo una partita di credibilità. Il tasso di credibilità della politica e dei partiti non è mai stato così basso. La politica pare sia un mondo autoreferenziale, sconnesso dai problemi del Paese. Sta diventando senso comune il fatto che le istituzioni democratiche siano parte del problema dell'Italia. Ormai è diffuso il senso comune che il Parlamento così com'è sia un pezzo che non aiuta a risolvere i problemi degli italiani, ma che li ingrandisce. Rispetto a questa realtà o noi abbiamo il coraggio e la forza di interpretare fino in fondo una stagione di cambiamento o rischiamo di consumare questa rottura e di consegnarci a una dinamica non più controllabile. Se diventa di senso comune che le istituzioni sono dannose, il passo successivo sarà quello di poterne fare a meno. Da questo punto di vista la partita delle riforme, che nel merito va approfondita e analizzata, è una partita non rinviabile. O noi abbiamo il coraggio di portarla a termine, oppure non avremo più la credibilità per chiedere il consenso. Quando hai detto per anni che mille parlamentari sono troppi e poi da anni te li tieni non sei credibili. Se dici da anni che due Camere che fanno la stessa cosa sono inutili e poi te le tieni, non sei credibile. In questa legislatura abbiamo 400 parlamentari del Pd: non possiamo permetterci di fallire.

@FabioAMassa

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