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Politica

 

 

Dario Stefàno

E' il politico più odiato dal Pdl. Si chiama Dario Stefàno ed è il presidente della Giunta per le elezioni del Senato che dal 9 settembre sarà chiamata a pronunciarsi sulla decadenza o meno di Silvio Berlusconi da senatore. Ma chi è Stefàno? Un manager, ex della Margherita, dal background non estremista e moderato. Aspetto molto curato, da leccese raffinato e un po' snob, una bella moglie, Stefàno è un amante del mare, della Taranta e della Pizzica, e anche della campagna salentina. Appassionato dei vini rosati pugliesi che da assessore ha lanciato in tutta Europa, è una delle personalità centrali nell'attuale fase politica.

Nato a Scorrano in provincia di Lecce nel 1963, ex assessore regionale alle Risorse agroalimentari nella giunta pugliese, può essere considerato il riferimento di Nichi Vendola in Parlamento. Il consigliere per le questioni romane più delicate. Uno dei pilastri della piccola pattuglia di Sel. Il presidente della Giunta per le elezioni è un vendoliano atipico visto il suo background di manager aziendale, ex membro della giunta di Confindustria Puglia e docente all’Università del Salento dove insegna Economia e Contabilità Industriale.

La sua carriera politica inizia nel 2005, quando si candida per la prima volta alle Regionali come indipendente della Margherita. Poi nasce il Pd e lui diventa presidente dell’assemblea provinciale leccese, carica che ricopre fino al 2009. Nel luglio del 2009 incontra Nichi Vendola con il quale si intende subito alla perfezione. L'anno successivo, in occasione delle Regionali pugliesi, riunisce i moderati e i cattolici vendoliani nella lista La Puglia per Vendola. Un'operazione politica azzeccata che porta a un successo di consensi: Stefàno raccoglie il 5,5% e conquista sei scranni. Lui stesso risulta uno degli eletti più votati, con circa 11mila preferenze.

Il 2012 è l'anno del salto in alto. L'ex manager entra in Parlamento dopo aver ottenuto 5mila voti, a fine 2012, alle primarie di Sinistra Ecologia e Libertà. Il 25 febbraio entra a Palazzo Madama. Successivamente diventa presidente della Giunta del Senato spuntandola sul suo collega di partito Claudio Fava. E adesso, come si diceva, il Pdl ha paura di lui e della sua intransigenza: niente rinvii e niente papocchi. Stefàno va avanti come una trivella, e suona il ritmo della decadenza, come i famosi tamburellisti di Torre Paduli, che segue con il suo amico Ennio Capasa.

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