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Politica

Di Tommaso Cinquemani
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I suoi fedelissimi lo hanno definito un trattamento degno dell'Unione Sovietica. Dopo le uscite pubbliche degli ultimi giorni, in cui Matteo Renzi ha attaccato duramento lo stallo nella definizione del nuovo governo, il suo partito gli ha riservato due brutti colpi: l'esclusione dalla nomina dei vicecapigruppo e dei 'grandi elettori'. Due partite a cui il Sindaco non ha potuto partecipare.

Nella nomina dei vicecapogruppo alla Camera il manuale Cencelli è stato utilizzato con il massimo puntiglio. Tutte le correnti sono state rappresentate nella spartizione delle poltrone. Tutti, tranne i renziani appunto. Dei cinque onorevoli scelti per supportare Speranza (bersaniano doc), non c'è neppure un deputato vicino al sindaco di Firenze. Paola De Micheli, ex margheritina, è vicinissima a Enrico Letta. Gero Grasso, di Terlizzi, è uomo di Fioroni. Andrea Martella è in quota Veltroni, mentre Silvia Velo è una dalemiana con un piede nella corrente dei giovani turchi.  Infine Antonello Giacomelli, di Areadem, è considerato il braccio destro di Franceschini.

Ma non è finita qui. Perché martedì sera, mentre il sindaco di Firenze era sul palco del Vinitaly insieme ad un altro primo cittadino, Flvio Tosi, gli è arrivato un sms che gli comunicava di essere stato fatto fuori dal tridente che giovedì 18 aprile dovrà andare a Roma in rappresentanza della Toscana per eleggere il nuovo Capo dello Stato. Era un incarico a cui Renzi teneva molto, anche se non lo aveva dato a vedere. Era un'occasione per compattare i suoi e guidarli in Aula, magari in dissenso rispetto alla linea del segretario. E invece sono stati eletti il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, il presidente dell'Assemblea, Alberto Monaci e il vicepresidente del consiglio, Roberto Benedetti.

Renzi parla esplicitamente di una telefonata da Roma. "La nomina fra i grandi elettori toscani per il nuovo presidente della Repubblica mi avrebbe fatto piacere. Qualcuno mi aveva detto vai avanti tranquillo, ti votiamo, ma poi è arrivata qualche telefonata da Roma per fare il contrario...". E aggiunge: "Sono cose che succedono, ma non mi abituerò mai alla doppiezza. Hanno scelto di mandare delegato regionale un autorevole personaggio della politica e del mondo bancario senese (Alberto Monaci, ndr). Auguri, in bocca al lupo e che rappresenti bene la Toscana. Io me ne faccio una ragione".

"Nella sequela di quotidiane molestie mi vedo oggi attribuiti non so quali giochini tesi ad impedire la nomina di Renzi a grande elettore per la Regione Toscana", scrive Bersani in una nota. E aggiunge: "Smentisco dunque di aver deciso o anche solo suggerito, o anche solo pensato alcunche', a proposito di una scelta che riguarda ovviamente e unicamente il consiglio regionale della Toscana".

Le frizioni degli ultimi giorni, dicono fonti del Nazareno, hanno riacceso lo scontro tra Bersani e Renzi. Il segretario è impegnato ad uscire dalle pastoie della formazione del governo. I suoi sherpa hanno intavolato una trattativa molto complicata con i fedelissimi di Berlusconi sui nomi del prossimo Presidente della Repubblica e sulla formazione dell'esecutivo. In una situazione di fragilità Bersani ha paura di essere colpito dal suo stesso partito, specialmente dall'area renziana che scalpita. Le elezioni non sono affatto lontane e il segretario vuole spuntare le unghie al rottamatore.
 

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