Un vecchio cavallo di battaglia del pensiero liberal, paradossalmente è quello di ribaltare il determinismo marxista in senso positivo. Probabilmente in questa logica il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, propone, dopo gli attentati di Bruxelles, di estendere quanto previsto nella legge di stabilità italiana per le periferie, all’Europa: “Per ogni euro investito in sicurezza – scrive nella consueta e-news – un euro investito in cultura. Per ogni euro investito in polizia, un euro investito in educazione”.
“Il terrorista Salah – continua Renzi – è stato ritrovato a casa sua. Cioè nei luoghi in cui è nato, cresciuto, diventato uomo. Non era in Siria, non era in Afghanistan, non era in Africa, non era su un barcone. Era a Bruxelles, in un quartiere della città. Da mesi l’Italia dice in tutte le occasioni che accanto a una risposta credibile sul piano securitario l’Europa deve avere una strategia sui temi della cultura, delle periferie, dell’educazione”.
Il ragionamento è corretto. Da sempre architetti, psicologi, sociologi, urbanisti colgono il nesso tra abbandono delle periferie e “incattivimento” nel senso etimologico del termine dei suoi abitanti. La soluzione del premier è giusta da un punto di vista teorico, ma sa di tecnocraticismo, una commistione tra i pensieri di John Fitzgerald Kennedy, Giorgio La Pira e don Lorenzo Milani.
Il rischio di un simile approccio, parlando in termini di cultura ed educazione, e tralasciando noti interventi urbanistici fallimentari, è creare soluzioni massificanti e livellanti verso il basso. Lo stesso meccanismo che si è prodotto con le ultime riforme della scuola e dell’università in Italia che, abbassando l’asticella del merito, hanno reso la società più classista, nel senso che probabilmente il peso della famiglia d’origine è più importante oggi di quanto lo era per intenderci nella cosiddetta Prima Repubblica.
Come già sostenuto, parte degli islamici cresciuti e residenti in Europa non si dimostrano degni della libertà concessa loro, non rispettano le regole e andrebbero democraticamente limitati in alcune libertà. Se si opta per l’investimento sociale, per provare qualcosa di diverso, un possibile intervento educativo/culturale, cui contrasta quello tecnocratico, sarebbe educare gli islamici, pur nel rispetto della “tradizione” religiosa, all’idea di merito, di individualismo, concetti problematici per una fede totalitaria come l’Islam e azzerati da quel comunismo, di cui il determinismo cui rimanda seppur molto lontanamente l’idea di Renzi: un euro in polizia, un euro in cultura.
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