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Politica

L'uno contro l'altro armati, come sei mesi fa. Ma a distanza. Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi sembrano avere ingaggiato un nuovo confronto, questa volta in vista del congresso. E oggi come allora, quando si sfidarono alle primarie, la battaglia e' concentrata su regole e concezione di partito e leadership. I due leader per ora restano nelle retrovie, per loro parlano i rispettivi eserciti.

I 'bersaniani doc' hanno divulgato un lungo documento in cui chiedono di fermare "la personalizzaizone esasperata della politica" e la deriva correntizia. I renziani, dal canto loro, non hanno nascosto una certa irritazione per quello che ritengono un tentativo di cristallizare il dibattito e guardano con sospetto a possibili colpi di mano sulle regole congressuali.

"Di fronte alle scorciatoie populiste" e' necessario "ricostruire la funzione di un gruppo dirigente che si legittimi in forza della sua visione storica e della sua autonomia culturale", hanno scritto in un testo di nove pagine Maurizio Martina, Stefano Fassina e Alfredo D'Attorre. C'e' il rischio, hanno avvertito, di un "ulteriore scivolamento verso il modello dell'uomo solo al comando, il primato della comunicazione e la riduzione della partecipazione a delega plebiscitaria al leader". Non solo. Bisogna "contrastare la china involutiva del correntismo" e si puo' fare con un nuovo "modello federale di partito" che preveda l'elezione sui territori di meta' dei componenti degli organismi dirigenti. E proprio contro il 'manuale Cencelli' che ha portato alla spartizione degli incarichi tra correnti c'e' stata oggi la sollevazione di quaranta deputati 'democratici liberi', che hanno scritto a Epifani e Roberto Speranza per chiedere che non siano penalizzati i giovani usciti dalle primarie. Quanto al segretario nazionale, le primarie non sono in discussione mentre serve "una riflessione critica" sul loro utilizzo per le cariche regionali.

Ma e' su 'come' si organizzeranno le primarie per il leader che si concentra l'attenzione dei renziani. "Qualcuno ci deve spiegare perche' di deve restringere il campo della partecipazione", ha spiegato Lorenzo Guerini, membro della commissione congressuale, "visti anche i dati non esaltanti del tesseramento si rischia di passare da 3 milioni a 150mila partecipanti".

L'ipotesi che circola e' di circoscrivere la scelta del segretario agli iscritti e a chi dichiara di aderire al progetto Pd, un po' come accadde per le primarie Bersani-Renzi. Guerini e' poi favorevole mantenere unite le figure di segretario e candidato premier, pur mantenendo la possibilita' di primarie aperte ad altri candidati, di fatto rendendo permanente la deroga concessa proprio a Renzi. Il sindaco di Firenze ha ufficialmente detto che aspettera' le regole delle primarie per decidere se candidarsi, anche se molti dei suoi ritengono che abbiano gia' maturato la scelta. E in questa prospettiva, il campo dell'attuale maggioranza si sta organizzando per cercare un candidato forte da contrapporgli. Dall'agone si e' gia' tirato fuori Nicola Zingaretti. "Ribadisco che non e' nei miei progetti candidarmi per un ruolo di segretario del Partito democratico: compito nobile e appassionante, che tuttavia richiede una dedizione esclusiva", ha chiarito.

Resta invece in campo Gianni Cuperlo, che sta lavorando a un suo documento; non una piattaforma congressuale, ma una base di riflessione. E non si fa da parte Pippo Civati. Possibile che alla fine si faccia pressione su Guglielmo Epifani, nonostante il segretario al momento abbia escluso di ricandidarsi, in rappresentanza di un fronte ex diessino in caso su Renzi si compatti l'ala degli ex popolari, se si dovesse arrivare a un'intesa tra il sindaco ed Enrico Letta. I deputati bersaniani stasera si sono visti alla Camera per riallacciare il filo di un rapporto che i traumi degli ultimi mesi avevano interrotto. Si e' parlato del documento e soprattutto si e' cercato di avviare un lavoro comune in vista anche del congresso.

All'incontro hanno partecipato anche diversi parlamentari dalemiani ed e' proprio alla ricostituzione di un asse ex diessino cui molti bersaniani puntano per arginare Renzi, dopo la lacerazione provocata dall'elezione del Presidente della Repubblica. Ma l'operazione e' ardua. I rapporti tra Bersani e D'Alema, riferiscono diversi deputati, sono ancora molto tesi e non e' sfuggito che ieri dall'ex presidente del Copasir sia arrivata un'apertura di credito nei confronti del sindaco di Firenze.

Non solo. Sia Bersani sia diversi dei suoi ancora non hanno rinunciato all'idea di "governo del cambiamento". E tra le file dei deputati Pd in molti guardano con attenzione alle dinamiche interne al Movimento 5 Stelle e alla possibilita', in caso di fine traumatica dell'esecutivo Letta, che l'occasione mancata a marzo possa ripresentarsi.

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