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Politica
Dalla torre anticorsara a Padre Pio. Assalto di fine anno ai conti pubblici

L'aula della Camera ha votato a favore della questione di fiducia posta dal governo sul dl salva Roma. I si' sono stati 340, i no 155. Il voto sugli ordini del giorno e il voto finale si terranno dal 27 dicembre.

L'aula del Senato ha dato disco verde al ddl di bilancio, con 158 voti a favore, un voto contrario ed un astenuto. L'aula ha gia' detto si' alla fiducia sulla legge di stabilita'. La manovra finanziaria ora e' legge.

 

Il decreto ‘salva Roma’ doveva servire a sistemare i conti della capitale, quasi in bancarotta con un buco di 864 milioni di euro. Ma in Parlamento è stata l’occasione per l’ennesimo ‘assalto alla diligenza’, il tentativo cioè di far passare emendamenti per stanziare milioni a pioggia e per ‘accontentare’ il territorio. Così nel decreto ‘Salva Roma’ qualche manina ha inserito una norma per finanziare la torre anticorsara di Porto Palo. Ma anche 23 milioni per i treni della Valle d’Aosta, mezzo milione per il comune di Pietralcina (paese di Padre Pio), uno per il palazzo municipale di Sciacca e poi. Ma anche venti milioni per tappare i buchi del trasporto pubblico calabrese. Uno per le scuole di Marsciano, in Umbria. Un altro per il restauro del palazzo municipale di Sciacca. Ancora un milione a Frosinone, tre a Pescara, 25 addirittura a Brindisi.

Ma non è finita qui. Perchè come scrive il Corsera nel decreto che doveva servire a risanare i conti pubblici di Roma Capitale sono finite anche delle norme per il Teatro San Carlo di Napoli e la Fenice di Venezia, una minisanatoria per i chioschi sulle spiagge, disposizioni sulle slot machine, sulle isole minori, sulla Croce Rossa, sul terremoto dell’Emilia-Romagna, sui beni sequestrati alla criminalità organizzata. E perfino l’istituzione di una sezione operativa della Direzione investigativa antimafia all’aeroporto di Milano Malpensa per prevenire le infiltrazioni mafiose nell’Expo 2015.

E mentre in una Camera si discute del decreto Salva Roma, nell'altra scoppia la battaglia sugli 'affitti d'oro. Il Movimento 5 Stelle aveva infatti presentato un emendamento per dare potere agli enti pubblici di disdire con trenta giorni di anticipo i contratti di locazione con i proprietari che danno in affitto gli uffici dove sono ospitati molti deputati e senatori. La norma di buon senso è stata prima inserita, poi è stata stralciata, poi reinserita in un'altra Camerea, infine approvata. In Parlamento è scoppiata una vera e  propria bagarre. Ma tutto finisce nel nulla perché nella legge di stabilità viene inserita una riga che esclude dal dirittto di recesso i palazzi dei ricchi fonid immobiliari, ma anche quelli di proprietà di chi ha investito negli stessi fondi.

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legge di stabilitàassalto alla diligenza
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