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Politica
La Toscana non è poi tanto renziana. Regge l'area Cuperlo-Bersani


Sono 28 i candidati sindaci legati a Matteo Renzi, 19 dell'area Cuperlo-Bersani. E in alcuni Comuni la voglia di ricambio ha rottamato anche i rottamatori. Competizioni vere, con alcune vittorie al fotofinish. Ma soprattutto - si legge sul Corriere della Sera - un terzo di queste concluse con una scarto, tra primo e secondo concorrente, di meno di dieci punti, spesso pochi decimali. Nonostante la fase politica certamente non facile, e il grande clamore delle battaglie nazionali che ne hanno coperto l'attenzione, le primarie per la scelta dei candidati sindaci del Pd e del centrosinistra in Toscana hanno portato, mediamente, gli stessi votanti andati ai gazebo lo scorso dicembre per il congresso dei Democratici che ha incoronato Matteo Renzi (118 mila), anche se con percentuali diverse ed alcuni cali, come ad Empoli. Ma quell'effetto trascinamento che si aspettavano i renziani, pronti a «rottamare» la vecchia maggioranza bersaniana-cuperliana in Toscana, non c'è stata.

Perché una volta partita, la rottamazione ha colpito anche loro. E non basta dirsi «renziano» per avere i voti andati a Renzi. Il confronto. Ventotto candidati renziani, 19 legati all'area Cuperlo-Bersani, 3 civatiani, 3 di Sel e un socialista. Questo il bilancio finale che rimbalza da via Forlanini, sede del Pd regionale. «Un conto difficile, però — spiegano — tante situazioni rispettano dinamiche locali». Alcune sfide, come quella di Pontassieve, vinta per tredici voti dalla candidata più legata all'area Cuperlo, però, sono plateali. O come quella di Piombino, dove ha vinto Massimo Giuliani, in una zona dove il «partito» tradizionale ha sempre retto contro l'onda renziana: ma questa volta è stata tempesta, con Martina Pietrelli che è volata oltre il 44 per cento. Anche qui, come a Empoli, a preoccupare è l'affluenza, con un calo consistente (1.500 voti in meno di quelli per il congresso) che fa temere un possibile ballottaggio alle prossime amministrative.

Il simbolo di questa competizione però, nella quale si può leggere non solo lo scontro tra le due anime del Pd, ma anche l'effetto ormai permanente della mutazione genetica renziana, resta Figline-Incisa: nel neo Comune unico è stata la giovane Giulia Mugnai a strappare la candidatura a sindaco all'ex primo cittadino di Figline, per due mandati, Riccardo Nocentini, renziano della prima ora. La cuperliana che rottama il renziano, appunto. I territori. A leggere i dati, comunque, si capisce che un cambiamento vero c'è stato. Il «cambiaverso» aveva già colpito l'Empolese, dove 7 candidati su 8 sono «renziani doc» e in un un paio di casi (tra cui il contestato Montelupo Fiorentino, con un ricorso ancora pendente) la sfida era solo tra renziani. Ad Arezzo, il mondo vicino al premier strappa due candidati su due, a Firenze 5 su 10 (ma ci sono anche due non ascrivibili a nessuna delle componenti del Pd), a Pisa ce la fanno due renziani (Giovanni Capecchi a Montopoli mentre Simona Fedeli a Montescudaio viene considerata «trasversale»), due cuperliani, un civatiano. A Siena, invece, è più una guerra trasversale tra «vecchio» e «nuovo» a farla da padrone. A Poggibonsi vince il giovane David Bussagli, ma sostenuto anche dal sindaco uscente. A Castiglion d'Orcia Claudio Galletti, certo non un politico di primo pelo, vince sul giovane Luca Rossi sostenuto dallo storico avversario dello stesso Galletti, Giuliano Simonetti, punto di riferimento per venti anni del «partito». E ancora: nella Val di Cornia il renziano Alessandro Badini «pareggia» la sconfitta di Piombino, mentre in Lucchesia, a Galligano, il renziano «doc» Christian Alpini viene sconfitto da Italo Burrelli, assessore della giunta uscente.

Le coalizioni. Cinquantanove sono i candidati sindaci Pd designati domenica scorsa. Alcune sorprese sono arrivate dai partiti alleati: delle 64 competizioni, 39 vedevano la partecipazione della coalizione, solo 35 erano di partito. Ma solo in 13 delle 34 primarie di coalizione c'erano candidati espressione diretta degli altri partiti o civici. E in cinque di questi casi hanno vinto gli «extra Pd». È stato il caso di Monteroni d'Arbia dove, a sorpresa, Gabriele Berni di Sel ha sconfitto (con l'appoggio di Psi e parte del Pd) il candidato democratico Maurizio Cialdi. Sempre di Sel sono anche Eva Bonini a Magliano (Grosseto), vicesindaco uscente, e Massimiliano Ghimenti a Calci (Pisa). Socialista invece è Paolo Omoboni, vincente a Borgo San Lorenzo. Candidati indipendenti sono Giacomo Trentanovi a Barberino Val D'Elsa e Andrea Taddei a Buggiano (Pistoia). Gli uscenti. Ci sono stati risultati diversi per i sindaci uscenti, chiamati solo in pochi casi a confrontarsi con altri candidati per correre al secondo mandato. È andata male a Carlo Zanieri, che a Barberino di Mugello è arrivo terzo dietro al vincente Giampiero Mongatti e all'ex sindaco Paolo Cocchi. È andata bene a Alessandro Franchi, confermato con oltre il 63 per cento a Rosignano Marittimo (Livorno), e a Emiliano Spano a Rapolano Terme (Siena). Ad Agliana (Pistoia), Eleanna Ciampolini, sindaco uscente, è stata sconfitta da Giacomo Mangoni. A Capalbio (Grosseto), il sindaco uscente Luigi Bellumori (sfiduciato lo scorso novembre) ha evitato alla fine le primarie per il ritiro dell'unica competitor. Poi ci sono altri due casi «impropri», di sindaci dei Comuni che si sono fusi, il già citato Figline-Incisa ma anche Castelfranco di Sopra-Piandiscò (Arezzo), dove l'uscente sindaco di Castelfranco Rita Papi è stata sconfitta da Enzo Cacioli. Infine, un caso tutto particolare: quello di Pescia (Pistoia). Qui si candidava l'ex sindaco di Fabbriche di Careggine (Lucca) Oreste Giurlani: cambiando Comune, ha vinto lo stesso.
 

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