Quello che è successo oggi in Puglia con l’incidente ferroviario e le tante vittime registrate è una tragedia ed un dramma; tuttavia occorre fare alcune considerazioni al di là della cronaca di quello che è successo.
E le considerazioni sono purtroppo strutturali e più che ad errori umani (che comunque ci possono essere sempre) rimandano ad errori degli amministratori locali per la contingenza e dei politici nazionali per il medio – lungo periodo.
Spesso infatti ci si riempie la bocca di tante belle parole sull’ “innovazione”, sulla “tecnologia”, sulle super – autostrade digitali a fibra otticissima, di super – piani governativi ed industriali per portare l’Italia nel futuro tecnologico prossimo venturo.
Tutto bellissimo, ma….
Ma è possibile, che nel 2016, ci siano ancora tratte a binario unico sul territorio nazionale???
Oltretutto, a parte questa situazione grottesca del binario unico, sembra che le cause del disastro possano essere fatte risalire ad un guasto del sistema che regola le coincidenze e quindi un errore tecnico (ancora peggio).
Questo è il vero problema; questo il premier Renzi, il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Del Rio, il governatore Emiliano e la sottosegretaria sempre ai Trasporti Vicari (che, curiosamente, ha già trovato il modo di dire che “non è tempo di polemiche”) devono spiegare al popolo italiano. Cosa è stato fatto per portare l’Italia non su Marte ma più semplicemente a livelli minimi di decenza infrastrutturale?
Nulla di nulla, nada de nada, direbbe Verdone.
E come al solito, ora ci sarà l’infinito rimpallo di responsabilità e lacrimoni di coccodrillo con codazzo di auto più o meno blu tra i rottami.
Naturalmente è ben noto che l’orizzonte tattico del politico è al più dei cinque anni di legislatura e che l’impegno strategico, come eliminare i binari unici (che la fanno da padrone soprattutto nel sud Italia) non porta consenso immediato ma lo porta al successore o al figlio (dati i tempi biblici) del successore, ma qui va di mezzo la vita dei cittadini, la loro sicurezza e non si può più transigere.
È di questi giorni anche lo scandalo della Metro c a Roma con le solite accuse di ruberie per 320 milioni di euro che vede coinvolto l’ex assessore Improta, già uomo di fiducia di Rutelli (di cui fu sottosegretario proprio alle Infrastrutture e Trasporti nel governo Monti); ma come è possibile che le infrastrutture del nostro Paese siano solo una fonte di tangenti e pericolo?
Ci aspettiamo ora che Renzi, al di là delle scontate note di “profondo” cordoglio faccia qualcosa di pratico e annunci, a parte una commissione di inchiesta governativa immediata, la messa in sicurezza del sistema ferroviario italiano, visto che quello idrogeologico sembra non partire mai (per poi ritrovarci, alle prime piogge, analoghi disastri) e che coinvolga anche il ministro dell’ambiente Galletti per le necessarie tutele ambientali.
La sveglia è suonata, anche per Palazzo Chigi. Faccia il premier una task force infrastrutturale con persone competenti e dal curriculum robusto ed agisca.
Se anche questa volta, ne delicato clima di instabilità europeo, la politica non darà segnali forti e chiari non potrà che segnare un altro punto a favore del populismo e della sua voglia di rovesciare tutto.

Seguici su

