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Politica


di Gian Mario Albani 
 

Caro Presidente,
spero ti sarai reso conto del vicolo cieco nel quale hai trascinato le gente di questo nostro Paese, in presenza di una devastante crisi non soltanto economica, finanziaria e sociale, quanto morale, culturale e politica. L’ultima trovava, per perdere altro tempo, quella dei 10 esperti, detti anche “saggi”, per trovare “idee di riforma condivise” da consegnare a un governo fantasma, è degna di te. Una persona minimamente informata e di buon senso sa da tempo quello che bisogna fare.


Nel mio piccolo, in maggio dell’anno scorso ho proposto a te e a Monti dei provvedimenti da adottare: “Perché poi non si dica che nessuno l’aveva proposto” (vedi in “affaritaliani. libero.it”, 11 maggio 2012). Poi ancora a dicembre vi ho inviato 5 proposte di governo. Riproposte anche nei giorni scorsi. 


Bersani, che aveva generosamente voluto una prima novità democratica, quella delle “primarie”, posto di fronte all’esito del voto popolare lo ha subito avvertito come un pugno dello stomaco: siamo i primi, ma non abbiano vinto, non abbiamo capito il disagio, il bisogno, la rabbia della nostra gente, serve un governo del cambiamento.  Tu no, non potevi capire. Tu sei partito dall’idea di apparire come il padre della Patria, l’uomo saggio, illuminato e lungimirante, che galleggia e si tiene in equilibrio al di sopra delle parti, che vuole un governo di unità nazionale o delle larghe intese, un governo di pacificazione. Tu stai sempre dalla parte del giaguaro.


Non solo, ma approfittando della memoria corta degli italiani, hai propinato loro la bufala che il dimissionario governo Monti non è mai stato sfiduciato. No, è stato clamorosamente sfiduciato alla Camera da Angelino Alfano, a nome e per conto della coalizione di maggioranza. Altrimenti perché hai sciolto il Parlamento? Cosa che a mio parere dovevi già fare in estate del 2011, quanto Berlusconi nonostante l’acquisto di deputati e senatori aveva  perso la fiducia. E però “Lista civica per Monti” adesso fa sapere che non darà la fiducia a un governo che non comprenda quelli che tre mesi fa l’hanno sfiduciato: sempre tutti dalla parte del giaguaro. 


No, non esistono stalli e veti incrociati paralizzanti: sono tutte trovate dei giornalisti più ossequiosi, e se mai questa situazione di paralisi che contribuisce ad alimentare l’anti-politica l’hai provocata tu, con le tue consultazioni. La nostra Costituzione, all’art. 91, non prevede che il Presidente della Repubblica avvivi delle consultazioni di capi partito e gruppi parlamentari. Non è lui che deve formare il governo, tanto meno il così detto governo del Presidente, men che meno di affidare inutili incarichi esplorativi. Questi, da te definiti “eloquenti precedenti”, sono dei vecchi e orami logori rituali non previsti dalla nostra Costituzione. Questa recita: “Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri”. Semplice e chiaro, ma questo tu non lo vuoi intendere né applicare, e al tuo seguito i giornali, le radio, le televisioni, quelli addetti a informare e formare la così detta opinione pubblica.  E la dilagante beota insipienza, profusa a larghe mani da tanti saccenti giornalisti, quella che più mi fa paura.

Visti gli esiti della consultazione elettore era a tutti chiaro, salvo che a te, che una sola coalizione – grazie al porcellum – poteva contare su una larga maggioranza alla Camera, mentre doveva andarsela a cercare in Senato, sulla base dei suoi impegni programmatici e di ministri affidabili. Questo e non altro era il tuo dovere costituzionale. No, tu davi per scontato che Bersani non aveva i numeri, e quindi che avresti fatto fare al Paese un salto nel buio. Che sta alla pari con quel “noi non diamo una fiducia in bianco”, secondo quanto dichiarato del rappresentante del Movimento 5 Stelle.


No, nessun salto nel buio e fiducia in bianco, se però il Presidente della Repubblica  adempie ai suoi doveri costituzionali. Perché non tutti i parlamentari sono tele-comandati, ligi agli ordini di scuderia. A tal proposito l’art. 67 della Costruzione recita: “Ogni membro del Parlamento… esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. Giusto quello fa tanta paura al duo Grillo-Casaleggio, padroni del marchio di fabbrica del “5 stelle”. 
 

Invece deve essere accolta la loro proposta del “reddito di cittadinanza”, meglio precisata e articolata però. Ti ho inviato per conoscenza l’ultima mia proposta a Bersani e a Rosy Bindi, quale presidente del Pd, circa il “prestito di solidarietà”, non soltanto per pagare i debiti delle pubbliche amministrazioni con le imprese, quanto per istituire il “reddito minimo di solidarietà”, che deve servire anche per integrare le pensioni al minimo. Hai in mente l’ottocentesco “mutuo soccorso” del movimento operaio e contadino? Ecco, quei 4 milioni di poveri che lo riceveranno devono sapere che sono altri lavoratori o pensionati, per quello che possono, poco o tanto, insieme a chi ha di più, e molto di più – si spera - a muovere in loro soccorso, non lo Stato, già troppo indebitato. I contributi versati a fondo perduto possono essere in tutto o in gran parte dedotti dai redditi annualmente imponibili. Gli altri possono essere restituiti scadenzati nel tempo, o rinnovati, sempre a interessi minimi. C’è ancora tanta gente generosa in questo nostro Paese, che vuole essere chiamata a partecipare, prima che sia troppo tardi. Hai visto l’esempio dato da dirigenti, impiegati e operai della “Ifoa” di Reggio Emilia? 
 

Lo so,  è duro ammettere di aver sbagliato. Ci vuole tanta umiltà e molto coraggio. Sei alla fine di un settennato nel quale con somma indifferenza hai assistito alla prostituzione delle nostre  istituzione democratiche, specie nelle aule parlamentati, contribuendo da parte tua a far lievitare l’anti-politica. Fanne una giusta: martedì esonera i 10 saggi e richiama Bersani.
Grazie, e stammi bene.
                                                                                                                        
L'AUTORE  - Gian Mario Albani è nato a Merate in Brianza (LC), in febbraio del 1927, è sposato e ha tre figli. Sindacalista con la CGIL unitaria (1946-48), poi con la CISL (1950-56), capo ufficio studi e formazione delle ACLI di Milano (1957-64), loro presidente (1965-66), senatore con la “sinistra indipendente dal 1968 al 1972. Attualmente è ritirato in pensione.

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