Domenica prossima al referendum contro le trivelle è estremamente difficile che il quorum venga superato ma, se così fosse, e a quel punto il successo del sì sul no sarebbe scontato, che cosa accadrebbe al governo Renzi? Il premier, che ha fatto esplicitamente campagna per l’astensione, sarebbe travolto fino alle dimissioni? Affaritaliani.it ne ha parlato con Emanuele Macaluso, storico esponente della sinistra italiana e amico personale dell’ex Presidente Giorgio Napolitano.
“Non credo alle dimissioni di Renzi e del governo, però non sarebbe certo come bere un caffè”, afferma. “Il raggiungimento del quorum sarebbe un infortunio per il presidente del Consiglio e, anche se si tratta di argomenti differenti, sarebbe un brutto segnale in vista delle elezioni amministrative del 5 giugno e soprattutto pensando al referendum, quello sì decisivo, sulla riforma costituzionale in agenda in ottobre“.
Ma che cosa intende Macaluso per infortunio? “I momenti politici in Italia cambiano rapidamente e la situazione è molto fluida e in evoluzione. Un infortunio è un infortunio, non significa crisi di governo, ma non sarebbe nemmeno un fatto privo di conseguenze”. Macaluso, che domenica andrà a votare e voterà no (“perché ritengo che l’Italia debba avere la risorsa del petrolio e perché sono contro i licenziamenti considerando l’attuale crisi economica”), afferma che al posto di Renzi “non avrei invitato gli italiani ad astenersi, anche se – come dicono molti costituzionalisti – quella di non votare al referendum abrogativo è una scelta legittima che hanno preso in passato anche altri presidenti del Consiglio”.
Insomma, il raggiungimento del quorum – molto difficile – forse non farebbe cadere il governo il giorno dopo ma sarebbe sicuramente un serio campanello d’allarme per Renzi. Comunque – sempre secondo Macaluso – “nemmeno una sconfitta alle Amministrative porterebbe alle dimissioni del premier perché il vero appuntamento chiave è il referendum di ottobre sulle riforme istituzionali. Quella riforma è talmente incisiva e importante che se anche Renzi non avesse detto che lascerebbe in caso di successo del no, cosa che ha ripetuto svariate volte, la conseguenza sarebbe stata comunque la stessa“, spiega Macaluso.
In sostanza quello di domenica sulle trivelle è il primo step di un 2016 ricco di appuntamenti con le urne e che, dopo le Amministrative del 5 giugno, culminerà con il referendum confermativo del ddl Boschi appena approvato da Montecitorio. Se l’affluenza domenica sarà bassa, intorno al 30%, Renzi tirerà un bel sospiro di sollievo. Ma più sarà alta, oltre il 40% o addirittura vicina al 50 se non oltre il quorum, e pù per il premier si metterà male. Sia nel rapporto con la minoranza Pd e le varie anime della maggioranza di governo sia in termini di consenso pensando agli altri due appuntamenti elettorali di giugno e ottobre.

