Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Politica » Trump contro il Papa, il punto più basso della politica globale

Trump contro il Papa, il punto più basso della politica globale

Insulti, accuse e un video grottesco: cosa ha davvero detto contro Papa Leone. E perché questa volta ha superato ogni limite

Trump contro il Papa, il punto più basso della politica globale

Un adagio recita: scherza con i fanti ma lascia stare i santi. Leone santo non lo è, ma diciamo che conosce bene la questione.

E invece Donald Trump ha deciso di andare oltre. Molto oltre. Nelle ultime ore ha sferrato un attacco diretto e personale contro Papa Leone, accompagnato da un’immagine che dice tutto: una rappresentazione kitsch in cui si mette al centro della scena come una figura salvifica, tra bandiere americane, aquile, soldati e perfino un gesto quasi miracoloso su un malato. Non è comunicazione politica, è autocelebrazione spinta fino al grottesco.

LEGGI ANCHE: Trump al veleno contro il Papa: “Leone senza di me non sarebbe in Vaticano. Un debole, vuole l’Iran con l’atomica”

Ma è nelle parole che emerge la gravità. Trump ha definito il Papa “debole sulla criminalità” e “pessimo in politica estera”, accusandolo di essere vicino alla sinistra e di interferire negli equilibri internazionali. Ha detto apertamente di non essere un suo fan e ha persino tirato in ballo il fratello del Pontefice, lodandolo perché “totalmente MAGA”, trasformando un tema istituzionale in una provocazione personale. E poi la frase più grave: ha sostenuto che senza di lui Papa Leone “non sarebbe in Vaticano”, come se l’elezione di un Pontefice dipendesse, anche solo indirettamente, dalla sua influenza politica.

Non basta. Trump ha accusato il Papa di essere troppo morbido sull’Iran e sull’arma nucleare, contrapponendo la propria linea dura alla presunta debolezza del Vaticano. Il messaggio è chiaro: chi non si allinea è sbagliato, inutile, quasi illegittimo.

Qui non siamo più nello scontro tra visioni del mondo. Qui siamo nella demolizione deliberata di ogni codice di rispetto istituzionale. Perché colpire il Papa in questo modo significa colpire un riferimento globale per centinaia di milioni di persone, riducendolo a bersaglio di propaganda.

Mai, nella storia recente, un presidente degli Stati Uniti si era comportato in modo così sguaiato. Mai. Nemmeno nei momenti più tesi, nemmeno durante le crisi più drammatiche. Forse – e il forse resta enorme – in quelle repubbliche che Trump ama definire “terzo mondo” si sono visti episodi simili. Forse. Ma qui siamo davanti alla prima potenza mondiale.

Il punto non è solo lo stile, è la sostanza. Un leader che riduce tutto a spettacolo, che usa la religione come bersaglio e la comunicazione come arma di dileggio, è un leader che mina le basi stesse della convivenza internazionale. Trump non è più solo divisivo, è destabilizzante.

E allora basta ambiguità: Trump è un disastro per il mondo intero. Non solo per gli Stati Uniti, ma per gli equilibri globali e per la qualità stessa del dibattito pubblico.

La domanda, a questo punto, è semplice: chi lo ferma? Non basta indignarsi, non basta commentare. Serve una risposta politica e internazionale. Serve una coalizione di volenterosi che lo isoli, che gli tolga spazio e legittimazione, che riporti il confronto dentro i confini della civiltà.

Va strappato quello scettro che si è auto consegnato. Perché il punto non è solo Trump, ma il modello che rappresenta: un potere senza regole, senza rispetto, senza visione. E un mondo così non è più libero. È semplicemente più fragile.

LEGGI LE NOTIZIE DEL CANALE POLITICA