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Politica

di Antonino D'Anna

cardinali

La pattuglia è nutrita e prestigiosa, la capacità di muovere voti c’è. Stiamo parlando dei cardinali vicini alla Comunità di Sant’Egidio che si preparano ad entrare in Conclave. Sono personalità di livello della Chiesa Cattolica, ognuno con un discreto seguito. Affaritaliani può indicarli: si tratta di Vinko Puljic, arcivescovo di Sarajevo; Philippe Xavier Barbarin, arcivescovo di Lione; Jean Pierre Ricard, arcivescovo di Bordeaux; Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli; Lluís Martínez Sistach, Arcivescovo Barcellona; Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e Frisinga; Roger Etchegaray, Sottodecano del Collegio Cardinalizio e presidente emerito del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. Eccezion fatta per Etchegaray, ormai 90enne e quindi impossibilitato ad entrare in Conclave, gli altri sono tutti elettori e potenziali eletti. Ma hanno un candidato sul quale far convergere i loro voti a partire dalla prossima settimana: il filippino Antonio Luis Tagle, 55enne arcivescovo di Manila e indicato come il “Wojtyla asiatico” per la sua storia personale. Cerchiamo di conoscerli più a fondo.

PULJIC, DA MEDJUGORJE A SANT’EGIDIO- Il cardinale Puljic viene da Sarajevo. Classe 1945, è cresciuto in una famiglia poverissima ma molto spirituale. Ha una forte devozione mariana ed è sacerdote dal 1970. Negli anni ’90, durante le guerre balcaniche che renderanno la sua Sarajevo città martire, Puljic non lascia il suo posto e, se nel 1991 è Arcivescovo, nel 1994 Giovanni Paolo II lo crea cardinale. Karol Wojtyla è peraltro il suo principale consacratore. Durante la guerra si è speso per tutti, per il rispetto dei diritti umani senza distinzioni di razza o religione; ha sempre cercato dialogo e rispetto con ortodossi e musulmani. Ha un rapporto di lunga data con Sant’Egidio, di cui è un buon amico. L’anno scorso, ad esempio, ha ospitato a Sarajevo il “World Meeting for Peace – Living Together is the Future” tenutosi tra il 9 e l’11 settembre. Un incontro organizzato dalla Comunità insieme alla comunità islamica in Bosnia – Erzegovina, la Chiesa ortodossa serba e la locale comunità ebraica. Puljic è anche membro della Commissione incaricata di esprimere un giudizio sulle apparizioni mariane di Medjugorje, che vanno avanti dal 1981 e sulle quali è sempre stato cauto, sia pur avendo spinto già nel 2008 per un “accompagnamento pastorale” del fenomeno Medjugorje.

BARBARIN E LE DONNE IN CONCLAVE- Classe 1950, cardinale dal 2003, è nato a Rabat, Marocco. Negli ultimi tempi si è messo in risalto per la crociata contro le nozze omosessuali che il presidente francese François Hollande vuole introdurre nel suo paese. È sembrato aperturista verso il matrimonio dei preti, sostenendo che la situazione sul celibato potrebbe cambiare. Resta contrario all’ordinazione delle donne, ma pensa che un giorno potranno avere un ruolo più importante nella Chiesa e, perché no, possibilmente partecipare all’elezione del Papa. Si è detto pronto a battezzare il figlio di una coppia gay. Sul Conclave dice che “succedere ad un gigante come Benedetto XVI non sarà facile”. Si dice alla ricerca di un Papa che dovrà essere un “santo”, capace di confermare i fratelli nella Fede, “solido, determinato a lavorare per la comunione e sviluppare la nuova evangelizzazione”. Barbarin è anch’egli vicino a Sant’Egidio: lo troviamo,m ad esempio, l’11 settembre 2011 all’incontro interreligioso organizzato dal cardinale Reinhard Marx di Monaco e Frisinga e dalla Comunità. Presente anche il confratello Sepe.

RICARD E I LEFEBVRIANI- Veniamo ora al cardinale Ricard. Una figura molto attenta alla difesa della libertà di coscienza e di religione nel Vecchio continente. Ha chiesto una maggiore libertà, in questo senso, ai paesi di religione islamica. Da vicepresidente del Consiglio delle conferenze episcopali europee, ha espresso gradimento verso l’idea di laicità rappresentata dal presidente Nicolas Sarkozy. Il ruolo insomma delle religioni nel dibattito pubblico è stato salutato positivamente da Ricard in un paese come la Francia, da sempre gelosa della separazione Stato-Chiesa. Classe 1944, cardinale dal 2006, Ricard nel 2009 ha preso posizione contro i lefebvriani nel momento in cui il Papa ha rimesso la scomunica alla Fraternità sacerdotale San Pio X. Ha chiesto infatti il riconoscimento, da parte dei tradizionalisti, del Concilio Vaticano II e delle sue innovazioni. Esperto d’Africa e chiese africane, ricorda la sua bio sul sito della Comunità di Sant’Egidio, è attento alle relazioni ebraico-cristiane.

cardinale Crescenzio Sepe

SEPE, L‘UOMO DELLA CINA- Il cardinale napoletano (foto), dal 2001 elevato alla porpora e classe 1943, ha un buon rapporto con l’“Onu di Trastevere”. E’ stato fautore del dialogo con la Cina ed ha guidato la Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. A Napoli, oltre a incontrare le associazioni gay, ha permesso la nascita di una parrocchia cinese nel 2009 e ha scelto di comunicare attraverso Facebbok, sostenendo che Gesù stesso lo avrebbe fatto. Nell’ottobre 2010 durante l‘Expo di Shanghai, proprio grazie a Sant’Egidio, incontra un funzionario dell’amministrazione cinese per gli Affari Religiosi, Wang Zuo. Visita Hong Kong e Taiwan, spinge sulle relazioni tra la chiesa napoletana e il mondo cinese per potenziare gli scambi religiosi.

SISTACH, IL PROGRESSISTA- Arcivescovo di Barcellona. Nel 2010, in nome dello spirito di Assisi, invita a predicare l’Esarca ortodosso della Bielorussia Filarete durante la Messa di un meeting per la pace promosso da Sant’Egidio nella città spagnola. Nell’ottobre 2012 si scaglia contro l’ignoranza religiosa sempre più montante in Occidente. È stato invitato a disattivare l’account Twitter in vista del Conclave. Classe 1937, cardinale dal 2004, è accusato da una parte del suo clero di essere troppo progressista e aperturista verso i gay. In particolare, è la comunità rappresentata dal blog “Germinans Germinabit”, a prendere di mira il cardinale. Nel marzo dell’anno scorso sembra che uno di questi sacerdoti sarebbe stato minacciato da due presunti investigatori privati all’interno del palazzo episcopale di Barcellona. Una faccenda che ha dell’incredibile. Per il cardinale spagnolo, infine, il Papa si sarebbe dimesso a causa di Vatileaks e dello scandalo della pedofilia.

MARX L'EUROPEO- Tedesco, classe 1953 e cardinale dal 2010. Ha appena scritto una lettera alla sua diocesi, Monaco e Frisinga (uno dei suoi predecessori è Ratzinger), spiegando loro che le dimissioni papali sono state frutto della sua “Umiltà e libertà spirituale, che tutti quelli che lo hanno incontrato hanno potuto sperimentare”. E ancora: sull’Europa si schiera contro l’ateismo aggressivo e sottolinea come bisogna costruire una coscienza comune europea grazie al contenuto del cristianesimo, precisando che: “è importante chiarire che la paura della religione è ingiustificata. La religione non è irragionevole, ma una fonte di pace, sviluppo, progresso”. Una controffensiva per la difesa del cattolicesimo. Dal marzo 2012 è presidente della Conferenza Episcopale accreditata presso l’Unione Europea. Ed è un buon amico di Sant’Egidio.

TUTTI PER TAGLE- L’obiettivo di questi elettori sareebbe, dicono ad Affaritaliani.it, quello di spingere sul filippino Tagle, che punta a raccogliere voti specie per chi nutre simpatie progressiste (e di progressismo infatti è tacciato dai suoi detrattori, oltre alla giovane età che rischierebbe di farlo regnare molto a lungo). Il punto è che i cardinali vogliono ancora capire su quale tipo di pontificato puntare: un Papato breve o lungo? Resta comunque il fatto che tra IOR, assetto della Curia, nomine e questione della trasparenza economica, i temi in ballo in questo Conclave stanno accrescendo il loro peso giorno dopo giorno.

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