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Politica

Come previsto, la sentenza della Corte Costituzionale ha scatenato un pandemonio. I "grillini" ad esempio sostengono che sono illegittimi tutti i parlamentari eletti con la legge cassata, e sono illegittime tutte le alte cariche elette da quegli stessi parlamentari. Dicono inoltre che, in base alla decisione della Consulta, si deve ritornare al "Mattarellum". Altri dicono invece che si ritornerà fatalmente alla proporzionale pura, cioè ad un Parlamento frammentato e ingovernabile, oltre che alla fragilità dei governi della Prima Repubblica. Il Presidente Napolitano, parlando senza necessità, sostiene che questo Parlamento è legittimo e può - anzi deve - varare una nuova legge elettorale che eviti il pericolo di un ritorno alla proporzionale. Alcuni dicono che la sentenza sfavorisce pesantemente Renzi, Grillo e Berlusconi ed imporrà anche in futuro le larghe intese. E si potrebbe continuare. Che c'è di vero, chi ha ragione, chi ha torto?

Non è la risposta che è difficile, è la domanda che è sbagliata. Non c'è una ragione e non c'è un torto. Il caso è analogo all'eterna questione del "governo dei tecnici". Oggi, di questo fantomatico governo non si parla più, perché l'esperienza fatta con Mario Monti ha vaccinato parecchi: ma l'errore consiste nel credere che la politica sia una tecnica. Cioè che sia "tecnicamente giusto o tecnicamente sbagliato" costruire un grande carcere piuttosto che un ospedale o viceversa. E lo stesso vale quando si parla di tassare una cosa piuttosto che un'altra, una categoria di cittadini piuttosto che un'altra. Queste sono scelte politiche, non tecniche. E le scelte sono per loro natura opinabili.

Lo stesso vale per la legge elettorale. Come ripetuto infinite volte, nessuna di esse è perfetta e per conseguenza la discussione è tendenzialmente infinita: nessuna formula favorisce nello stesso modo tutti gli interessati. Anche per questo, quando si insiste sul concetto che la riforma deve essere "consentita da tutti gli interessati", si dice forse una sciocchezza. Votando questo genere di legge bisogna rassegnarsi a fare degli scontenti. Diversamente - come è stato nei mesi e negli anni recenti - non si cambia niente.

Un altro dato che forse sarebbe bene non dimenticare è che il modo di utilizzare il risultato delle urne non è così importante come si crede. In fin dei conti, con qualunque sistema chi ha più voti vince e chi ha meno voti perde. Il problema non è dunque quello di trovare una formula non pessima, il problema è che ognuno non vuol cedere nemmeno un pollice del terreno dei suoi interessi. Gli stessi partiti che hanno esigenze analoghe - i grandi da una parte, i piccoli dall'altra - spesso si dilaniano per i dettagli nel modo di sostenere le comuni esigenze.

Il nostro è un Paese rissoso. Un mondo in cui domina la disistima di tutti per tutti e per conseguenza la paura di tutti di essere "fregati" da tutti. A questo basso livello di moralità media si accoppia - assurdamente - la pretesa della perfezione tecnica e morale, ottenuta con la camicia di forza del diritto. E poiché ogni legge elettorale è come una coperta troppo corta, c'è sempre qualcuno che sale sui merli a strapparsi le vesti, deprecando il crimine commesso: come, non s'è assicurata la governabilità? Come, non s'è assicurata la rappresentatività? Come, si sono esclusi i piccoli partiti? Come, si è data ai piccoli partiti la possibilità di condizionare il governo?

Per comprendere la situazione basta immaginare che ci sia uno signore stimatissimo, molto competente in diritto costituzionale e notoriamente alieno da ogni particolare posizione politica: sarebbe incontestabilmente la persona ideale cui affidare la redazione della nuova legge. Ma il professore sarebbe ideale in teoria, prima che la legge la scriva: subito dopo sarebbe accusato da questo o da quello di essere incompetente, rimbambito, al soldo di qualcuno. Tanto che sarebbe necessario resistere con ogni mezzo al varo di una legge obbrobriosa.

Ormai la gente arriva a non conoscere la favola del lupo e dell'agnello ma la situazione è proprio quella dell'apologo. Ogni volta che qualcuno è sottoposto ad una passione irresistibile, il suo discernimento si azzera. L'agnello non potrà opporre al lupo nessun argomento che lo convinca, perché ciò che l'ha già convinto è la sua fame, la voglia di mangiare l'agnello. È per questo che si è già annoiati a morte - prima ancora che cominci la discussione - da tutto ciò che si dirà, e forse si farà, in materia di legge elettorale.

Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it

 

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