La Fenice di Venezia dà l’addio a Beatrice Venezi. Dopo mesi di polemiche e scontri, a un mese e mezzo dal voto dello scorso marzo con cui il Consiglio di Indirizzo del Teatro veneziano le aveva conferito ufficialmente l’incarico di direttrice d’orchestra (incarico che avrebbe dovuto prendere il via a ottobre) la Fondazione licenzia la Maestra e decide di “annullare tutte le collaborazioni future”. A convincere il sovrintendente Nicola Colabianchi non è stato il dibattito culturale e politico (acceso al punto da essere diventato nei mesi un vero e proprio braccio di ferro) ma “le reiterate e gravi dichiarazioni pubbliche del maestro, offensive e lesive del valore artistico e professionale della Fondazione e della sua orchestra“. In particolare a rendere Venezi incompatibile con il suo incarico alla Fenice sono state le dichiarazioni rilasciate al quotidiano argentino La Naciòn in cui spiegava che: “Io non ho padrini, questa è la differenza. Non provengo da una famiglia di musicisti. E questa è un’orchestra dove le posizioni si tramandano praticamente di padre in figlio“.
Le razioni politiche
“L’amara verità è che l’Italia ancora oggi è come quella che descrisse Montanelli cinquant’anni fa: regna il centrodestra ma governa la sinistra nei posti chiave della cultura. Beatrice Venezi è stata rimossa per un’opinione legittima che non era affatto lesiva del decoro della Fenice. È stata rimossa perché è culturalmente di destra. Oltre che essere brava. Ma il fatto di essere brava e donna purtroppo non si aggiunge a quello di essere un’antifascista manieristica come artiste di piccolo pregio ché hanno successo solo per questo. A lei la mia solidarietà”. Lo afferma Alfredo Antoniozzi di Fdi.
“Beatrice Venezi è stata bullizzata per mesi perché culturalmente è di destra. Non importa che sia una grandissima direttrice di orchestra. Ha il vizio di non cantare Bella Ciao. Prima o poi doveva pagare. A lei la nostra solidarietà”. Lo dice Simona Loizzo, deputata della Lega.
“La Fondazione Teatro La Fenice ha licenziato Beatrice Venezi dopo che la stessa aveva irriso i suoi musicisti. È una buona notizia e il fatto che non sia stata lei a fare un doveroso passo indietro è la prova del nove che era del tutto inadeguata a quel ruolo”. Lo afferma Elisabetta Piccolotti di Avs commentando il licenziamento di Beatrice Venezi da parte de La Fenice, dopo le sue ennesime imbarazzanti dichiarazioni. “La destra continua a distribuire poltrone secondo amicizie e convenienze. Il merito lo sbandierano e basta”, conclude Piccolotti.
“Il caso del Teatro La Fenice certifica il fallimento del governo e di Fratelli d’Italia nelle politiche culturali.” Lo dichiara Irene Manzi, capogruppo del Partito Democratico in commissione Cultura alla Camera. “La vicenda legata alla nomina di Beatrice Venezi è il risultato di una scelta politica imposta dall’alto, senza ascolto del mondo della musica e della lirica, che abbiamo contestato fin dall’inizio”, sostiene. “È un metodo sbagliato, che mortifica competenze e autonomia delle istituzioni culturali e che oggi presenta il conto. Era stata trasformata in una bandiera da Fratelli d’Italia. Oggi quella bandiera è stata ammainata”.

