Articolo 1-Mdp insorge e attacca il Pd per il sostegno del gruppo di Verdini al Def. “Hanno sostituito i nostri voti con quelli di Ala” è l’accusa die bersaniani. Lui, Denis Verdini, è serafico e all’indomani del voto in Aula afferma: “Noi siamo responsabili, non potevamo certo far mancare il nostro appoggio in un momento così delicato. Rimaniamo i guardiani delle riforme. Non potevamo certo consentire che si buttasse all’aria quanto fatto finora per il ricatto di qualcuno. Siamo coerenti, siamo per le riforme e lo abbiamo dimostrato ancora una volta. Si lavora per far andare in porto il Rosatellum, è un ottimo sistema. Le due forze riformiste devono portare insieme il Paese fuori dalla palude”, afferma il leader di Ala, riferendosi (senza nominarli) a Renzi e Berlusconi.
Ecco la chiave di lettura di quanto accaduto in Parlamento. Il voto sul Def cela il piano B del leader del Pd e dell’ex Cavaliere, che andranno alle urne divisi ma che dopo il voto, se nessun partito o coalizione avrà la maggioranza per governare, daranno vita all’ennesima grande coalizione. Secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it, Verdini è in stretto contatto sia con l’ex Cav, attraverso Gianni Letta ma anche direttamente, sia con il segretario del Partito Democratico. Una sorta di ponte tra Arcore e il Nazareno che ora serve per “salvare le riforme”, come ha detto lo stesso Verdini, ma che tra qualche mese potrebbe concretizzarsi con un nuovo esecutivo di larghe intese.


