Virginia Raggi: caos Roma e addio a Palazzo Chigi? - Affaritaliani.it

Politica

Virginia Raggi: caos Roma e addio a Palazzo Chigi?

Solaris

Ora i Cinque Stelle stanno sperimentando cosa significhi governare


Quello che sta accadendo a Roma in queste ore era ampiamente previsto per una compagine che faceva della propria inesperienza una virtù e che aveva mostrato fin da subito di non sapere neppure da dove partire per guidare la complicatissima macchina capitolina.
La sindaca Virginia Raggi (chiamata dalla base grillina sul web "miss previtina" per i suoi passati lavorativi) pare una bambina -più che una bambolina- confusa e dispersa tanto che ieri si è messa a piangere e in lacrime ha detto "Ora basta o mollo"; una cosa simile, in millenni di governo della città, non si era mai vista ed è anche un segno dei tempi che viviamo, tempi di approssimazioni, di urla insensate, di populismo arrabbiato, di distruzione senza alcuna capacità di costruzione.
Surreale dunque la dichiarazione del vicesindaco Daniele Frongia: "sinceramente non è una crisi".
Ora i Cinque Stelle stanno sperimentando cosa significhi governare e lo stanno sperimentando su loro stessi; ora gli slogan da bar, la rabbia da mercato, le invettive acide non servono perché Roma è una delle città più complesse del mondo e se non si fa niente il disastro è certo.
Dunque ieri i Cinque Stelle hanno perso- scusate il gioco di parole (voluto)- "cinque stelle" e cioè l'appena nominata Capo di Gabinetto e magistrato di Corte d'Appello di Milano Carla Romana Rainieri (con un compenso stratosferico di 193 mila euro l'anno), l'assessore al Bilancio Marcello Minenna, i vertici di Atac con Marco Rettighieri (D.G.) e Armando Brandolese (A.U.) e il capo di Ama Alessandro Solidoro (A.U.).
Ma se le dimissioni all'Atac erano sostanzialmente scontate soprattutto dopo la lettera di Rettighieri e la relativa polemica con l'Assessora alla Mobilità Linda Meleo sulle pressioni che lei avrebbe esercitato in favore di un ingegnere, Chiovelli, legato al Movimento, non lo erano affatto tutte le altre soprattutto del Capo di Gabinetto appena nominato dopo una incredibile telenovela di nomi e competenze; non lo era quella dell'Assessore al Bilancio con delega alle Partecipate (che proveniva dalla Consob) e non lo era quello dell' Amministratore Unico di Ama anch' esso appena nominato dalla stessa Raggi.
La ormai ex Capo di Gabinetto, Minenna e Solidoro erano tutti e tre legati da un filo di conoscenza e quindi si sono dimessi insieme.
La Rainieri è vittima di una faida interna tra la Raggi che non la voleva e il "direttorio" che l'aveva piazzata; significativo che la lettera a Cantone dell'Autorità anti - corruzione l'abbia scritta il suo vice, Raffaele Marra (che ha lavorato con Alemanno e la Polverini) a cui la Rainieri aveva appena "soffiato" il posto.
La sua dichiarazione choc è significativa: "Credevo di lavorare per la legalità".
Singolare anche una intervista di oggi dell'Assessora all'Ambiente Paola Muraro (al centro della bufera per i crediti da lei vantati dalla controllata Ama di circa 200.000 € e per la gestione da consulente del disastro rifiuti degli anni passati con un compenso di un milione di euro) al Corriere della Sera in cui ad una domanda sulla nomina di Carla Rainieri bocciata dall' Anac risponde che lei non c'entra niente e la cosa l'ha gestita "completamente la Sindaca"; una sorta di stilettata di chi forse non si è sentita molto difesa dalla prima cittadina proprio quando era al centro dell'attenzione pubblica.
La storiella della trasparenza non funziona più proprio a causa del fatto che i dimissionari erano stati appena nominati proprio dal M5S e patetico il tentativo di Luigi Di Maio di ricorrere all'ennesima teoria del complotto esterno ordito guarda caso proprio dai loro appena nominati.
Oltretutto Di Maio sta giocando una partita interna per la leadership interna con Alessandro Di Battista e sta cercando di "scaricare" si di lui l'evidente fallimento dell'esperienza romana per rafforzarsi nella corsa a Palazzo Chigi.
La causa del disastro in corso appare una lunga e crudele faida interna tra diversi gruppi e conventicole di potere che si fanno una guerra senza quartiere.
Un esempio per tutti la stilettata tirata della parlamentare Paola Taverna a Virginia Raggi, sua nemica giurata o i post su FB di Francesca De Vito, attivista ma soprattutto sorella di Marcello, Presidente del Consiglio Comunale (e forse all'inizio dell'intera faida perché voleva fare lui il Sindaco).
Ma anche le altre parlamentari romane Carla Ruocco e Roberta Lombardi non scherzano.
L'immagine che emerge è quella di un Movimento spaccato, preso dai vortici di ripicche ed invidie e di veleni corrosivi serviti ogni giorno come colazione, aperitivo, pranzo e cena.
Un Movimento dove l'odio personale prevale su ogni altra considerazione un po' come paragonando cose piccole alle grandi la Rivoluzione Francese con i matti e disperatissimi Giacobini e la girandola di teste mozzate che cadevano in continuazione dalla ghigliottina.
Il M5S ha sempre criticato giustamente i vecchi partiti (ieri -a proposito- bocciata una mozione della minoranza che aboliva le auto blu per la giunta…) ma ora sta riproponendo ben altro, in senso peggiore; ai romani cosa importa delle beghe e delle liti interne di partito? Ai romani serve solo che la città sia risollevata dal suo degrado e questo non sembra proprio il modo per aiutarla.
In tutto questo Grillo finalmente ha parlato: vedrà la Raggi e il Direttorio lunedì prossimo, con calma naturalmente, c'è il sacro week end di mezzo.
E non può essersi non accorto che lui personalmente e il movimento si sta giocando la credibilità per governare l'Italia, un obiettivo che era alla portata dei Cinque Stelle prima dell'attuale disastro.
Forse aveva ragione proprio la Taverna che diceva che era in atto un complotto per farli vincere.
Ma Roma e l'Italia meritano ben altro che questa incredibile situazione in cui si è cacciata; per il bene della Capitale e dell'Italia speriamo che il Capo riesca a raddrizzare la situazione presto se no il conto lo pagheranno, come al solito, i romani e poi gli italiani.