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Vittorio Feltri ad Affaritaliani.it: solo Cairo può salvare la Rcs

“Al referendum di ottobre voto sì, ma non vado a letto con Renzi”

Vittorio Feltri ad Affaritaliani.it: solo Cairo può salvare la Rcs
Vittorio Feltri ad Affaritaliani.it: solo Cairo può salvare la Rcs
VITTORIO FELTRI A TUTTO CAMPO SU AFFARITALIANI.IT – Il neo-direttore di Libero commenta la battaglia per il controllo della Rcs, parla della sua nomina a direttore di Libero, dà i voti ai principali leader politici…e molto. L’INTERVISTA

Intervista a tutto campo di Affaritaliani.it a Vittorio Feltri, neo-direttore di Libero.

Come finirà la guerra tra Della Valle-Bonomi e Cairo per il controllo del Corriere della Sera?
“Non ne ho la più pallida idea. Non lo so, non conosco i rapporti di forza che ci sono. So che se Cairo non compra, quella baracca lì porta i libri in tribunale”.

Si riferisce alla Rcs…
“Esatto”.

Addirittura, è messa così male?
“Beh, basta vedere i conti del Corriere…non ci vuole un genio per capire che sono messi molto male. Magari portare i libri in tribunale è eccessivo, ma certo non si può dire che siano felici”.

Se dipendesse da lei, preferirebbe un Corriere della Sera controllato da Cairo o da Bonomi-Della Valle?
“Sono amico di Cairo da molti anni e mi farebbe piacere se ce la facesse. Però non è che le sorti del Corriere della Sera mi stiano particolarmente a cuore visto che io non ci lavoro più da molti anni, ma sono stato in altri giornali con i quali ho avuto anche soddisfazioni”.

La sua nomina a direttore di Libero al posto di Maurizio Belpietro è stata letta come la scelta di un direttore meno anti-Renzi. E’ davvero così?
“Non so come sia stata interpretata questa cosa e mi interessa poco o niente. So che Berlusconi non troppo tempo fa approvò le riforme proposte da Renzi e le fece proprie. Quindi non riesco a capire perché adesso debba votare contro le stesse riforme che ha approvato. Mi sembra un po’ paradossale. Queste riforme non sono un granché e non piacciono neanche a me. Ma è meglio il poco che il niente”.

Quindi lei voterà sì al referendum costituzionale di ottobre…
“Certo che sì, non c’è il minimo dubbio. Sto dicendo che è meglio il poco del niente. Anche perché, se non si vota sì, succede che questo Paese, che da 50 anni parla di riforme, quando ce n’è una la boccia. E invece bisognerebbe aprire una stagione di riforme anche non perfette, ma comunque suscettibili di essere perfezionate”.

Ma allora è vero che lei è meno anti-renziano di Belpietro se vota sì al referendum costituzionale…
“Ma cosa c’entra anti-renziano? Le riforme sono le riforme…”.

Eh ma sanno tutti che se Renzi perde il referendum va a casa, lo ha detto lui stesso…
“Io dico che a me interessano le riforme. Non mi piacciono, ma sono sempre meglio queste riforme un po’ sgangherate che niente. Questo non significa che io vada a letto con Renzi. Non so come lei possa estremizzare il concetto attribuendomi un fidanzamento con Renzi. E’ una scorrettezza”.

Non è così, ho detto che è stata data questa interpretazione alla sua nomina a direttore di Libero…
“Ok, però mi sembra una banalità e una sciocchezza. Sono favorevole a queste riforme, voto sì e divento renziano? E’ un miracolo che mi attribuiscono i giornali, ma che io non ho realizzato”.

Insomma, il titolo giornalistico di quello che dice è ‘voto sì ma non divento renziano’. Giusto?
“Ma qual è quel giornalista che diventa renziano? Io non sono né renziano, né berlusconiano, né niente. Io mi chiamo Feltri, se qualcuno è della mia opinione io lo appoggio, se non è della mia opinione lo critico. Basta, punto. Quando mi dicevano che ero berlusconiano io rispondevo, come è giusto fare, che non ero io berlusconiano, ma che era Berlusconi feltriano”.

Qualcuno dice che la famiglia Angelucci potrebbe acquistare Il Giornale dal fratello di Berlusconi, Paolo. Che ne pensa?
“Me lo auguro perché così Il Giornale potrebbe rinascere”.

Perché secondo lei nelle mani del fratello di Berlusconi difficilmente può andare avanti?
“Ho detto semplicemente che in questo momento Il Giornale non sta vivendo la sua migliore stagione. Quindi con l’intervento degli Angelucci potrebbe migliorare, è così difficile? Semplice, no da capire?”.

Che cosa pensa della chiusura di Virus?
“E’ sbagliato chiudere un talk show che andava abbastanza bene e che comunque non faceva meno audience degli altri. Mentre si lasciano aperti, ad esempio, Linea Notte e Ballarò. Perché chiudere solo Virus quando nell’ultima puntata addirittura ha fatto molto bene? Mi sembra una sciocchezza, anche perché Virus non era schierato in modo becero a favore di qualcuno. Ascoltava le opinioni di tutti e i telespettatori si facevano le loro idee in base alle dichiarazioni degli ospiti. Non mi pare che costasse tanto. Anzi, era quello che costava meno…”.

Ora le dico i nomi di alcuni leader politici e lei dà a loro i voti in termini di comunicazione e di come si esprimono attraverso i media. Matteo Renzi?
“Dal punto di vista della comunicazione il premier merita un 10”.

E Matteo Salvini?
“Anche lui merita 10. E’ un ottimo comunicatore, tant’è che ha portato il suo partito dal 2-3% al 15%. E quindi criticare Salvini è da idioti”.

Luigi Di Maio?
“Non l’ho sentito molte volte, tranne qualche apparizione in tv. Però non me la sento di dargli un brutto voto, gli darei un 8. Sa parlare e almeno non sbaglia i congiuntivi”.

E Berlusconi, che secondo alcuni è un po’ arrivato al tramonto (politicamente parlando)?
“Beh, aveva un voto alto fino a qualche anno fa, ma oggi raggiunge a mala pena la sufficienza”.

Angelino Alfano?
“Secondo me non è giudicabile perché mi infastidisce talmente quando parla che spengo la televisione”.

Verdini?
“Non è uno che comunica, è uno che va giudicato per quello che fa. Ed è abilissimo e furbissimo, quindi dal punto di vista squisitamente strategico, anzi tattico più che strategico, merita un voto alto. Come minimo 9”.

Lei è residente a Milano?
“No”.

Se fosse residente a Milano voterebbe Sala o Parisi?
“Cappato”.

E a Roma chi voterebbe? Meloni, Marchini, Giachetti o Raggi?
“Probabilmente voterei Marchini perché lo conosco e so che è una persona valida e che potrebbe se non altro voltare pagina. Anche se voltare pagina a Roma, che non ha una lira in cassa, sarà molto difficile”.

Ci vorrebbe un miracolo. Forse ci vorrebbe Papa Francesco al Campidoglio…
“No, ci vogliono i soldi e non il Papa. Anche se Francesco di soldi ne ha”.