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Voucher, Renzi cambia idea solo perché ha paura del referendum della Cgil

Renzi sui voucher cambia idea per opportunismo politico

Renzi cambia idea sui voucher perché gli conviene.

La questione dei voucher mette a nudo un altro aspetto francamente agghiacciante dell’attuale politica italiana e cioè il valore o no di un atto sta nella utilità politica di chi l’atto lo compie.

Sui voucher infatti Renzi cambia idea.

Ma non la cambia perché si è accorto che la misura incrementa una forma di cottimo seppur adornato ed addolcito dagli esotici termini stranieri ma lo fa perché ha semplicemente paura di un’altra bordata distruttiva su di lui e sul governo da parte di un altro referendum maggiolino questa volta voluto dalla Cgil.

Inoltre Renzi ora sa che non otterrà il voto anticipato e quindi appoggia il governo in chiave di stabilità.

Così, dopo averli sostenuti e propugnati si dice improvvisamente il contrario perché semplicemente conviene così a Renzi stesso.

Tutta la partita, però, si gioca -come al solito- sulle spalle di chi lavora e che vede i suoi diritti ma anche la sua sorte e il suo futuro sempre più preda dei venti dell’opportunità politica che della giustezza dell’azione in sé.

I lavoratori divengono così solo una pura “merce di scambio” su cui lucrare i propri vantaggi e questo in un periodo di crisi con l’economia italiana ultima in Europa non è certo una buona mossa.

Come può allora un partito che si (auto)definisce di sinistra compiere atti così dannosi per i lavoratori? E lasciamo perdere il job act con la sua lunga teoria di depotenziamento delle garanzie lavorative.

Oltretutto questo spiega come mai il populismo di destra stia dilagando in tutto il mondo.

Come può un lavoratore votare chi tutela gli interessi opposti? La Clinton negli Usa tutelava gli interessi dei Poteri Forti di Wall Street mentre Trump quelli dei lavoratori poveri Usa ed è finita come è finita.

Anche da noi la storia si ripeterà se una finta sinistra di governo non si riapproprierà dei suoi temi fondativi.

Ecco perché ad esempio il Pd ha vinto a Roma solo nell’esclusivo quartiere dei Parioli abitato dall’alta borghesia e ha perso tutte le borgate.

Ma una domanda dovrebbe apparire logica:

che c’azzecca il Pd con i Parioli?”.

Solo dopo questa domanda – constatazione quel Pd che fu anche il Partito Comunista potrà riprendere -nel caso- il suo percorso.

Come non si è mai capito che c’azzeccasse il flirt renziano con il maglioncino dell’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne. Il Pd non dovrebbe stare con il grembiule…degli operai?