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A Bari: 8 ½ 50 anni fa, domani Iarussi: 'Un capolavoro restaurato'

Alla vigilia del gran finale delle celebrazioni per ricordare il ventennale della morte di Federico Fellini, che prevede a Roma l’intitolazione al Maestro del mitico Teatro 5 di Cinecittà, presentata a Bari - in prima nazionale – la pellicola restaurata di '8 ½': uno dei suoi più celebri capolavori.

L’iniziativa, a cura del critico cinematografico e saggista, Oscar Iarussi, dell’editore e vicepresidente nazionale di Confindustria, Alessandro Laterza, e della multisala Showville, coincide con i 50 anni della prima uscita in sala della pellicola, ha avuto il supporto e la collaborazione di Medusa Film, Rti Gruppo Mediaset, DeLuxe Digital Roma, Centro Sperimentale di Cinematografia, Cineteca Nazionale, associazione 'Veluvre’ (Visioni Culturali), Club delle Imprese per la Cultura Confindustria Bari-Bat, nonchè della sala Showville: dove sarà proiettata. Per l’occasione il pianista di fama internazionale Emanuele Arciuli, Premio Abbiati 2011, esegue una 'fantasia’ di brani composti da Nino Rota per Fellini.

“I film di Federico Fellini sono studiati in mezzo mondo, ma non vengono trasmessi spesso dalla Rai e per ricordarlo nel ventennale della morte ci sono state meno iniziative di quanto avrebbe meritato”, dice con un po’ di amarezza Oscar Iarussi, che si è a lungo occupato del regista riminese, attraverso la pubblicazione dei volumi: L'infanzia e il sogno. Il cinema di Fellini (a cura dell’Ente dello spettacolo nella collana Frames) e C'era una volta il futuro. L’Italia della Dolce vita (Mulino editore), e che ha appena dato alle stampe un corposo profilo critico e divulgativo dello scrittore Ennio Flaiano: sodale e sceneggiatore di Fellini, nell’ultimo numero della rivista “Il Mulino” (6/2013).

“Per fortuna in queste settimane – aggiunge Iarussi – almeno alcuni suoi titoli in dvd si trovano nelle edicole allegati a un settimanale. In Italia vige una sorta di «dimenticanza postuma» dell’artista italiano, che riserva il maggior numero di occorrenze in internet: Fellini è citato in oltre 14 milioni di pagine on line!”. Affaritaliani.it - Puglia ha incontrato Osacar Iarussi durante i preparativi dell'appuntamento nazionale.

Fellini 8emezzo
 

Iarussi, in cosa consiste l’attualità di Fellini?

L'attualità del cinema di Fellini è consacrata. Federico anticipa la nostra condizione postmoderna...e lo fa d’istinto, di cuore, grazie al suo onnivoro desiderio di conoscere, palpare, smontare il giocattolo della vita, toccare con mano un oggetto, una forma, un’idea e lasciarli cadere, così, per vedere l’effetto che fa. Le sue visioni non scaturiscono dal reale o dal presente, tanto meno dal 'visibile’, ma dalla memoria, dalla fantasia, e dall’ 'invisibile’, che si stagliano all’improvviso nella notte.

Il “genio e gran bugiardo”, come lo definiva Alberto Sordi, che in questo film , come in altri, anticipa i tempi e legge l’imperscrutabile?

Il regista riminese è bravissimo a percepire prima che a razionalizzare, a concretare in pellicola i sogni e gli incubi, che ne cullano e tormentano il genio. Scommette sul sorriso del bambino: indicando il suo personale rimedio contro la malinconia del vivere.

Ricordiamo tutti la battaglia per non vedere le sue opere, e non solo le sue, spezzate e distorte dal proliferare di spot pubblicitari. Ad alcuni dei quali, comunque, il suo estro ha lasciato segni indelebili di originale lettura scenografica. Quanto manca al cinema e all’Italia Fellini?

Vent’anni senza Federico Fellini. Il nostro regista più amato nel mondo e vincitore di cinque premi Oscar. Questi vent’anni coincidono con il «ventennio berlusconiano».  Anni segnati dalla frequente alternanza al governo tra centro-destra e centro-sinistra, con le propaggini dei «tecnici» e delle attuali «larghe intese». Anni in cui non si è stemperato il carattere di fondo del Paese: un tratto «antropologico» che si rivelò già  prima della «discesa in campo» berlusconiana (gennaio 1994) e che, con ogni probabilità, sopravviverà alla sua espulsione dal Parlamento. Mi riferisco alla prevalenza del grottesco, dell’abnorme, del beffardo, del bizzarro, di un onirismo/onanismo di massa, che discende dal «virus dannunziano» diagnosticato da Alberto Savinio ed equivale a una malformazione «felliniana». O, meglio, al tradimento dell’eredità del maestro. L’ultimo Fellini infatti esplicitò un profetico e salubre horror pleni al culmine nell’invocazione di Roberto Benigni in La voce della luna,  film testamentario del 1990: «Eppure io credo che se ci fosse un po’ più di silenzio, se tutti facessimo un po’ di silenzio, forse qualcosa potremmo capire…».

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Questo restauro di "8 ½ " è un vero e proprio atto d’amore verso il cinema e verso lo stesso Fellini. Un atto d’amore che forse manca della coralità che ci si aspetterebbe da un Paese orgoglioso dei propri talenti e del proprio patrimonio materiale (i film) e immateriale (il genio). Un’incomprensione che si perpetua?

Fellini confidava, sardonico e rassegnato: «Mio babbo voleva che facessi l’avvocato e mia mamma sperava che facessi il dottore, ma io ho fatto un aggettivo: il felliniano». Disse una volta con la sua vocina: «Il visionario è l’unico vero realista». Nella nostra realtà mosaicata, eterogenea, contraddittoria, vige la disperata ricerca di un insieme, di una speranza, di un appiglio contro la solitudine. Siamo ancora sull’ultima spiaggia nel finale di La dolce vita con Mastroianni che, al cospetto del mostro marino arenato (come la «Costa Concordia»), non riesce a cogliere le parole della ragazzina nel vento e le replica con un sorriso impotente.

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Va ricordato che "8 ½" fu prodotto da Angelo Rizzoli per Cineriz/Francinex; il soggetto era di Ennio Flaiano e Federico Fellini; la sceneggiatura scritta da Tullio Pinelli, Brunello Rondi, Ennio Flaiano, Federico Fellini; e la musica da Nino Rota. Tra gli interpreti Marcello Mastroianni, Anouk Aimèe, Sandra Milo, Claudia Cardinale, Rossella Falk. "8 ½ " vinse due premi Oscar nel 1964.

Il film, nella versione digitale, è stato restaurato dal Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale, Rti Gruppo Mediaset e Medusa Film, in formato 2k (risoluzione 2.048 x 1.556), realizzata nei laboratori DeLuxe Digital Roma, a partire dal negativo originale. E’ stato presentato in anteprima nei giorni scorsi al Torino Film Festival.

(gelormini@affaritaliani.it)

 

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