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Montemurro&Co

“Non è un problema di soldi. E’ un’operazione da 10 milioni di euro, non di 100 milioni, e siamo convinti che chiunque, seppur con delle capacità finanziarie enormi, il Bari non lo può acquistare alle condizioni attuali.” L’A.S. Bari, di fatto, secondo Paolo Montemurro, amministratore unico della Nuova Meridionale Grigliati, e Luigi Rapullino, amministratore delegato della Sideralba, è invendibile.

Questo è uno dei punti cardine, emersi durante la conferenza stampa indetta dai potenziali acquirenti del club biancorosso, per spiegare le motivazioni della mancata acquisizione e per controbattere alle gravi accuse mosse dal patron Antonio Matarrese e dall’avvocato di fiducia, Francesco Biga: entrambi avevano affermato che la bozza del contratto preliminare, proposta dalla cordata Montemurro-Rapullino, non era di fatto accettabile, in quanto le parti non avrebbero rilasciato alcun tipo di acconto, e, inoltre, volevano 3 membri su 5 nel consiglio di amministrazione. Di fatto, la maggioranza.

“Matarrese vuole vendere, è vero. Ma non possono vendere”, ha confidato Montemurro, spiegando alla perfezione le difficoltà avute con una semplificazione: “Provate ad acquistare un immobile che ha il valore di 300 mila euro, che è ipotecato per un milione e mezzo. Provate ad immaginare quante difficoltà ci sono”.

Matarrese A

I veri problemi emersi, durante i tre mesi di trattativa, hanno dichiarato gli acquirenti, sarebbero relativi ai debiti che l’A.S. Bari ha accumulato negli ultimi anni, debiti soprattutto nei confronti dell’erario; debiti, che si aggirerebbero intorno ai 30 milioni di euro e che sarebbero impossibili da trasferire in caso di cessione di ramo d’azienda, come hanno affermato anche i legali di fiducia che hanno presenziato alla conferenza stampa.

Dichiarazioni che mirano a smentire le parole dell’avvocato Biga. A suon di velate frecciatine rivolte alla proprietà, che a sua volta non si era risparmiata attacchi mirati, Montemurro e Rapullino hanno risposto senza peli sulla lingua, ma sempre con un’educazione estrema. Hanno detto di averci provato, con tenacia e pazienza, accettando le condizioni assurde di incontri spostati da Bari a Roma all’ultimo minuto.

Sostengono di voler portare avanti questa squadra, per “passione e fede”, soprattutto del “Presidente tifoso”, Paolo Montemurro; volevano acquistarla a tutti i costi, tanto da avere già pronto un piano industriale.  Era un programma triennale quello previsto dai potenziali acquirenti. Un programma che avrebbe portato dal primo anno di transizione alla serie A, perché “in serie B si perdono i soldi”, ha dichiarato Montemurro.

Un programma basato non soltanto sul raggiungimento della serie A, ma che prevedeva profonde modifiche strutturali. Dare una location al settore giovanile, che “da anni va sbattendo da un campo all’altro senza fissa dimora”, era il primo progetto: a Palese, addirittura, erano stati già individuati 5 ettari di terreno su cui far sorgere un centro sportivo. Una cosa di cui non si è mai parlato in 36 anni.

Montemurro Rapullino

La volontà di aggregare, ogni anno, alla prima squadra un paio di ragazzi provenienti dal settore giovanile, meglio ancora se di origini baresi. Portare la squadra in provincia per le amichevoli infrasettimanali. Iniziare a dare una fissa dimora a primavera e allievi nazionali.

A tal proposito il sindaco di Gioia del Colle aveva già dato la disponibilità del campo cittadino in sintetico. Tanti sogni e tanto romanticismo negli occhi di Paolo Montemurro, che, ci tiene a sottolineare: "Se la passione vuol dire sognare, allora io sono contento di sognare e di far sognare...ma sempre stando con i piedi per terra!", consapevoli di rischiare. La lucida follia di chi sa che può rischiare.

Non sono sogni assurdi”, ha aggiunto poi Montemurro, che sembra non essere interessato all’idea, proposta da alcuni tifosi, di rilevare il titolo sportivo di un’altra società e ripartire da qualche categoria inferiore. Vorrebbe dire, per lui, perdere la speranza di diventare presidente di quel “galletto”, di cui è tanto tifoso. 

L’unica soluzione, a questo punto, sembra essere il fallimento; oppure che i Matarrese decidano di estinguere completamente i propri debiti con l’erario, “ripulendo” la società. Per Montemurro & Co. non sarebbe cosa facile. D’altra parte, fano rilevare: “Cosa ci si può aspettare da chi ti convoca a casa propria a Roma, senza avere nemmeno la cortesia di offrirti un caffè? “  

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