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Adamoli

Vi ricordate i fiumi d’inchiostro sull’inutilità delle Province? Ebbene, la notizia che la Corte Costituzionale ha cassato quella riforma è finita in secondo piano.

Eppure di cose da dire ce ne sarebbero tante. Era  prevedibilissimo che sarebbe successo così perché era chiaramente incostituzionale oltre che una pessima riforma. E la colpa (di questo si tratta) non era tanto del governo Monti ma dei partiti, in primis il Pd, che avevamo premuto per accorpare le province anziché per eliminarle con legge costituzionale.

Ne avevo parlato mesi addietro, articolo riroposto in calce, e nelle ultime righe auspicavo la bocciatura della Corte Costituzionale.

Ora si riparta da zero. Si sopprimano tutte le Province, si dimezzino le Regioni (una decina sono sufficienti) e si disboschi la selva degli enti pubblici inutili. Si risparmierebbe un sacco di soldi e si guadagnerebbe in efficienza amministrativa. Ecco una buona riforma che il governo Letta può mettere subito in cantiere per finanziare le iniziative che servono per il lavoro dei giovani.

E il Pd, se vuole meritarsi davvero la qualifica di “partito riformista”, non si metta di traverso solo per salvare un certo numero di poltrone. Non dire la verità perché accecati dal presunto orgoglio di partito è controproducente e miserevole.

(http://www.varesepolitica.it/adamoli/?)

 

province(2)

Province, riforma sbagliata

Del decreto del governo Monti sulla “spending review” non approvo la parte che riguarda le Province. Inserire una riforma istituzionale di questa portata nella revisione della spesa pubblica lo giudico un errore grave dal punto di vista del metodo.

Nel merito è un pasticcio dal quale non so come si possa uscire e che alla fine potrebbe perfino portare ad una spesa più alta per compensare, con nuovi servizi pubblici magari non necessari, i territori che perdono lo status di Provincia.

Molto migliore era l’ipotesi contenuta nel precedente decreto “Salva Italia”, sempre del governo Monti: la trasformazione di tutte le Province, ma proprio tutte, in enti di secondo livello guidate dai sindaci che avrebbero eletto un piccolo organismo direttivo e il presidente.

In questo modo si sarebbero eliminati sul serio i reali costi della politica non più sopportabili.
Si poteva poi accompagnare questa profonda trasformazione delle province con la riduzione del loro numero, riportandolo a quello che era 25/30 anni fa. Ne avremmo avute il 30% circa in meno in Italia e nove invece di dodici in Lombardia con l’eliminazione di Lecco, Lodi e Monza.

Il timore che la Suprema Corte avrebbe potuto bocciare il provvedimento era superabile con una modificazione della Costituzione togliendo le Province dagli Enti che costituiscono la Repubblica.

Ci sarebbe un’altra riforma da fare, ancora più importante, per risparmiare soldi pubblici. Lo dico senza tentennamenti, da regionalista convinto: dimezzare le Regioni. Nove o dieci in luogo delle venti di oggi sarebbero più che sufficienti.

La Lombardia, naturalmente, resterebbe immutata.
Si realizzerebbero in questo modo più risparmi che con questa legge che mantiene in vita gli Enti provinciali ma li vuole ridurre con accorpamenti difficilissimi, basati sulla quantità degli abitanti e sull’estensione territoriale, ignorando storia, tradizioni, sentimenti popolari (Varese con chi? Como, Lecco, Monza? E con quale capoluogo?)

Attenzione. I cittadini non vogliono più, e io concordo, l’Ente Provincia eletto con tutti i suoi pletorici organi politici ma non desiderano affatto cambiare i confini provinciali e far gestire da più lontano i servizi pubblici essenziali quali scuole, strade, lavori pubblici, tutela del territorio.

Che fare adesso?

Spero in un ripensamento delle forze politiche o nella decisione negativa della Corte che si pronuncerà sulla costituzionalità della riforma. Altrimenti bisognerà lavorare tutti insieme a livello regionale e locale per migliorare gli effetti di una riforma sbagliata.

(G.A. - 7/9/2012)

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