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Alba sigillata al Porto di Molfetta. Nel mirino: il braccio commerciale che doveva essere "proteso verso l’Oriente e verso la nuova Europa",  secondo l'allora primo cittadino, Antonio Azzolini (Pdl), i cui lavori non conoscono fine.

Sigilli, arresti e comunicazioni a 60 indagati sono scattati all'alba di questa mattina, per una truffa nell'ordine del 150 milioni di euro.

Ai domiciliari, per lo scandalo, un ex dirigente comunale, Vincenzo Balducci, e il direttore del cantiere, Giorgio Calderoni. Indagato lo stesso ex sindaco di Molfetta, Antonio Azzolini, oggi presidente della commissione Bilancio del Senato. I soldi della cantierizzazione sarabbero stati utilizzati per altro.

L'operazione denomitata "D'Artagnan" (dal "braccio" proteso, come quello armato di spada), è stata condotta dai finanzieri del nucleo di Polizia Tributaria di Bari e dagli agenti del Corpo Forestale dello Stato. Per tutti l'accusa di associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato, abuso d'ufficio, frode in pubbliche forniture, attentato alla sicurezza dei trasporti marittimi e reati ambientali.

Molfetta vela

Per gli inquirenti il comune avrebbe assegnato parte dei fondi destinati al porto al pagamento delle spese correnti, al pagamento dei fornitori dell'ente, per incentivi al personale del Comune e per far risultare nei bilanci di previsione un fittizio equilibrio economico finanziario, attestando falsamente il rispetto del patto di stabilità da parte del comune, e in tal modo assicurando la sopravvivenza dell'ente per evitare così il rischio del dissesto.

A leggere i verbali finanche la presenza di ordigni bellici sui fondali del porto, nota sia al comune che all'Ati, oggettivo ostacolo alla realizzazione dell'opera, non ha dissuaso dall'attivare la gara d'appalto né l'inizio dei lavori senza una preventiva bonifica.

Altro fronte sconvolgente quello dei reati ambientali e paesaggistici. Nel porto sarebbe stata realizzata una discarica abusiva, la cosiddetta cassa di colmata, all'interno del cantiere nella quale sarebbero presenti ordigni bellici rimossi durante le operazioni di dragaggio del fondale.

Azzolini

A coordinare l'inchiesta i magistrati Giuseppe Maralfa e Antonio Savasta, che sono partiti da un appalto del 2006 per la realizzazione di opere foranee e del porto commerciale di Molfetta. Ad aggiucarselo fu la “Cooperativa Muratori e Cementisti” di Ravenna. Qualche mese dopo, nella sala comunale di Palazzo Giovene, il direttore della Divisione Progetti Italia della C.m.c. (ditta capofila dell’Associazione temporanea d’Imprese che si era aggiudicata i lavori), Francesco Giuffrida, e il sindaco di Molfetta Antonio Azzollini, firmarono il contratto d’appalto integrato di 55 milioni e mezzo di euro.

Il sapore della beffa si fa più aspro nel rileggere le dichiarazioni dell'ex sinaco per l'occasione: "In una Europa a 25 e in un Mediterraneo che è diventato il nuovo baricentro geopolitico dei traffici con l’Oriente – disse Azzollini - i porti non sono mai troppi e questo grande “braccio” proteso proprio verso i nuovi paesi europei, rappresenta una sfida decisiva per gli imprenditori di tutto il Mezzogiorno. L’amministrazione pubblica fornisce le infrastrutture e un preciso quadro di regole, ora toccherà alle imprese costruire ricchezza e benessere a favore del territorio. In questo il porto potrà essere un importante tassello per risolvere il problema dell’occupazione".

(gelormini@affaritaliani.it)

 

 

 

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