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PugliaItalia
Appunti per il nuovo Sindaco Bari capitale di cultura

di Vito Signorile

Ho fatto un sogno. Mi ritrovavo a passeggiare sul lungomare. Sembrava proprio il nostro ma c’era qualcosa che insinuava qualche dubbio. Panchine e lampioni perfettamente allineati e tutti interi. Non una sola bottiglia di birra, non una carta o una cicca per terra.

Aiuole fiorite dai due lati della strada. Vigili urbani sorridenti e impegnati per le informazioni, la tutela dei monumenti, del traffico e dei cittadini. Di tanto in tanto incrociavo gente che mi salutava con calore: “Buon giorno Assessore… ha fatto bene, finalmente!”…

Ma cosa ho fatto di tanto esaltante? e poi io non sono Assessore. Forse non sono nemmeno a Bari. Eppure quello che intravedo a qualche isolato sembra proprio il Margherita e poi… nah! Ndèrre a la lanze? Pescatori, marinai, venditori perfettamente allineati con la mercanzia sulle apposite panche in marmo e cemento, le barche variopinte e quello specchio d’acqua così limpido e odoroso di erbe marine!

Tra il Circolo Unione e la bellissima facciata del Margherita, finalmente visibile da tutti i lati, solo una elegante vetrinetta del Comune con una intestazione: ”Bari Capitale di Cultura” e con elencati in modo ben visibile e in perfetto ordine alfabetico i Teatri: Abeliano, dell’Anonima, Barium, Di Cagno, Forma, Gran Teatrino, Kismet, Kursal Santa Lucia, Margherita, Petruzzelli, Piccinni, Piccolo Teatro, Purgatorio, Royal, Teatro delle Arti Visive, Teatro della Danza,Teatro dei Musicanti, Teatro del Sedile e poi gli Auditorium: Nino Rota,  Santa Teresa dei Maschi, Della Vallisa, di tutti gli Istituti Scolastici e a fianco di ciascun nome le rispettive programmazioni del giorno; un elenco di Musei…  Non posso crederci!

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Mi immetto in piazza del Ferrarese e la riscopro grandissima e bellissima. Nessun palco, nessuna tenda, nessun chiasso pubblicitario e finalmente liberata da quell’orribile, invadente, oscurante quinta  di ferro arrugginito. Solo un’immagine da cartolina, un invitante squarcio della città vecchia dal quale era stato cancellato anche un altro deturpante “segno di modernità” che un tempo ospitava uffici della Regione Puglia. Ho voglia di tornare a perdermi tra i bei vicoli di Bari vecchia.

La gente è affabile, accogliente, come sempre. Si avvertono i buoni odori della cucina tra i vicoli dove ciascuno continua a lavarsi il proprio tratto di stradina. Una civiltà di cui andare orgogliosi. C’è qualche trattoria dal nome inconfondibile, ci sono Centri di lettura, Associazioni culturali, Gallerie d’Arte, ci sono negozi e botteghe artigiane, gestite da gente che in quelle stradine ci vive da generazioni che fanno rivivere le nostre buone tradizioni, tutelati finanziariamente dal Comune e agevolati da una burocrazia entusiasticamente al servizio del cittadino; basta un clic sul computer e in soli cinque giorni un funzionario ti accompagna passo passo a completare la documentazione per aprire un Teatro,  un negozio, un Centro Culturale.

Il gusto di passeggiare non si esaurisce tra piazza del Ferrarese e Piazza Mercantile, dove giganteggia orgogliosamente lui: Teatro del Sedile! Una vigilessa che conserva sorrisi e gentilezze propri delle donne è pronta a spiegare come un tempo il palazzo del Sedile era stato sede del Municipio, poi Teatro e dopo un lungo periodo di uso privato, era finalmente ritornato proprietà comunale e ristrutturato a Teatro.

“Bràve  assessò sì fatte bbune!” - Vabbè, grazie, ma per che cosa?-  ”Come per che cosa? Vedo che te lo stai a guardare com’a nu figghie! U tiàdre. U sapìme tutte che hai fatto il diavolo a quattro e mò pure Bare Vècchie tiene il suo Teatro!”

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Mi sono risvegliato, confuso, con l’ansia da smarrita identità. Devo verificare. Mi rivesto in fretta e corro. Il traffico è disordinato e irrispettoso di ogni codice. I vigili sono tutti impegnati a controllare grattini e divieti di sosta per la tutela di un importante capitolo di entrata per le casse Comunali.

Trovo da parcheggiare all’ingresso del Barion; due vigili urbani sono pronti a controllare la regolarità del grattino mentre le aiuole circostanti sono deturpate da calpestio e vandalismi e invase da bottiglie di birra e buste di plastica che fanno bella mostra di se anche nello specchio d’acqua delle fontane e del mare circostante e completano il maleodorante quadro del tratto di mare che circonda un Margherita ristrutturato eppure già deturpato e circondato da transenne e cartelloni pubblicitari!

Svolto l’angolo… Piazza del Ferrarese sembra un decadente luna park di provincia, piazza Mercantile sembra piazza Mang’e bbìve, il palazzo del Sedile… ancora una pizzeria! L’ansia mi assale e in un baleno mi ritrovo affacciato alla ringhiera del lungomare a pensare alla quantità di Luoghi per la Cultura e lo Spettacolo che sono chiusi, a quanti altri potrebbero diventarlo; penso alla compiaciuta politica neo-burocratica capace di chiudere perfino un quarantaquattrenne Piccolo Teatro che diede natali a tanti Attori.

Una pagina della “Gazzetta” galleggia tra uno scoglio e la riva; posso leggervi chiaramente:” Bari Candidata a Capitale della Cultura”. Mi sforzo di sorridere a uno stormo di gabbiani.

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