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L’economia industriale pugliese torna a tremare: la Bridgestone di Bari - la fabbrica con sede nel capoluogo pugliese è uno degli 8 impianti di pneumatici del Gruppo in Europa, che produce anche in Spagna, Francia, Polonia e Ungheria - ha annunciato con un comunicato stampa, infatti, la decisione di “avviare le procedure per la chiusura dello stabilimento di pneumatici per autovetture di Modugno (Bari)”.  Più di novecento lavoratori, senza dimenticare la famiglie di ognuno, rischiano così di perdere il lavoro non più tardi della prima metà del 2014. E così, mentre la Politica ancora fa i conti con lo schiaffo post elettorale, il Paese reale torna drammaticamente a farsi sentire. Con la speranza di essere ascoltato a dramma non definitivamente consumatosi.
 
Un’approfondita analisi condotta sui cambiamenti strutturali avvenuti nell’ultimo biennio nel mercato dei pneumatici, sia a livello europeo che globale”, ha così portato la Bridgestone Europe ha prendere la decisione. “La notizia – ha dichiarato il Sindaco di Bari, Michele Emiliano - è di quelle che asciugano la saliva della bocca e scatenano sentimenti di disperazione. Noi non possiamo permettere la chiusura di questo stabilimento, che pure tanti dolori ha provocato per le numerose malattie verificatesi tra gli operai che negli anni hanno prestato la loro opera nello stabilimento di Bari”. 
 
Ho scritto al Ministero dello Sviluppo economico – ha aggiunto il Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola - chiedendo l’immediata attivazione di un tavolo per affrontare la situazione della Bridgestone che qualche ora fa ha annunciato la chiusura dello stabilimento di Bari nel 2014”. “L’annunciato avvio delle procedure per la chiusura dello stabilimento di Bari – ha proseguito Vendola - è la conseguenza della latitanza, non più sostenibile, delle politiche industriali in questo Paese. Da troppi anni non si praticano più e i guai provocati a importanti settori dell’economia nazionali sono ormai sotto gli occhi di tutti. E il caso Bridgestone di Bari conferma oggi quello che noi diciamo da anni”. Severo il commento di Luigi d’Ambrosio Lettieri, coordinatore PdL Grande Città di Bari: “Mentre Vendola sfoglia la margherita per prendere la decisione dell’anno (restare o andare, sic!) ed Emiliano fa le prove generali di grillismo, le agenzie battono una notizia desolante che annuncia un’altra scure che sta per abbattersi sull’economia già dissestata di questa regione”.  E domanda: “Soprattutto, dove sono il governatore della Puglia e il sindaco di Bari? Dov’è la maggioranza che sostiene questo governo in tutto affaccendato tranne che nel declinare in azioni concrete i versi della propaganda?”.
 
Una decisione, quella della della Bridgestone Europe, che trova radici nei numeri non confortanti, figli della recessione economica: “Secondo fonti e studi indipendenti – dichiara la società con sede a Zaventem (Bruxelles, Belgio) - nel complesso il segmento dei pneumatici per autovetture è sceso dalle 300 milioni di unità del 2011 alle 261 milioni del 2012 (-13%), con previsioni che stimano un recupero dei volumi pre-2011 soltanto a partire dal 2020. Il segmento dei pneumatici di alta gamma è l’unico non previsto in contrazione nei prossimi anni”.  Un calo strutturale, quello constatato dalla società, che si va ad aggiungere alla “crescente pressione esercitata dai produttori dei Paesi emergenti, che continuano a incrementare la propria quota di mercato nel segmento di bassa gamma a discapito dei maggiori produttori di qualità come Bridgestone, operando con significativi vantaggi sui costi di fabbricazione”. Diverse le debolezze, secondo la Bridgestone Europe, della fabbrica con sede a Bari: “Lo stabilimento di Bari, a causa dei suoi processi, della sua struttura e dei suoi macchinari è sempre stato focalizzato su una produzione principalmente basata su pneumatici oggi considerati di uso generico ed è penalizzato dal punto di vista dei costi a causa di fattori sfavorevoli come la logistica e i costi energetici”.
 
Le altre storie. Increduli i cittadini pugliesi e tra questi, gli operai protagonisti di un’altra vertenza dall’incerto esito: i dipendenti della Om Carrelli Elevatori di Modugno (Bari). Gli stessi operai, spiazzati dall’amara notizia, esprimono sincero rammarico alle nuove vittime della crisi e tornano a chiedere venga fatta luce anche sulla situazione della stessa Om:  “Il problema in questo periodo è che la Kion – la società con ancora in mano le redini della fabbrica pugliese - nonostante l’accordo firmato il 15 gennaio scorso al MISE di Roma, non ha ancora formalizzato il passaggio di proprietà dello stabilimento con la Frazer Nash, che doveva avvenire nel mese di febbraio”.  Ed aggiungono: “La Frazer Nash, inoltre, sembra non si sia ancora costituita alla Camera di Commercio”. Senza dimenticare, infine, che “la cassa integrazione straordinaria per cessazione di ramo d’azienda scade il prossimo giugno, ma in azienda 144 persone circa attualmente stanno lavorando e la produzione è quasi volta al termine, assemblando carrelli per circa 10 milioni di euro”.  Maggiore chiarezza, anche in questo caso quindi, perché come sottolineato da uno degli operai, Michele De Giosa, “si parla del futuro di 224 operai”.
 
Sull'argomento anche le riflessioni di Guglielmo Minervini: "E' la crisi che morde. La notizia della chiusura della Bridgestone è un altro colpo che dice tre cose. La prima. Anche ai mille dipendenti che rischiano il lavoro bisogna dare un governo nazionale autorevole, che sia in grado di affrontare crisi industriali pesanti come queste. La seconda. La conversione del modello di sviluppo sta producendo effetti traumatici (e irreversibili) sull'industria delle auto: se ne esce solo investendo sulla green economy, altrimenti è nera. La terza. Dobbiamo rivedere il valore salvifico dei grandi investimenti delle multinazionali: restano senza legami e appena l'aria non tira più, mollano gli ormeggi e chiudono tutto. Una foresta di piccole-medie imprese del territorio cresce più salda di un grande albero tropicale vulnerabile ai cambi di convenienza".

 

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