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PugliaItalia
Bari, nei programmi il sorriso del futuro

di Leonardo Palmisano

Viviamo in una società intermedia, assediati da un passato onnipresente e insidiati da un futuro insussistente. Nessuna soluzione facile è consentita, vista la complessità della condizione. Vale anche per Bari. Problemi complessi necessitano di soluzioni complesse.

Bari è una città stratificata, articolata e nervosa, quindi non si può pensare di ridarle un senso inscatolandone il futuro in ricette semplici e poco organizzate. Dico questo perché la campagna elettorale rischia di appiattirsi sui volti, e di far dimenticare che il mandato delle forze politiche è sempre quello di cercare di amministrare con competenza l’esistente.

Ma la crisi aggiunge un tassello nuovo ed imprevedibile: il futuro. Nessun nome, nessun candidato sindaco, può essere più garanzia di futuro se non è supportato da un indirizzo o da un programma costruito nella ricerca di idee, fondi, intelligenze e braccia per realizzarlo.

Siamo a un bivio epocale che rischia di lasciare la nostra città indietro rispetto ad altri territori italiani ed europei, dobbiamo quindi sforzarci di realizzare un patto con l’intelligenza per comprendere la città dentro un sistema di rilancio. Lo si fa scandendo le parole d’ordine dei programmi: quelle cerniere tra idea e fattività, pensiero e azione.

Bari può diventare un laboratorio permanente ed autorevole solo se saprà uscire dall’angosciante prospettiva delle disoccupazione attraverso l’uso del cervello.

Il lavoro ha una sua centralità perché la recrudescenza micro e medio-criminale rivelano la debolezza del tessuto produttivo locale di fronte all’incessante mannaia della crisi economica, da un lato, e di quella culturale, dall’altro.

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Noi, periferia meridionale in Europa, possiamo uscire dall’impasse senza dover inseguire per forza i ritmi imposti dalla Germania, ma tentando di contrapporre a quella velocità liberista una decelerazione non consumistica e socialmente appagante.

Infeudati, come siamo, dall’assillo della ricerca di una soluzione immediata, dobbiamo cominciare a prospettare un ricambio generoso e orizzontale, fruttuoso e meritocratico: una scelta più lenta, forse, ma più efficiente.

A partire da questo appuntamento elettorale che deve riportare il sorriso nelle famiglie baresi grazie a un’idea di senso e di comunità fondata sulla socialità, sull’impegno, sulla responsabilità di tutte/i verso l’altra/o. Ma questa solidarietà si deve configurare già durante la campagna elettorale, che dovrà essere improntata al rispetto, all’integrazione sociale, all’elevazione culturale, all’orientamento sano verso quei valori che la Costituzione ha sancito ma la democrazia dell’ultimo ventennio ha smentito.

Questi non sono semplici propositi, ma suggerimenti di pratiche che, se adottati, fugherebbero qualunque inquinamento criminoso dell’orientamento elettorale: perché dentro le parole, queste parole, ci sono i valori ai quali dare gambe per la città dell’avvenire.

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