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Kounellis Bari

“Quando ho letto sulla stampa locale dell’ipotesi di trasferire la scultura del maestro Jannis Kounellis nella nostra periferia ho letteralmente fatto un balzo sulla sedia. Il capolavoro di un esponente di primo piano della cosiddetta “arte povera” sul nostro territorio sarebbe il bigliettino da visita ideale per chi, da sud, accede in città”.

Maurizio Brunialti, consigliere PD a Japigia – Torre a Mare, non nasconde il proprio entusiasmo e spiega: “l’idea dell’assessore Sannicandro mi sembra ottima, chiederemo all’amministrazione comunale di realizzare in tempi brevi lo spostamento. Come collocazione si potrebbe scegliere la rotatoria che verrà creata su via Gentile davanti alla nuova sede della Regione. Con la demolizione della baraccopoli “Case parcheggio” e il restyling complessivo del quartiere in virtù dei circa 84 milioni complessivamente investiti nel PIRP 2007, l’intera area e in particolare la zona Ipercoop si candida a diventare il vero baricentro della vita politico-istituzionale della Puglia che verrà e l’opera di Kounellis potrebbe metaforicamente sintetizzare l’idea dell’energia – a stento trattenuta dalla imponente gabbia d’acciaio dell’installazione – di una comunità che da sempre aspira ad assumere un’identità ed un ruolo di rilievo, soprattutto nell’area mediterranea”.

Foto Brunialti

Lo stesso Brunialti, che è anche coordinatore barese di AreaDem, la componente del PD che fa capo a Dario Franceschini, aggiunge: “Ad ogni modo, anche questa vicenda ha il sapore amaro di una sconfitta sul piano culturale e simbolico. Se un gruppo di commercianti e di cittadini organizza una raccolta di firme per rimuovere l’installazione di un artista di indiscusso profilo internazionale, se persino la Soprintendenza ha sollevato dubbi sulla ubicazione della scultura di Kounellis, se periodicamente le compagnie teatrali minacciano di far calare il sipario sulle loro attività, se i giovani artisti e musicisti reclamano spazi per esprimere creatività, se il futuro del Margherita e quello dell’auditorium “Nino Rota” appaiono ancora incerti, è evidente che qui a Bari qualcosa non va, che la Cultura va rilanciata con urgenza. E non si tiri in ballo la solita questione della mancanza di fondi in tempi di crisi. Questa giustificazione non regge più".

Levitt dimenticato

"Il pasticciaccio brutto del Teatro Petruzzelli, salvato in corner soltanto dall’intervento di un manager di profilo internazionale come Carlo Fuortes", continua Brunialti, "deve far riflettere, tanto quanto le recenti polemiche riguardanti l’incuria e il disinteresse con cui i baresi “dialogano” con il wall drawing di Sol Lewitt, giusto per tornare sul tema dell’arte contemporanea. E’ paradossale: mentre le sue produzioni, in tutto il mondo, vengono celebrate in pompa magna con retrospettive e titoli a nove colonne, qui a Bari l’opera minimalista “All Bands” viene (mal) conservata negli spazi espositivi della Sala Murat, ignorando la portata estetica e culturale del lavoro dell’artista statunitense. Queste defaillances devono far riflettere l’intera comunità artistica e culturale del capoluogo, per non parlare della presunta classe dirigente, imprenditoriale e soprattutto politica. E’ arrivato dunque il momento - così si sarebbe affermato in altri tempi - di aprire il dibattito e di fare il punto sullo stato dell’arte (è proprio il caso di dirlo) sulla produzione e sulla fruizione culturale nel capoluogo pugliese. Qui a Bari solo gli addetti ai lavori hanno contezza del patrimonio e delle potenzialità (inespresse) esistenti sul territorio, mentre la fruizione degli spazi urbani da parte delle giovani generazioni si riduce alla movida notturna. Di chi è la responsabilità di questa arretratezza e di questo ritardo? Quali i costi sociali nel medio e lungo periodo?"

Amare e ironica la chiosa finale: "Come la sconfinata saggistica sull’argomento dimostra, quelli in materia di politiche culturali sono investimenti di lungo respiro e necessitano di una vision che travalichi gli obiettivi meramente elettorali o l’immediato ritorno in termini esclusivamente economici. Guardo la statua del quadrupede in Corso Vittorio Emanuele e mentre provo ad immaginare l’opera di Kounellis a Japigia, mi lascio distrarre da altri pensieri, di segno decisamente diverso. Sicuramente non è colpa del puledro in bronzo di Ceroli se a Bari l’ignoranza galoppa. Ma quel che è certo è che, per la Cultura a Bari, serve con urgenza una cura da cavallo”.

(gelormini@affaritaliani.it)

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