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“Teniamo duro: lavoriamo dentro e combattiamo fuori. Niente illusioni ma prima di tutto la verità. Dovranno dirci la loro e noi porteremo la nostra: dati alla mano”. Le parole di Marco, sono le parole di un po’ tutti gli operai della Bridgestone di Bari, nel corso dell’incontro tra una delegazione degli stessi lavoratori e la conferenza dei capigruppo presieduta dal presidente del Consiglio regionale pugliese, Onofrio Introna.
 
“I rivenditori di pneumatici – aveva dichiarato Nichi Vendola - hanno deciso di attuare "lo sciopero delle gomme", boicottando l'acquisto dei pneumatici della Bridgestone. Condivido in pieno lo spirito che anima questa particolare forma di protesta. Ognuno combatte con gli strumenti che ha: noi lo faremo con le unghie e con i denti a difesa dei 950 lavoratori di Bari e di centinaia di lavoratori dell'indotto”. Dalle parole ai fatti. “Harakiri is not a good business”: è questo lo slogan che campeggia nei manifesti messi a punto per la campagna multimediale di boicottaggio  della Bridgestone – curata gratuitamente da Proforma - in procinto di partire, per difendere lo stabilimento barese del gruppo industriale di cui, com’è noto, è stata annunciata la chiusura con una videoconferenza di 4 minuti.  “La Bridgestone va difesa - ha detto Vendola - con le unghie e i denti”. La campagna di boicottaggio  partirà se l’esito della riunione ministeriale  in programma a Roma il 14 marzo darà esito negativo e, soprattutto, se il board dell’azienda non eliminerà la parola “irrevocabile” nella decisione di chiusura. “Noi siamo disponibili – ha ricordato il presidente - a discutere su tutte le questioni che l’azienda porrà, ma le deve porre perché fino ad ora non lo ho fatto,  violando tutte le più elementari  regole di relazioni industriali”. “Chiudere la Bridgestone di Bari – ha insisto il Sindaco di Bari, Michele Emiliano - vuol dire attentare alla vita di mille famiglie e "suicidare" una fabbrica in salute. Amici giapponesi, siete convinti di volervi assumere questa responsabilità?”. “Ho l’impressione – ha concluso il Sindaco - che in questa battaglia ci sia in gioco qualcosa in più della sola chiusura della Bridgestone di Bari, c’è il tentativo di cambiare il modello delle relazioni industriali”.
 
foto spillette Bridgestone
 
 
manifesto HARAKIRI
A preoccupare ulteriormente Vendola il rischio di un effetto domino “che si potrebbe innescare con la chiusura dello stabilimento barese, che si è sempre contraddistinto  per la produttività, l’innovazione tecnologica avanzata e il know how, che è stato mutuato dalla stessa proprietà negli altri stabilimenti del gruppo”.  Il presidente ha anche evidenziato l’unitarietà granitica  dell’intero Consiglio regionale sulla questione e il raccordo stretto con le forze sindacali e le RSU. Il capo gruppo Pdl, Rocco Palese, ha espresso la grande disponibilità ad essere vicino ai lavoratori, a Bari e al Sud: “Tutte le iniziative da mettere in campo saranno appoggiate, in uno spirito di unità, a fianco dei lavoratori senza se e senza ma”.
Nel frattempo, gli operai, tra il turno di lavoro ed il presidio costante, proseguono l’organizzazione della manifestazione a Roma del 14 marzo, che avrà luogo durante la riunione ministeriale: chi partirà in mattinata con l’autobus, chi con la macchina. E chi, dalla capitale, si preoccupa di dare una mano, come nel caso di Andrea: “Se può servire io e mia moglie mettiamo a disposizione un camera con due posti letto per il 13 o il 14 o per quando vi serve. Siamo a Ostia, ma ben collegati con i mezzi”.
 
 
Sulla chiusura dell’azienda barese, intanto, le polemiche proseguono. Come già riportato da Affaritaliani.it, la volontà della società di delocalizzare la produzione sembrerebbe sempre più palese: analizzando i comunicati stampa della Bridgestone Giappone, infatti, si scopre che “il maggior produttore mondiale di pneumatici aumenterà la produzione presso lo stabilimento polacco di Stargard a 3750 gomme al giorno”. E che nel suo sviluppo investirà € 120.000.000. Andando a scavare ulteriormente, inoltre, spunta che  la società intenderebbe investire “2,5 miliardi di euro all'anno per diventare leader incontestato nel settore a livello mondiale”. "L'obiettivo ultimo di Bridgestone - ha affermato il gruppo giapponese  - è diventare leader mondiale nei pneumatici e nel caucciù sia a livello di fatturato sia a livello di immagine":  un piano strategico che copre l’arco di 5 anni, dal 2013 al 2017, in cui si prevede di investire 250 miliardi di yen all'anno in media (circa 2,5 miliardi di euro) con la metà della cifra destinata "a progetti strategici legati ai pneumatici". Lasciando evidentemente a casa gli operai pugliesi.
 
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