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Aldo Moro

Non sono stato io a cercare la verità, ma è la verità che è venuta a trovarmi. Con queste parole Ferdinando Imposimato, Presidente Onorario Aggiunto della Suprema Corte di Cassazione, ed oggi legale di Maria Fida Moro, ha introdotto l’intervista che mi ha concesso in occasione della presentazione del suo ultimo libro “I 55 giorni che hanno cambiato l’Italia”, sul caso Moro, di cui si è occupato come giudice istruttore sin dall’inizio della vicenda.

L’intervista, che verrà trasmessa integralmente sabato 9 novembre nel Settimanale della TGR Puglia in onda alle 12,25 su Rai 3, è una testimonianza sconvolgente, come sconvolgente può essere la verità che non vorresti. Imposimato non nasconde di essere stato sempre convinto delle posizioni del cosiddetto “partito della fermezza”. 

Con le brigate rosse lo Stato non poteva trattare. Ma proprio per questo, dice, lo Stato avrebbe dovuto agire fino in fondo. Ricorda di essere stato assertore convinto nel giudizio contro i brigatisti, della loro esclusiva responsabilità nel sequestro e nell’uccisione di Aldo Moro.

Ma a 35 anni di distanza è lo stesso Imposimato che si dice convinto, per testimonianze e riscontri accertati, che le cose siano andate molto diversamente. E parla della P2 di Licio Gelli, di Gladio, dei servizi segreti russi, americani, italiani, inglesi, tedeschi, di Dalla Chiesa e Pecorelli, di Cossiga e Andreotti.

55 giorni aldo moro la storia vera

C’è una frase di Moro tra gli scritti dell’Assemblea Costituente del 1946 che ha colpito in particolre modo Imposimato: “Noi crediamo che una democrazia senza verità sia fondata nella sabbia. Costretta a vivere di espedienti, essa si risolve presto nell’anarchia…”. Anche l’informazione ha un ruolo importante, ricorda Imposimato, di essere cane da guardia della democrazia.

La verità ha vie tortuose, si annida persino nei  gangli della menzogna , ma dirompe improvvisa, chiara e limpida, come fosse acqua sorgiva che sgorga dalle viscere della terra.  

La stessa verità a cui fa riferimento Moro negli scritti della Costituente: “la verità evidente e provata dei fatti, alla quale non si può contraddire senza disonestà. Eppure troppe volte a questa legge di rettitudine si contravviene nella vita politica, negando la verità che è, perché è avanzata da altri o non collima con il proprio interesse di parte.”.

Che il pensiero di Moro, ancora una volta illuminante, ci aiuti a riparare la verità offesa.

 

Enzo Quarto

Presidente UCSI Puglia

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