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Castellana Grotte s'accende Le fanove nella Notte dei Falò

Nel cuore della Murgia carsica, alle porte della Valle d’Itria dei trulli e del mare Adriatico, la caratteristica città di Castellana Grotte, nota in tutto il mondo per le sue splendide cavità turistiche sotterranee, celebra all'indomani delle festività natalizie, sabato 11 gennaio, una delle feste popolari più antiche pugliesi: la Notte dei Falò.

I falò (detti anche fanove), segni di riconoscenza, di festa e di esultanza popolare, vengono a ricordare ogni anno l'intercessione miracolosa della Madonna della Vetrana nella città di Castellana Grotte.

Se ne accendono numerosi per le strade cittadine. Alcuni, davvero mastodontici, come quello della piazzetta della Matrice San Leone Magno, bruciano molte tonnellate di legna, sprigionando e lanciando in alto, nella notte scura, mille faville che simboleggiano la gratitudine popolare verso il cielo. La gente affolla le strade, rimanendo estasiata al cospetto delle altissime fiamme, e partecipando al canto mariano tradizionale "Tu sei del popolo, letizia e pace".

foto guglielmi (3)
 



Un'usanza che anticipa l'antica e più diffusa tradizione dei fuochi - la settimana successiva - per la ricorrenza di Sant'Antonio Abate. E come in ogni grande festa popolare, c'e' poi la parte gastronomica. Tutti si lasciano volentieri tentare dagli assaggi di taralli, ceci e fave abbrustoliti, nocciole e da un bicchiere di vino. Il tutto è offerto con generosità da chi ha allestito la "fanova". Se ne contano più di cento in tutta la città, nei quartieri di periferia e nelle contrade di campagna.

Suggestiva poi l'iniziativa dei frantoiani castellanesi, i quali fanno degustare ai visitatori dei falò il loro olio nuovo e genuino con il quale vengono condite le bruschette con i tipici pomodori "appesi", conservati sin dall'estate. La tradizione più antica prescriveva che si mangiassero riscaldati nella cenere calda dei falò, "sarôche i scartapìjete", pesci secchi salati e affumicati, conditi con abbondante olio e accompagnati dal pane. Naturalmente l'arsura procurata dai pesci richiedeva una buona dose di vino rosso primitivo, che in gergo si chiama "vino tosto".

Il giorno dopo, il 12 gennaio, il simulacro della Madonna della Vetrana viene portato con solenne processione in città e rimane alcuni giorni nella Chiesa Madre alla venerazione riconoscente dei fedeli che numerosi la visitano.

Visitare Castellana Grotte vuol dire anche soggiornare in uno dei tantissimi hotel e bed&breakfast della zona, che propone molteplici scelte a seconda dei gusti: campagna, mare, città, zona grotte. Per maggiori info visita
www.comune.castellanagrotte.ba.it/turismo  e www.comitatofestepatronali.it

(gelormini@affaritaliani.it)

Tags:
fanovecastellana grottefalòfuochitradizione
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