“Nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura…..”
La selva nella quale la Scuola Manzoni-Lucarelli è piombata, senza smarrirsi, è quella dei quartieri difficili e decentrati – forse bisognerebbe dire “relegati” – di Ceglie del Campo e di Carbonara, nell’interland barese.
Una selva urbana fatta di cemento, bitume e umori nauseanti, e non certo di arbusti, torrenti o piante e fiori profumati. Una selva dove la “legge della giungla” regna sovrana, e dove leoni e gazzelle – quando corrono – lo fanno al ritmo intermittente e assordante di “sirene” senza coda e senza squame.

Il disagio diffuso, da queste parti, lo si legge negli occhi spenti – se non indispettiti – delle donne, dei bambini e degli anziani. Tutti figli di un Dio minore e tutti attori di un dramma collettivo, che va in scena dall’alba al tramonto e, solo apparentemente, prende fiato nell’intervallo a luci spente della notte.
In questa selva a bagliori alterni, dove il fenomeno di dispersione scolastica tocca apici imbarazzanti, a causa di un livello socio culturale spesso disagiato, ci sono ragazzi abbastanza problematici, che a loro volta incarnano il medesimo disagio di situazioni disperate (assenza di valori, carenza di spazi sociali, padri in carcere o agli arresti domiciliari).
In questa selva la lotta per la sopravvivenza della Scuola Manzoni-Lucarelli si fa ogni giorno più dura: negli ultimi anni l’istituto ha perso circa 11 classi … e attualmente, come Scuola Media resistono 7 classi (2 prime, 3 seconde e 2 terze).
Tra spine, rovi, inciampi, rifiuti e sterpaglie urbane, il raggio di luce di un sole – comunque insistente – si fa spazio, e grazie alla caparbietà di docenti, alunni e famiglie si tenta un esperimento “audace”: la scuola laboratorio, attraverso la musica e il teatro.

Forse col “coraggio della disperazione” e in una sorta di appendice alle celebrazioni per i 750anni dalla nascita di Dante Alighieri, dove meno te l’aspetti si prova a coinvolgere i ragazzi con la drammatizzazione della Divina Commedia (in chiave moderna, su testo di O. De Santis), intervallata e vivacizzata da brani musicali moderni e contemporanei, tratti dal musical originale di M. Frisina.
Non è un miraggio. E’ la scuola che torna ad essere fucina di meritevoli azioni educative e didattiche sul territorio. Un miracolo? Se volete chiamatelo pure così. Dopo prove, impegno, resistenze ed entusiasmi finalmente manifesti, il 3 febbraio si debutta con “Studio Dante a scuola e imparo la vita”.
Un coro di voci che trasforma la selva in giardino e che diventa appello alla società, per la ricucitura di trame “sfilacciate” nella città e tra le comunità urbane, con la giustificata ambizione di tornare “a riveder le stelle”. Le autorità presenti e non lo raccolgano. Carpe diem, avrebbe suggerito Virgilio!
(gelormini@affaritaliani.it)

