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Capossela band

Esplosa con Simona Molinari, la febbre della Ghironda sale ulteriormente a ferragosto con Vinicio Capossela, in attesa di Ray Gelato (18 agosto) e dello «special event» del 31 agosto con la popstar Asaf Avidan, di scena al Mavù di Locorotondo in una delle location più incantevoli di Puglia. E in Puglia, terra di bande e tradizioni, Capossela - reduce dal Festival del cinema di Locarno, dov’era protagonista del documentario «Indebito» di Andrea Segre - sale sul tipico palcoscenico delle bande da giro per un inedito concerto, anteprima di una festa patronale mai vista. Il 15 agosto l’artista, che conferma il suo legame privilegiato con la Ghironda dopo la performance dello scorso anno, si esibirà con la Banda della Posta nella cassarmonica allestita in piazza Plebiscito, a Ceglie Messapica, tra lo sfavillio delle luminarie scenografiche per le celebrazioni di San Rocco, al via il giorno successivo.

ghironda

Il repertorio del concerto, un appuntamento firmato Ghironda Summer Festival, comprende i classici da sposalizio anni Cinquanta registrati dalla banda nel disco Primo ballo, vale a dire una selezione di brani di Capossela riarrangiati con ritmi danzanti, alcuni omaggi a cantanti da emigrazione ferroviaria come Salvatore Adamo, Rocco Granata e Adriano Celentano, un successo del barese Gino Latilla, Un filo di speranza, pezzi provenienti dalla tradizione rurale locale e del cantore di Apricena, Matteo Salvatore, oltre ad esotismi western mariachi, per un concerto che unisce senso della frontiera e musica da ballo.

Capossela, vestito a festa, è a volte cerimoniere, istigatore di ballo, cantante in piedi all’asta del microfono e, soprattutto, «caporeparto» della Banda della Posta in questo viaggio a ritroso nel tempo alla riscoperta di riti e paesaggi sonori a rischio estinzione.

capossela

«Lo sposalizio - racconta lo stesso Capossela - è stato il corpo e il pane della comunità, il suo mattone fondante. Veniva consumato con il cibo e con la musica. E questa musica che accompagnava il rito era musica umile, da ballo, adatta ad alleggerire le cannazze di maccheroni e a "sponzare" le camicie bianche, che finivano madide e inzuppate, come i cristiani che le indossavano al ritmo di mazurke, polke, valzer, passo doppio, tango, tarantella, quadriglia e fox trot, repertorio che era comune nell'Italia degli anni ‘50 e '60 e che si è codificato come una specie di classico del genere in un periodo nel quale lo "sposalizio" è stata la principale occasione di musica, incontro e ballo».

Ed è a Calitri, in alta Irpinia, il paesino d’origine della famiglia di Vinicio Capossela, che qualche anno fa avviene l’incontro tra l’artista e un gruppo di anziani suonatori «di quell'epoca aurea non priva di miseria». Suonatori che avevano preso l'abitudine di ritrovarsi davanti alla posta nel pomeriggio assolato. «Montavano la guardia - racconta Capossela - per controllare l'arrivo della pensione. E quando l'assegno arrivava, sollevati tiravano fuori gli strumenti dalle custodie e si facevano una suonata. Il loro repertorio fa alzare i piedi e la polvere e fa mettere ad ammollo le camicie sui pantaloni, ricordandoci cose semplici e durature. Lo eseguono impassibili e solenni, dall'alto del migliaio di sposalizi in cui hanno sgranato i colpi. Per questo si sono guadagnati il nome di Banda della Posta».

Ad accompagnare sul palco Vinicio Capossela, in un alternarsi di musiche  tradizionali e di celebri brani del cantautore, i componenti della Banda (assistiti sul palco da Vito "Tuttomusica"), Giuseppe Caputo “Matalena” al violino, Franco Maffucci “Parrucca” chitarra e voce, Giuseppe Galgano “Tottacreta” alla fisarmonica, Giovanni Briuolo chitarra e mandolino, Vincenzo Briuolo mandolino e fisarmonica, Giovanni Buldo “Bubù” al basso, Antonio Daniele alla batteria, Crescenzo Martiniello “Papp'lon” all’organo, Gaetano Tavarone “Nino” alle chitarre, insieme a due dei suoi stretti collaboratori , il chitarrista Alessandro “Asso” Stefana e Taketo Gohara al suono.

 

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