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Centrodestra in Puglia Cura e sofferenze (di A. Gelormini)

Il Centrodestra, anche solo per questioni di sopravvivenza e di strategia politica ha preso in mano la campagna di Francesco Schittulli, per provare a dare un senso “largo” a quell’intuizione, nata nel Nuovo Centro Destra di Gaetano Quagliariello e Massimo Ferrarese, che prima di tutti indicò il nome dell’oncologo di Gravina in Puglia, per la corsa alla presidenza della Regione Puglia.

La manifestazione dell’8 marzo allo Showville a Bari ne ha confermato lo scenario macro-elettorale, ma nel contempo ha certificato la situazione di “separati in casa” che le diverse anime di Forza Italia stanno da tempo testimoniando, attraverso ogni sorta di intervento, battibecco o gestione specifica del partito stesso.

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E mentre la diaspora del “fu Alleanza Nazionale” prova a riannodare il filo di un’intesa smarrita, con Adriana Poli Bortone e Giovanna Meloni in Fratelli d’Italia, Maurizio Gasparri e Altero Matteoli in FI, di concerto con la sponda centrista di Massimo Cassano e Gaetano Quagliariello dell’Ncd, la sensazione è che siano due le vere priorità - oggi - che tengono banco all’interno della creatura di Silvio Berlusconi:

1 - il regime della gestione in separazione, e non in comunione, dei beni comuni (voti);

2 - la prospettiva nazionale nel futuro di una coalizione da ricostruire, che si servirà dell’appuntamento regionale solo come “trampolino”, per il vero e proprio tuffo nel mare delle responsabilità di Governo che contano, quelle di Palazzo Chigi.

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La vera partita con Raffaele Fitto si gioca su questi fronti, molto più che sulla sfida per la successione a Lungomare Nazario Sauro. Ad evidenziarlo, con qualche velato imbarazzo, sono le diverse “stonature” colte negli accordi decisamente “incerti” di un’orchestra in itinere, ancora  tutta da amalgamare. Focalizzarle una ad una, rende più chiaro il quadro d’insieme.

1 – Una kermesse superaffollata - tanto da richiedere sale supplementari con collegamento video - e neppure un cosiddetto straccio di bandiera di Forza Italia. L’ipotesi di un cambio in corso di simbolo e nome del partito si fa più concreta. Forse anche per questo per la manifestazione dei parlamentari con Fitto del 15 marzo in Fiera del Levante viene annunciata una marea di bandiere di Forza Italia.

2 – I continui riferimenti da parte dei leader nazionali a Vendola e a Renzi, mai all’avversario diretto Michele Emiliano, quasi a certificare il vero punto del contendere: non fissato sull’esito della contesa politica locale, ma sugli equilibri ‘a venire’ capaci di incidere sul futuro nazionale della coalizione. Evidente il tentativo di ripercorrere l’esperienza allargata del Polo.

3 – Quagliariello invita a prendere la verità di petto: “L’ultima tappa di un declino o l’esordio di una nuova storia?”, e dimentica con nonchalance la Capitanata, ma non il Salento, Parla del grano di Andria e sembra normale che gli sfugga ogni riferimento al Tavoliere. Da pugliese di casa, è come tradire una scarsa considerazione per un’area forse percepita “non strategica”.

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4 – La telefonata formale di Berlusconi, che da del lei al “prof. Schittulli” e sprona poco sul “nostro candidato”, chiamato con nome e cognome solo quando gli veniva suggerito e segnalato dagli assistenti. Ben altro approccio rispetto a più coinvolgenti battesimi elettorali, a riconferma dell’obiettivo lungo più a cuore.

5 – La sensazione che Schittulli, quando si allontana dal contesto sanitario a lui più consono,  semina sconcerto. Imbarazzante l’auspicio per uno sviluppo turistico regionale “con una grande ‘movida’ lungo tutta la costa pugliese: “900 km. di movida”. Dal Salento, dove la situazione in estate segna preoccupanti flessioni degenerative, strabuzzano gli occhi. E le espressioni in sala – fan esclusi – non sono da meno. Passo successivo, la ripresa dell’ipotesi di aperture diffuse di Casinò?

6 – Persino l’impegno del candidato Schittulli a consegnare le proprie “dimissioni in bianco” a un notaio, nel caso non dovesse riuscire a realizzare con la sua coalizione i punti più significativi del mandato, non è letta come testimonianza di forza. Complicato chiedere il consenso, soprattutto a nuovi elettori o a elettori da recuperare, preannunciando già eventuali dimissioni, con l’ipotesi di mancato controllo della stessa coalizione.

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A chiudere il cerchio ci pensa il Cavaliere con la sua telefonata-aperitivo. Oltre al “lei” verso il candidato e all’annuncio in diretta del cambio di clima verso Matteo Renzi, “Voteremo NO alla riforma “, fa chiarezza - magari tra  le righe - sulle reali intenzioni dall’altro capo del filo.

“Le Regionali costituiranno un passaggio per il nuovo percorso”, “Vincere in Puglia è possibile…, ma l’obiettivo è l’appuntamento col Paese”, “Il progetto di rivoluzione liberale si basa su tre capisaldi: riforma della giustizia, della burocrazia e del fisco”, e rifà capolino anche una certa insofferenza: “Purtroppo la maggioranza degli italiani ….” in evidente contraddizione con ogni richiamo al rispetto della volontà popolare.

Per poi concludere: “Oggi si apre il nuovo cammino, una nuova era, una nuova fase per tornare uniti in una nuova alternativa al Paese. Torna ad unirci un interesse, un destino. Ogni corsa solitaria, ogni cedimento al narcisismo condannerebbe tutti i moderati alla sconfitta”.

Raffaele Fitto è servito. A lui la palla, ora. Vedremo domenica prossima come la giocherà.

(gelormini@affaritaliani.it)

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