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Coldiretti, Un giorno da allevatore La denuncia: "Latte straniero, 3l. su 4"

Dall’inizio della crisi è stata chiusa una stalla italiana su cinque, con la perdita silenziosa di 32mila posti di lavoro e il rischio concreto della scomparsa del latte italiano e dei prestigiosi formaggi:con effetti drammatici anche sulla sicurezza alimentare e sul presidio ambientale.

E’ quanto emerge dal dossier “L’attacco alle stalle italiane” presentato dalla Coldiretti Puglia su Piazza del Ferrarese a Bari dove sono giunti allevatori pugliesi e lucani, guidati dai dirigenti di Coldiretti Puglia e Basilicata ed in contemporanea su altre 9 piazze d’Italia. In Puglia a fronte dei 1.939 allevamenti che producono 3,6 milioni di quintali di latte bovino, le importazioni di latte dall’estero raggiungono i 2,7 milioni di quintali, e i 35mila quintali di prodotti semi-lavorati quali cagliate, caseine, caseinati e altro, utilizzati per fare prodotti lattiero-caseari che vengono, poi, ‘manipolati’ e trasformati in prodotti lattiero-caseari “Made in Puglia”.

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“Oltre all’inganno a danno dei consumatori – spiega il Presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele - si tratta di concorrenza sleale nei confronti dei trasformatori che utilizzano esclusivamente latte fresco. Infatti, per produrre un chilogrammo di mozzarella si sostengono costi per il latte di almeno 3,5 euro/kg, per cui il prezzo al pubblico di un kg di mozzarella vaccina di qualità non dovrebbe essere inferiore ai 7,5/8 euro/kg. I consumi, pur in calo congiunturale, sono comunque buoni e la domanda del nostro mercato interno risponde ancora positivamente”.

Malgrado ciò,  si constata come il prezzo del latte corrisposto agli allevatori nella nostra regione viaggi a livelli inferiori rispetto al passato, con una quotazione attuale tra i 35 - 38 euro/quintale, benché il prezzo di mozzarelle e affini si sia più che raddoppiato.

“Il prezzo del latte alla produzione in Puglia – incalza il Direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti - è oggi ben al di sotto dei costi di produzione del latte stesso. In particolare i mangimi (+9,1%) ed il costo energetico (+8%) hanno notevolmente appesantito il bilancio delle aziende zootecniche regionali  e, ad oggi, si può calcolare un costo medio di produzione del latte nell’intervallo tra i 41 e 43 Euro/quintale alla stalla. I nostri allevamenti versano in una grave situazione, dovuta non solo alla crisi, ma anche e soprattutto a queste evidenti anomalie di mercato. Infatti,  il prezzo del latte alla stalla è diminuito nell’ultimo semestre  del 19%, (si è passati da 44,5 cent /litro a 36,00 cent/litro) mentre il prezzo del latte fresco alta qualità al consumo, è stato per tutto il 2014 sostanzialmente stabile con addirittura un leggero aumento, così anche per il latte UHT e la mozzarella vaccina esposte sugli  scaffali della distribuzione”.

Pertanto, solo una busta di latte UHT su 4 venduta in Italia è prodotta con latte italiano.

Nella stalla a cielo aperto realizzata con la collaborazione dell’Associazione Italiana Allevatori per dare vita alla grande operazione di mungitura pubblica e filatura di mozzarella mai realizzata prima, testimonial d’eccezione hanno munto per la prima volta in vita loro Mingo (direttamente da Striscia La Notizia), Antonio Stornaiolo (attore – volto noto del piccolo e grande schermo, solo per citare alcuni ruoli: Direttore Conservatorio ‘Tutta la musica del cuore’ RAIUNO, padre di Domenico Modugno in ‘Volare’ RAIUNO), il comico Alessio Giannone – in arte Pinuccio, Angelo Inglese – sarto che fa le camicie per i reali d’Inghilterra, Paolo Semeraro – Olimpionico Vela, il Sindaco di Bari, Antonio De Caro, il Presidente del Consiglio Regionale, Onofrio Introna, Alessandro Ambrosi, Presidente UNIONCAMERE Puglia, il Segretario regionale PD PUGLIA, Michele Emiliano, l’On.le Raffaele Fitto, il consigliere regionale Ruggiero Mennea,  Antonio Felice Uricchio, Rettore Università BARI, il Presidente nazionale LILT, Francesco Schittulli, Ermanno Praitano, Presidente dei Pediatri di Famiglia di Puglia, Giuseppe Salamon, Presidente ADOC Puglia, Giancarlo Leuzzi, Referente Agricoltura Legambiente Puglia, Rosangela Colucci, Preside dell’Istituto Alberghiero Perotti di Bari.

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Una caratteristica distintiva e straordinaria della produzione lattiero-casearia pugliese è la sicurezza alimentare e la qualità che esprime. Le stalle Coldiretti sono le più controllate al mondo (in media un controllo, diretto o in auto controllo, settimanale) e offrono un latte dalle elevate caratteristiche nutrizionali. Per quanto riguarda, invece, la qualità, è da sottolineare come oltre il 45% delle loro produzioni serve a realizzare  i migliori formaggi del mondo la cui qualità e distintività e strettamente legata alla produzione di latte dei nostri territori.

In questo contesto è importante evidenziare la chiusura di queste stalle, che soprattutto nelle aree interne e montane, determina un mancato presidio del territorio, causa di dissesto idrogeologico, di perdita di biodiversità e di qualità alimentare e una significativa perdita occupazionale.

In molte zone montane o svantaggiate infatti, non esiste una alternativa valida alla zootecnia da latte.

L’agricoltura e la zootecnia di Coldiretti è un’agricoltura dei territori, che fa delle specificità e delle peculiarità delle produzioni agricole presenti nei vari areali produttivi dell’Italia il proprio progetto di sviluppo. Puntando, poi, sulla qualità delle produzioni e nella difesa e sviluppo delle coltivazioni e degli allevamenti tipici, quali fondamentali leve per ridare competitività e reddito all’impresa.

Coldiretti Puglia a fronte dello scenario esposto chiede di:

•             Indicare obbligatoriamente l’origine nelle etichette del latte (anche Uht), dei formaggi e di tutti gli altri prodotti a base di latte

•             Garantire che venga chiamato “formaggio” solo ciò che deriva dal latte e non da prodotti diversi

•             Assicurare l’effettiva applicazione della legge che vieta pratiche di commercio sleale

•             Rendere pubblici i dati relativi alle importazioni di latte e di prodotti con derivati del latte, tracciando le sostanze utilizzate

•             Un pronto intervento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato contro le forme di concorrenza sleale e gli abusi di posizione dominante nel mercato del latte

•             Attuare le misure di sostegno agli allevamenti italiani previste dal Piano Nazionale di Sviluppo Rurale

•             Subordinare la concessione della licenza d’uso del Marchio ‘Prodotti di Puglia’ rilasciata dalla Regione Puglia ad una adeguata remunerazione del latte alla stalla pugliese, disponendo eventualmente la revoca di utilizzo del marchio nel caso di comportamenti non conformi dei caseifici

•             Realizzare un piano organico di promozione (in Italia e all’estero) del latte e delle produzioni italiane, (in Italia e all’estero) del latte e delle produzioni italiane, a partire da Expo 2015

•             Promuovere iniziative nazionali per il consumo del latte e dei formaggi di qualità, soprattutto  nelle scuole e nelle mense pubbliche

•             Semplificare le procedure burocratiche

•             Garantire che le risorse previste dal “Piano latte” del Mipaaf vadano agli allevatori

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I NUMERI DEL SETTORE LATTIERO-CASEARIO IN PUGLIA:

Il settore lattiero-caseario pugliese rappresenta:

•             2.700 imprese di allevamento;

•         3.608 milioni di             quintali di latte bovino  di produzione complessiva;

•             350 milioni di euro, il valore generato dalla filiera;

•             quasi 21 mila gli occupati della filiera;

•             80.000 capi bovini allevati per la produzione di latte vaccino e la conseguente produzione di prodotti caseari di tutto prestigio come ‘il Fior di Latte’, la burrata, il cacioricotta, il caciocavallo ecc.

(gelormini@affaritaliani.it)

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