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Paparesta EmilianoBari – Mentre tra la Capitale e il Tacco dello Stivale si scaldano i motori per le partite dei prossimi mesi, a sfilarsi è un arbitro. Gianluca Paparesta è fuori dalla Giunta di Michele Emiliano: ha rassegnato nel pomeriggio di ieri le dimissioni da assessore al Marketing, motivando la scelta con l’impossibilità di far fronte all’insormontabile mole di impegni professionali accumulati, peraltro destinati ad aumentare con la ripresa a pieno regime delle telearene calcistiche. E se autorevoli indiscrezioni non escludono che la strada del noto fischietto possa incrociarsi con quella dell’As Bari, per il primo cittadino diventa più difficile rinviare ulteriormente l’atteso restyling dell’esecutivo.
 
 
Ancora vacante, alla vigilia delle manovre ottombrine per il Bilancio, è la poltrona di Gianni Giannini, intanto alla guida dei Trasporti regionali, così come manca formalmente il successore di Floriana Gallucci al Patrimonio, secondo alcuni pronta a rientrare in squadra visti i cambiamenti normativi nazionali sulle norme in fatto di incompatibilità. Per non dire della poltrona sempre più traballante di Filippo Barattolo, ormai senza più nemmeno un consigliere dello scudocrociato a fargli da sponda in Aula dopo l’abbandono di Peppino Margiotta, ma sulle tempistiche del rimpasto nessuno azzarda previsioni. In compenso lo scranno più ambito, dentro e fuori il centrosinistra, rimane quello del Gladiatore e più di qualcosa sembra muoversi: la bozza uscita dall’ultima riunione in casa dei democratici fisserebbe entro dicembre la data limite per celebrare le primarie di coalizione, abbassando l’asticella delle firme necessarie per ciascun candidato dem a 300 iscritti, 200 in meno rispetto ai 500 della versione iniziale eppure, per i detrattori, ancora tanti, dal momento che rappresenterebbero il 30% del totale dei tesserati 2012 e che, "per i gazebo che hanno incoronato Ignazio Marino outsider del Campidoglio, è bastato il 10%". Quaranta i giorni prima della disfida oltre i quali non si potrà più scendere in campo, sobrietà e niente attacchi diretti come garanzie. E non è per nulla scontato che ai nomi già sul tappeto non se ne aggiunga un altro in tempi stretti.
 
 
Sguardi puntati sulla convention renziana del weekend in vista del Congresso, specie dopo le staffilate di Emiliano riservate al premier durante l’inaugurazione della Fiera: “Questo Governo deve andare a casa”, aveva rincarato su twitter, rilanciando con un netto “io sono di sinistra e Renzi pure. Eccome se siamo di sinistra, l'hanno capito anche Vendola e gli altri“. E per un match che si avvicina, come le comunali, ce n’è uno che si allontana a ritmo serrato, come la sfida per la segreteria regionale: stando alle voci che si rincorrono nei corridoi romani, la contesa potrebbe slittare ai primi mesi del nuovo anno, marzo compreso. Una chance non trascurabile per l’attuale inquilino di Palazzo di Città dal momento che gli consentirebbe di tenere il polso del partito in attesa che le acque elettorali si increspino nuovamente, tanto più se le contingenze lo dovessero costringere all’esilio dorato da europarlamentare: potrà essere lui il “candidato condiviso” auspicato da Sergio Blasi qualche settimana fa? Ipotesi di scuola e ancora prematura ma non troppo repentina da quando è tornato a circolare, quale alternativa al tris del Governatore, il nome di Dario Stefàno. Con i galloni di neorelatore nel procedimento di decadenza da senatore di Berlusconi.
 
(a.bucci1@libero.it)
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