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La nota diffusa guarda al Congresso provinciale Pd e avverte: "No a referendum sui nomi imposti dai capi corrente. Rompiamo gli ormeggi". L'appuntamento è per Mercoledì 9 alle ore 17.30 nella sede provinciale del Psrtito Democratico di Bari per un'assemblea pubblica.

"Finora circolano nomi, si contano le tessere, si intensificano gli incontri laterali eppure non si discute di Partito democratico. Quale sia il suo stato di salute in provincia di Bari, cosa è stato degli scorsi anni, qual è la condizione dei circoli territoriali, che efficacia sviluppano le amministrazioni di centrosinistra in provincia di Bari. Se non si discute di questo che congresso provinciale è? Un referendum sui nomi imposti dai capi corrente? E a un congresso referendum senza alcuna partecipazione lasciata agli attivisti di base, perché si dovrebbe aderire? Per fare da spettatori?"

"Ecco perché rompere gli ormeggi, la catena delle vecchie appartenenze e rivendicare il diritto nel Partito democratico, e forse anche il dovere, di svolgere con autonomia un ragionamento sulle realtà locali in vista del congresso".

Il documento politico è stato lanciato sulla pagina facebook (https://www.facebook.com/pages/Rompiamo-gli-ormeggi-Il-PD-quello-vero/1423587994528353) ed è partita la raccolta firme. I sottoscrittori si sono dati appuntamento per discuterne in un'assemblea pubblica a Bari in via Re David, 15.

Fuori dagli schemi del congresso nazionale per ripartire dai territori e dalle persone, i firmatari intendono mettere al centro il futuro dall’area metropolitana e il bisogno di una visione politica condivisa sul suo futuro, con l'intento di provare a formulare una proposta comune per la segreteria provinciale. 

I primi firmatari: Guglielmo Minervini, Enrico Fusco, Pasquale Chieco, Gilda Binetti, Adalisa Campanelli, Enzo Lavarra, Luigi Gagliardi - segretario Pd Corato, Piero Risplendente - segretario Pd Turi, Luigi Mongelli - Circolo Gioia del Colle, Rosalba Lucarelli - Circolo Gioia del Colle, Lia Caldarola, Vittorio Castellano – Pd Bari.

 

Ormeggi PD

IL DOCUMENTO

Rompere gli ormeggi. Un PD vero ci vuole.
Per Bari, per la Puglia, per il paese

1. Il PD, quello vero, non è ancora nato. Siamo alle premesse. Con un gesto di grande coraggio molte storie tra loro diverse si sono date appuntamento in un luogo condiviso per affrontare insieme la sfida del cambiamento. Ma questo non ha ancora prodotto una rotta riconoscibile. La nostalgia del passato ha prevalso sull’ansia del futuro. Noi rompiamo gli ormeggi. Chiamiamo a mollare la catena delle vecchie appartenenze. A non sentirsi ex ma nativi di un nuova storia comune. A navigare in mare aperto.

2. Lo sappiamo: è in corso un decisivo congresso nazionale. Eppure rivendichiamo il diritto, e forse anche il dovere, di svolgere con autonomia un ragionamento sulla nostra realtà locale. Ciascuno farà le sue scelte nell’ambito del confronto nazionale, ma insieme, con autentico spirito federalista, vogliamo costruire uno spazio specifico di cambiamento qui e ora.

3. Senza PD niente centrosinistra. E senza centrosinistra la nostra democrazia vacilla. La crisi della politica grava sulle nostre spalle. Fuori dal PD solo partiti padronali e col capo carismatico. Non si scherza, qui è in gioco tutto.

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4. Il PD svuotato, cristallizzato, militarizzato, che non rompe le scatole ai governi locali. E che spesso serve gli eletti ma senza aiutarli. Talvolta oligarchico. Chiuso. Con incarichi che si assommano e si cumulano in poche mani, con regole opache e senza criteri condivisi. Si devitalizza perché si scolla dalla realtà. Con due effetti.

5. Primo, da questo PD le persone scappano via. Mollano la tessera e comunque finiscono per non votarlo più. I circoli si trasformano in un dopolavoro ferroviario quando non chiudono i battenti. Questo è accaduto in Puglia. Ed è accaduto qui da noi in Terra di Bari, in numerose città, anche nel capoluogo. Qui dov’è nata, con un entusiasmante slancio di innovazione politica, senza precedenti nel paese, la Primavera Pugliese. Qui, oggi prevale la logica che un PD ristretto, striminzito ma sotto il controllo di qualche gruppo di potere sia meglio di una grande e plurale forza di cambiamento. E che un capo può rimpiazzare da solo il contributo di un’intera società.

6. Secondo, questo PD non produce buona qualità di governo. Possiamo anche vincere le elezioni, ma spesso finiamo per fare le cose che fanno gli altri. Come le fanno gli altri. Non c’è la politica dietro le politiche pubbliche. Spesso non ci sono nemmeno le politiche pubbliche ma solo gestione ordinaria. Con molti interessi (particolari) piuttosto che un chiaro interesse (comune) dietro le scelte. Il PD sui temi non c’è come dovrebbe.
 

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7. Eppure la crisi lo impone. Mettere al centro la sfida di governare il cambiamento e chiamare a raccolta le energie sane della comunità. Aprirsi ai cittadini. Allargare la sfera della partecipazione. Fare del PD un laboratorio di elaborazione di idee e pensieri sul futuro. Sul suolo urbano e agricolo, sui rifiuti, sullo sviluppo sostenibile, sull’innovazione e inclusione sociale, sulla produzione culturale creativa. Gli impazienti. Gli irrequieti, i cercatori, i curiosi. Il nuovo PD deve diventare la loro casa. Con un profondo rinnovamento della cassetta degli attrezzi per la comunicazione e la partecipazione politica: aprire al web, mettere in rete i circoli, sperimentare forme innovative di discussione tematica (e di decisione) aperta, condividere l’enorme giacimento di risorse delle persone composto di tempo, competenze, esperienze. Perché non immaginare insieme il PD come un social network di operatori del cambiamento, di innovatori della politica?

enrico fusco


8. Facciamo un esempio. La terra di Bari. Motrice sociale, economica, politica della Puglia. Che cambia. Profondamente. Strutturalmente. Trentuno città con una forte identità urbana, una storica personalità sociale, una riconoscibile vitalità economica. Che devono cogliere la sfida di diventare un integrato sistema territoriale per essere ancora più adeguati nella competizione globale. Da soli, in questo mondo che cambia, si va a sbattere. Si cammina ma solo insieme. La sfida è chiara: l’area metropolitana è un processo burocratico, è una faccenda amministrativa, è una questione fredda di architettura istituzionale, magari col contorno di nuovi incarichi da ripartire, oppure è un’opportunità politica per ripensare le relazioni che possono dare a questo territorio il valore aggiunto che serve per fare un salto di livello? E se è questo, non dovremmo produrre uno straordinario sforzo di visione da condividere con le cellule che rendono vitale e dinamico questo territorio, dal sistema delle imprese alla rete del terzo settore, dalle organizzazioni sociali fino alla cittadinanza attiva?
 

Enzo lavarra parla a Gioia

9. Senza un PD vero il treno dell’area metropolitana rischia essere perso. Ci vuole molta politica per prenderlo. Al volo. Insieme a tutta la comunità. Pensare a questa terra non come un insieme di campanili in rivalità permanente ma come un sistema unico che gareggia insieme più forte nel mondo. Serve un pensiero lungo. Una prospettiva audace. Uno sguardo lungimirante. Molto più delle aspettative dei singoli. Serve una classe dirigente più innamorata del destino della propria terra che del proprio personale destino. Allora proviamo a farla emergere, dal basso, nelle realtà locali.

10. Non vogliamo sprecare il congresso, riducendolo ancora una volta a una conta tra le truppe di schegge in via di esaurimento. Vogliamo invece provare a utilizzarlo come un’occasione per pensare il PD, quello vero. E per mettere in campo nuove energie per spingerlo in avanti, lì verso il futuro. Cambiamo terreno di gioco. Sconvolgiamo il metodo: ritroviamoci per discutere queste idee e per far maturare dal confronto la proposta comune per il congresso provinciale. Indiciamo un’assemblea-primaria, da tenersi subito, nei prossimi giorni, per promuovere un dibattito sui contenuti e individuare anche una proposta di candidatura alla segreteria provinciale, selezionata in modo aperto e democratico da tutti. Chi condivide quest’idea di rinnovamento di partito, ci mette la firma, anzi la faccia e partecipa alla decisione. Uno vale uno. Nessuno spettatore tutti protagonisti. Così, in modo trasparente e in chiaro, proviamo a rompere la logica degli accordi e restituire potere alle persone. A dare a ciascuno effettivamente la possibilità di contare. Lo sappiamo che il tempo è pochissimo. Ma ci metteremo tutto il nostro entusiasmo. Magari è il tempo giusto per osare.

(gelormini@affaritaliani.it)

 

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