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Corigliano d'Otranto, I saperi veri Perchè alla fine l'inutile ci salverà

di Silvia Viterbo

Il Festival dell’Inutile si svolge a Corigliano d’Otranto, nel castello di grande fascino e bellezza a cui accedi  da un arco, e che assorbe tutto lo spazio, tutta l’attenzione. Però sul suo retro, appena restaurato con gli olivi, la botteghina di artigianato filosofico, gli arredi di Ri-Uso, che usa scarti industriali per creare sedie eleganti, panche, tavoli, strutture leggere che sono tornate a stare in mezzo agli uomini con vivacità ed eleganza.

Come sfondo, la bella scala in pietra che sale sino al terrazzo con le tende bianche, dove i nostri ospiti si riuniranno in convivio. Il relatore è Nuccio Ordine, noto docente di fama internazionale colto ed  affabulante, ma con l’energica definizione di uomo del Sud, che organizza  tutto il festival come vuole, con ospiti eccezionali, posti onirici dove rifugiarsi, tavole imbandite a cui sedersi. Ha la decisa volontà di proseguire in una carriera luminosa ed in continua ascesa con riconoscimenti importanti, e presenta il suo ultimo libro, L’utilità dell’inutile, che un lettore definisce: “un libro da leggere e rileggere, senza moderazione”.

Siamo troppo impegnati a realizzare profitto e a considerare utile solo ciò che lo produce, mentre saperi ritenuti “inutili” si possono rivelare invece di straordinaria utilità. E’ inutile allora l’abbandono languido dell’ambiente salentino, inutile la voglia di sentire, imparare, stare insieme con gentilezza ed attenzione? E’ inutile fermarsi a respirare l’aria fresca con una luna enorme ed aranciata installata sul capo, inutile ascoltare la musica di Martin Jacobsen, nato a Copenhagen e che vive a Parigi, mentre suona il sassofono con Yutaka Shiina di Tokyo, pianista jazz di grande fama in Giappone, per caso in Puglia a Corigliano, a dedicare emozioni?

Li ha scelti Mariangela De Carlo, dolce signora salentina, direttrice artistica di Maison de Creatif, insieme a Paolo Sammartino, con gli occhi ardenti da uomo del Sud, giornalista responsabile della comunicazione. Sono i realizzatori di progetti particolari della Regione Puglia, e questo evento ha tutti i canoni per essere unico ed indimenticabile.

Corigliano castello
 

Nuccio Ordine

Esordio dedicata a Nuccio Ordine, che impera nell’attirare la nostra attenzione sull’utilità dell’inutile e sulla inutilità dell’utile. Attraverso le riflessioni di grandi filosofi e scrittori, ci mostra come l’ossessione del possesso e il culto dell’utilità finiscano per inaridire lo spirito, mettendo in pericolo non solo le scuole e le università, l’arte e la creatività, ma anche alcuni valori fondamentali come la dignità umana, l’amore e la verità. Eliminando la gratuità e l’inutile, uccidendo quei lussi ritenuti superflui, difficilmente l’homo sapiens potrà rendere più umana l’umanità.

A tarda sera e dopo tante domande il gruppo di ospiti riparte per un villaggio ad Ugento, hanno rinunciato a dormire nella solennità antica ed affascinante di masseria Appidè. Lontana da ogni rumore con una corte fantastica per gli alberi e gli arredi, offre una ospitalità accurata ed intensa che ti fa rimpiangere, al momento del distacco, di andare via.

Il curatore del Festival è Mario Carparelli , fra un sindaco: Ada Fiore, e un assessore alla cultura:Dina Manti, entrambe deliziosamente donne.

Luca Serianni

Grande conoscitore della lingua italiana, appartenente all’Accademia del Lincei, parla in piedi da vero oratore. Sobrio, contenuto, ma diretto, affronta il problema del dover imparare l’italiano inutile voluto dai nuovi sistemi di comunicazione e dai giovani che ignorano sempre più parole dell’Italiano, lingua nobile dei nostri avi.

Ma è tutto cambiato nella comunicazione, e il vocabolario italiano si impoverisce pericolosamente per inadeguatezza di ricerca nell’uso dei termini. Il discorso di Luca Serianni, è la nobile apoteosi, ma anche conclusione di una lingua perfetta nei suoi usi e parole che ha trovato nella letteratura, nelle scienze, in qualsiasi forma di cultura uno splendore irripetibile.

Cor Mieli
 

Paolo Mieli

Arriva tardi, si ferma poche ore all’Appidè che trova bellissima e poi cena sul terrazzo del castello. E’ personaggio affascinante come pochi, identico a quando a Napoli lo incontrammo per l’inaugurazione del Corriere del Mezzogiorno, e qualche anno dopo a Bari.

Già Direttore del Corriere della Sera, grande storico ha dei canoni culturali che spaventano, ma il suo interloquire è semplice, diretto, a volte ironico e quando sorride gli occhi chiari scintillano di complicità. Presenta il suo ultimo libro I conti con la Storia . Per capire il nostro tempo - ci spiega - ed introduce concetti completamente nuovi che per un attimo meravigliano. Lo storico ha il compito di trasmettere la memoria, il dovere di ricordare. Ma bisogna anche dimenticare.

Nell’Atene del V secolo, dopo il regime dei Trenta Tiranni, venne imposto il Patto dell’oblio, che vietava di “rivangare il passato” anche ai cittadini che avrebbero avuto tutti i titoli per vendicarsi, “anteponendo la salvezza della città”. Queste pagine attraversano oltre due millenni di storia, di storie e di uomini, ma anche di interpretazioni, errori di valutazione e menzogne.

Cor Gior
 

Dalla Firenze di Savanarola alla Roma fascista, dall’inquisizione allo schiavismo, da Giuda a Napoleone, lo storico intraprende un viaggio coraggioso e appassionato nella memoria intermittente, con la convinzione che se guarderemo la storia senza preconcetti o pregiudizi, ci imbatteremo in non poche sorprese e forse saremo in grado di “ritrovare una base comune da cui avventuraci nella ricerca sul passato”.  Nuove dottrine, nuovi radicalismi  sono entrati in campo e mescolandosi alle vecchie fedi hanno reso impossibile agli analisti del passato di raccontare con ampio respiro.

L’Italia non è ancora pronta, aggiunge Mieli, ad esaminare i periodi politici in atto con obiettività e determinazione, e ricorda che come direttore del Corriere ha osato farlo, incorrendo in problematiche assurde e lunghe che lo portano oggi a guardare l’episodio con diffidenza. Ma… lo rifarei, aggiunge, lo rifarei certamente. Andando via serriamo il suo libro fra le mani, e leggiamo la dedica: “ Con amicizia”. Per una sera ci si può sentire amici anche di un uomo così grande.

A seguire: Edoardo Boncinelli e Giulio Giorello, Massimo Bray e Sossio Giametta. E quest’ultimo con la domanda “A che serve la filosofia?” ci autorizza ad una risposta. “A far si che l’inutile ricrei criteri di vita più validi ed umani, di cui abbiamo disperatamente bisogno”.

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