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Coronavirus, la Sanità sotto assedio

Le tristi condizioni della sanità, con i rischi di chi lavora eroicamente in corsia, la precarietà e la lotta al Covid-19.

Coronavirus, la Sanità sotto assedio

Nella lotta al nemico invisibile, la malattia covid-19, bisogna proteggere chi è in prima linea. Se permettiamo al virus di sfondare le nostre trincee, rappresentate da medici, infermieri, oss e sanitari vari, le perdite saranno enormi. Il presidente dell’Ordine dei Medici di Lecce, Donato De Giorgi, da settimane alza la voce per chiedere tamponi a tutti gli “addetti ai lavori degli ospedali” e dispositivi di protezione individuali adeguati, efficaci e sempre disponibili. Sembrano cose scontate, ma nella nostra sanità, soprattutto al sud, falcidiata da oltre 20 anni di tagli e di sprechi, è difficile garantire le mascherine adeguate (FFP3) persino per chi ogni giorno rischia la vita nei reparti di Infettivologia. 

Gorgoni BR1

Eppure i medici, gli infermieri e gli Oss si ammalano: sono quelli più esposti al rischio e spesso senza tutele adeguate. È notizia recente che al 118 leccese abbiano addirittura sbagliato dispositivi di protezione individuale: ora invece di lavorare con le tute di massima protezione contro gli schizzi e i rischi biologici, le EN14126, insieme alle mascherine rigorosamente FFP3, gli operatori sono costretti ad arrangiarsi con altre protezioni meno sicure. La prima linea rischia di franarci addosso per lentezze burocratiche, errori e impreparazione all’emergenza sanitaria. Sì, perché il sud era già in emergenza prima che arrivasse il covid-19 per il personale e altre carenze.

Tra le assurdità della sanità del sud spiccano quelle dei precari in servizio all’Asl di Brindisi con la qualifica di “Operatore socio Sanitario”, categoria giuridica “Bs”, che vanno avanti da tempo con la spada di Damocle di contratti a tempo determinato rinnovati per brevi periodi senza mai certezza. Sono tutti in prima linea questi precari per fronteggiare la grave emergenza sanitaria del coronavirus e si ammalano: tutti costretti a una rischiosissima  roulette russa, impegnati in corsia senza idonei dispositivi anti-contagio. Dopo tanto tempo avrebbero diritto a quel posto di lavoro, ma anche in questo periodo di enorme emergenza rischiano la vita da precari.

Contagio1

I loro sono contratti in scadenza che continuano ad andare in proroga e la cosa sta prendendo una piega sempre più negativa. L’avvocata Maria Greco ha scritto persino una lettera al premier Conte, per spiegare l’assurda situazione in cui sono costretti a lavorare gli Oss di Brindisi. Ieri è partita la diffida all’Asl. La storia potrebbe finire in tribunale.  “Si diffida l’ASL di Brindisi a voler disporre la revoca della delibera N. 626 del 19.03.2020 avente ad oggetto ‘Personale di Comparto Sanità dell’Azienda ASL BR. Proroga Contratti di lavoro a Tempo Determinato quali Operatore Socio Sanitario in scadenza ad aprile 2020’ – scrive Greco – e contestualmente a voler disporre in favore degli Operatori Sanitari miei assistiti la proroga del termine di cessazione del rapporto di lavoro previsto per il 30.07.2020 uniformando tale termine a quello del gennaio 2021 previsto per le altre categorie sanitarie così garantendo la necessaria continuità assistenziale dei pazienti”.

La legale invita i vertici della sanità locale a prevede atto della situazione in cui “a tutt’oggi versano i lavoratori precari, predisponendo adeguati strumenti di tutela della posizione lavorativa del personale precario O.S.S. alle dipendenza dell’ASL di Brindisi”. La ‘mini-proroga’ del contratto agli operatori sembra ignorare l’emergenza  del “Covid -19”, ma ciò nonostante è impensabile ritenere gli O.S.S. esonerati dal prestare la loro attività di assistenza anche a tutti i pazienti affetti dal virus e presenti nelle varie strutture sanitarie.

“È evidente quindi che anche gli O.S.S., svolgendo attività proprio nel periodo ritenuto di maggiore criticità nel contrasto alla pandemia, vengono posti in una situazione di alto rischio di contagio, peraltro considerato che essi svolgono la propria attività con una assoluta carenza di presidi sanitari, di fatto mancando nonostante siano indispensabili nella prevenzione del contagio – continua l’avvocata nella diffida – Per dovere difensivo devo precisare che ad oggi, purtroppo, si contano già i primi casi di positività al Covid19 fra i miei assistiti, tutti contagiati in corsia nell’espletamento delle proprie mansioni lavorative”. Sembra assurdo dover chiedere i “ferri del mestiere” minimi per lavorare in corsia, ma nella sanità italiana ormai non c’è più nulla di scontato.