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d alemaChi ha pronunciato il celebre “Capotavola è dove mi siedo io”?  E di chi sono gli altrettanto noti  “La Lega è una costola della sinistra” o “Veltroni è un ragazzotto e Prodi non capisce un cazzo di politica”? Se a tutte queste domande avete risposto “Massimo D’Alema”, non solo avete dato la risposta esatta ma siete pronti per avventurarvi ne Il Peggiore, racconto appassionato e meticoloso di vezzi privati e chiaroscuri pubblici del lider Maximo e dell’intero centrosinistra italiano, nell’anno dell’abbraccio forzato con il Pdl ed a pochi mesi dal Congresso dei democratici. Tra l’altro con una storia editoriale inedita che porta a Bettino Craxi. A guidarlo, per Chiarelettere, è Giuseppe Salvaggiulo, giornalista trentasettenne pugliese della Stampa e noi di Affari ne abbiamo approfittato per un’intervista.
 
 
Allora, quella che abbiamo tra le mani è tutt’altro che una biografia e passa attraverso le molteplici mutazioni della sinistra nostrana ma perché “il Peggiore”? Referenza al “migliore” Togliatti? E soprattutto, Lui ha già elargito qualche commento a tema?
 
"A me pareva che un libro sulla tragedia di D'Alema e della sinistra non potesse che avere un' impronta apocalittica. Consideri che il titolo viene scelto quasi un anno prima della pubblicazione, quando il libro è solo una confusa nuvola di idee e suggestioni, destinata in buona parte a modificarsi. Dopo l'uscita del libro, il titolo è piaciuto molto. Una virtù è che non ha bisogno di spiegazioni. È immediato, anche se in realtà ciascuno può leggere tra le righe l'aspetto che lo colpisce di più: il riferimento a Togliatti, per esempio, che piace a molti, per me non è essenziale. Lo è invece l'uso di un superlativo, che tutto sommato non dovrebbe dispiacere nemmeno al protagonista..."
 
Nel 1997, al seminario dell’Ulivo, sfodera un discorso tranchant in cui rivendica il professionismo della politica e la centralità dei partiti: “Io non conosco questa cosa, questa politica che viene fatta dai cittadini e non dalla politica”. Un teorema che regge ancora? E non c’è da stupirsi nemmeno delle esitazioni su Grillo e sul suo Movimento: stando alle ultime evoluzioni ci sono i margini per un asse Pd-M5S nella la prossima legislatura?
 
"Il teorema D'Alema è sempre valido, immutabile, impermeabile agli eventi, sia pure politicamente catastrofici, degli ultimi quindici anni. D'altronde, essendo un dogma, non è soggetto a confutazione logica né a smentita storica. Quanto al rapporto con il M5S, altro che esitazioni: quello è l'anticristo (non a caso la parola utilizzata per demonizzare è antipolitica), l'apostasia massima, e il temporaneo successo non deve sorprendere: presto sarà annientato dal prepotente ritorno della politica professionale".
 

“Quando esce dal campo e siede in panchina è per fare l’allenatore” ma, in piena manovra verso il Congresso, rumours darebbero gli ex Ds alla ricerca di un anti-Renzi, della stessa generazione del Sindaco di Firenze e dal largo consenso, tanto che qualcuno fa il nome del capogruppo Roberto Speranza. E ora chi glielo dice a Cuperlo?
 
"Per D'Alema, l'unico che potrebbe tenere in piedi il Pd è D'Alema stesso. Ma non può o vuole farlo. Il resto è tutta tattica, uno vale l'altro, la differenza la fa la formula politica. D'Alema voterebbe anche Renzi, se Renzi accettasse di essere un leader a sovranità molto limitata, un primus inter pares come fu Veltroni (infatti rapidamente detronizzato). Ma Renzi, che all'inizio forse ci era cascato, poi è rinsavito. Quanto all'anti Renzi, chiunque egli sarà, farà bene a chiedere a D'Alema un sostegno efficace, ma sufficientemente discreto".
 
A proposito di Cuperlo, ci sono ancora i “dalemiani”? Il fedelissimo Latorre è passato con Renzi ed anche l’ultima battuta su Orfini e gli altri («Vedo che finalmente ci sono giovani turchi che fanno qualcosa di interessante. Peccato che siano a Istanbul») non lasciava ben sperare…
 
"Un po' giocando, un po' no: io propendo per una teoria spiritualista del dalemismo, quindi uno che è stato dalemiano lo rimane per sempre, anche quando fisicamente si distacca dal capo. Nonostante i dissensi, nonostante tutto. Te ne accorgi conoscendo i dirigenti locali che gli sono legati dai tempi della Fgci, o della segreteria in Puglia. In fondo anche Rondolino e Velardi sono ancora dalemiani, sia pure cellule in sonno"
 
fasciaprodiUn caposaldo dell’immaginario collettivo: la barca, Margherita prima, Ikarus poi. “Vedi, non è tanto la stazza della barca”, lo ammoniva Fabio Mussi, velista, compagno e con la stessa imbarcazione da sempre, “però poi cambi i moli, le persone che incroci, gli ambienti che frequenti”: un monito che vale anche per il Pd? Peraltro negli annali c’è anche una gustosa gaffe diplomatica in Tunisia…
 
"Trovo disgustosa l'idea che quelli di sinistra debbano mangiare carne degli hard discount, guidare auto sporche e scassate, indossare cenci e andare in vacanza alle feste dell'Unità. Il problema della barca, che è una metafora utile anche al Pd, non è l'imbarcazione in sé o la passione per la vela. E' la politicizzazione che D'Alema ha fatto della barca, la narrazione mitopoietica, la smania piccolo borghese. Il che legittima, per contrasto, gli attacchi moralistici".
 
E poi ci sono la Bicamerale ed il Cavaliere. “Prodi e Veltroni sono due flaccidi imbroglioni”, disse dei suoi colleghi per sgombrare il campo dai dubbi sulle opinioni in merito; invece, spiega, il rapporto con Berlusconi è più sfaccettato: Silvio lo ha utilizzato “come un uccello acquatico per farsi trasportare da una zona umida all’altra, con il fango che si attacca alle zampe di D’Alema”…
 
"Il rapporto con Berlusconi è un libro nel libro, una tragedia nella tragedia, un'autocondanna psicologica. Gli incontro, i dialoghi, le battute, le liti, le infamie che Berlusconi gli ha riservato (a cui D'Alema risponde con rabbia). I lettori di sinistra trovano quel capitolo una pugnalata".
 
Eppure non ci sono solo i bocconi amari: nonostante la relazione spigolosa con la stampa è celebre il risotto preparato in onda da Vespa a Porta a Porta. Prima di salutarci, tra i vecchi leoni e le new entry del Parlamento ci sono nuovi talenti della comunicazione? 
 
"D'Alema è un comunicatore freddo e razionale, mai banale e molto convincente, ma prigioniero della sua alterigia e negli anni ha accentuato i tratti più irritanti, a cominciare dal sarcasmo. Renzi è un comunicatore formidabile, naturale, magnetico. È straordinario nella capacità di sintonizzarsi in tempo reale con l'interlocutore mediano, intercettandone i pensieri. Così quando parla pensi sempre che sta dicendo quello che diresti al suo posto, anche se ti rendi conto che sconfina nella banalità".
 
(a.bucci1@libero.it)
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