Antonio Decaro su un podio improvvisato, nel suo comitato elettorale di via Calefati parla ai suoi sostenitori: “Questa è la nostra occasione, dobbiamo sapere che se molliamo anche solo un voto, stiamo mollando un’intera città che non merita di tornare indietro. Ci abbiamo messo 20 anni a toglierci di dosso i pregiudizi e i nomignoli che ci affibbiavano. Ce lo ricordiamo tutti cos’era andare in un’altra città e dire “sono di Bari”. Ora invece non c’è da vergognarci, c’è da essere orgogliosi di essere baresi”.
Poi guarda al di là delle vetrate e aggiunge: “Dall’altra parte che fanno? Hanno solo un argomento di campagna elettorale, addossarmi le colpe della giunta precedente. E girano video di nome “Bari a mano armata”. Hanno avuto quattro mesi per spiegare progetti, per parlare di futuro e invece parlano solo di passato e seminano terrore”.

“Questo significa – stigmatizza Decaro – avere disprezzo per la nostra città e per i baresi. Vuol dire non considerarli degni di un ragionamento. Per noi la campagna elettorale è stata una sfida, quotidiana, sui contenuti. Per loro insulti, semplificazioni, vaghezza. Per questo non possiamo permetterci di riconsegnare questa città nelle loro mani. Dobbiamo dire a tutti che noi non molliamo. Non molliamo la città e non molliamo i quattro municipi in cui stiamo lottando metro dopo metro. Dobbiamo far capire a tutti che conquistare i municipi significa avere un governo della città completo e ed efficace, che dialoga e amministra il territorio con un’unica visione strategica”.
L’esortazione finale galvanizza i convenuti: “Fate quella chiamata in più, date quel volantino in più, stringete quella mano in più e domenica vinciamo e io vi garantisco che saremo la squadra più forte che Bari abbia mai avuto!”
