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"Sì al decentramento amministrativo se produce reale vantaggio ai cittadini, no se genera sperpero di denaro pubblico per finanziare carrozzoni inutili: questo, in sintesi, il messaggio alla base della controproposta del PdL e delle forze di centrodestra baresi sulla istituzione dei municipi e già presentata a giugno dopo una serie di consultazioni con i rappresentanti circoscrizionali".
 
In vista del Consiglio comunale in programma sul tema, il coordinatore cittadino del PdL Bari, Luigi d’Ambrosio Lettieri, ha convocato il Direttivo insieme ai presidenti delle circoscrizioni a guida centrodestra e i capigruppo del PdL.
 
"Innanzitutto", precisa d’Ambrosio Lettieri, "se la premessa è quella rappresentata dalla proposta del sindaco Emiliano che smembra la città in 5 municipi senza coesione sociale, identitaria, urbanistica ed economica, allora ci sembra che la cosa più sensata sarebbe quella di abolire del tutto i Municipi. Perché non solo, così come sono pensati, aumenterebbero in maniera esponenziale i costi relativi al personale e all'organizzazione, anziché abbatterli, ma, per giunta, non produrrebbero alcun beneficio per il cittadino".
 
"Il decentramento amministrativo ha un senso se produce reale vantaggio per i rappresentati, e non per i rappresentanti”, afferma, “Altrimenti è solo un'operazione di marketing elettorale. Se si vuol davvero realizzare un progetto serio, questo non può prescindere da una proposta che contenga quattro principi fondamentali: più autonomia finanziaria, più servizi, più efficienza e più deleghe al territorio".
 
"La proposta del centrodestra per il decentramento amministrativo prevede, quindi, sei Municipi e la riduzione dei consiglieri municipali da 152 a 76, compresi i presidenti (dieci consiglieri nei municipi con popolazione fino a 50mila abitanti, 15 in quelli con popolazione superiore). Ma soprattutto la proposta fissa imprescindibili paletti: reale autonomia finanziaria, tagli ai costi della politica e alle spese di gestione delle sedi circoscrizionali che vanno dislocate in sedi di proprietà del Comune, ridistribuzione dell'organico comunale secondo le esigenze del territorio, dotazione di strumenti amministrativi con il trasferimento delle deleghe che rendano il municipio punto di riferimento per i cittadini e gli diano capacità di intervento immediato per la soluzione dei problemi locali legati alla sicurezza, all'igiene e alla manutenzione". 
 
Questi gli accorpamenti proposti: 1^Municipio per 29.844 abitanti (Palese-S.Spirito, Catino e S. Pio), 2^ Municipio per 45.877 abitanti (S.Paolo Stanic, S. Girolamo, Fesca); 3^Municipio per 86.441 abitanti (Libertà, Marconi, Murat, S. Nicola, Madonnella); 4^Municipio per 39.782 abitanti (Carbonara, Ceglie, Loseto); 5^Municipio per 34.716 abitanti (Japigia, Torre. Mare); 6^ Municipio per 97.095 abitanti (Picone, Poggiofranco, Carrassi, San Pasquale).
 
I criteri adottati rispondono a storia e identità delle diverse aree, assetto urbanistico, coesione territoriale, sociale ed economica, condizione degli spazi edificati e non, omogeneità degli interventi di sviluppo del territorio, razionale distribuzione dei servizi in relazione all'estensione.

"Dal centro alle periferie", conclude il coordinatore cittadino, "manca un progetto urbanistico di insieme che agevoli lo sviluppo della città. Sappiamo bene come il degrado sociale e l’emarginazione vadano a braccetto con il degrado urbanistico e la carenza di servizi. Il nuovo assetto del territorio deve servire a invertire la rotta verso un reale beneficio per l’intera città. il Pdl resta disponibile, anzi auspica, un confronto costruttivo e leale. Lo spartiacque è, come sempre, il vantaggio per i cittadini: più efficienza, meno costi, più servizi".
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