

“C’è rabbia fra le persone – sottolinea Stefàno – c’è sofferenza per una crisi che ha messo in ginocchio il nostro Paese e che le politiche fallimentari degli ultimi trent’anni hanno acuito, hanno peggiorato, portandoci ai limiti del baratro. Una rabbia legittima ma sulla quale non è consentito a nessuno speculare. Fare sciacallaggio sulla pelle dei cittadini è intento di coprire incompetenza e incapacità di proporre soluzioni concrete e credibili ai problemi del Paese”.
“L’Italia di cinque anni fa, però, non è l’Italia di oggi: forse ancora non riusciamo a percepire tutti che le cose sono iniziate a cambiare davvero. E l’onda lunga della ripresa che aggancia in tempi diversi le diverse aree del Paese. Domenica però avremo una grande opportunità: guardare avanti per confermare un progetto politico e di governo che ha saputo tirare fuori il Paese dalle secche di una crisi violentissima, la più dura che l’Italia ha conosciuto dal dopoguerra. Un progetto che ha appena cominciato a dare i primissimi risultati: pil, occupazione, produzione, export, ripresa. Non lo diciamo noi, lo dicono gli indicatori. Ora vogliamo fare ancora meglio e ancora di più. Con serietà, competenze e credibilità”.

L’intervista
Campagna elettorale corta, timori sulla comprensione delle modalità di voto, alleanze che si compongo e scompongono a seconda dei venti sondaggistici. Pentiti di aver approvato una legge elettorale che provoca timori piuttosto che alimentare speranze, per cui sono più le raccomandazioni a “non votare per…”, anziché le esortazioni a “votare per…”?
La legge elettorale, che molti dicono di non condividere dimenticando di esserne stati promotori, ha alcuni elementi di novità positivi, com’è la scelta nei collegi uninominali. Certo, introduce anche alcune criticità, come ad esempio la vastità dei collegi plurinominali, impossibili da attraversare per intero, peraltro in una campagna elettorale cortissima. In ogni caso, con qualunque legge elettorale, l’impegno non può che essere per una proposta politica e di governo seria e credibile. Chi propone di “non votare per” lo fa per nascondere l’assenza di contenuti o di proposte serie e sostenibili. La promessa grillina del reddito di dignità, così come quella delle pensioni alle casalinghe del centrodestra, rispondono esattamente a questa necessità: sono promesse irrealizzabili, perché non sostenibili economicamente

Lavoro, agricoltura, turismo, sicurezza e credibilità delle classi dirigenti sono stati al centro degli incontri elettorali che lei ha effettuando nei comuni dei collegi che la vedono candidato. Il tentativo di confronto programmatico ha trovato corrispondenze in campo avversario o si è rivelato un pervicace sforzo unidirezionale?
È stato senza dubbio uno sforzo unidirezionale, perché si faceva fatica ad incontrare i candidati delle altre due coalizioni. Hanno scelto molto più comodamente la strada delle false promesse praticata, da dietro a un monitor, attraverso un linguaggio urlato e violento che nasconde l’incapacità di indicare soluzioni.
Con il M5S ci sono ipotesi di incroci programmatici o l’orizzonte segnato è quello di improbabili convergenze parallele?
Da quel che vedo, ci sono differenze sostanziali di approccio programmatico, ma anche di visione politica e di cultura di governo. L’unico incrocio reale sui temi è tra destra e 5 Stelle sui temi fondamentali: Europa, immigrazione, fisco, rapporto tra economia e scienza. Loro fanno leva sulle difficoltà e alimentano le paure, noi consideriamo sia molto più utile prospettare soluzioni fattibili per rafforzare il percorso di crescita che il Paese ha appena imboccato. Non lo diciamo noi, ce lo dicono gli indicatori. Ora vogliamo fare ancora meglio e di più perché siamo gli unici ad avere competenze per farlo.

Le tensioni interne al Partito Democratico quanto determineranno ancora il futuro di questioni pugliesi di grande spessore e inquietudine come Ilva, TAP, xylella e gestione dei rifiuti?
Io credo che il confronto fra posizioni anche diverse sia un valore e che la qualità della proposta politica del Pd vada al di là delle singole posizioni. Il mio impegno è quello di continuare nel valorizzare le migliori potenzialità che la nostra terra oggi, anche grazie a quello che abbiamo saputo fare, è capace di esprimere. Io penso che sia questa la via migliore per impedire che a governarci torni il centrodestra con politiche che ci hanno già portato sull’orlo del disastro. Ma anche per evitare l’avvento dei 5Stelle: la buona volontà o il dichiararsi onesti, qualità che loro attribuiscono impropriamente solo ai loro aderenti, non possono bastare per reggere le redini di un Paese. Ed io in fatto di onestà non accetto lezioni da nessuno, tanto meno da chi ha trascorsi di rimborsi e revoche di bonifici.
I grandi passi dell’Italia nel comparto vitivinicolo, quando e se saranno emulati da quello dell’olio in generale e dell’EVO in particolare?
È un percorso già avviato. Il piano olivicolo nazionale, da rafforzare e rilanciare, apre a questo scenario perché si muove dalla consapevolezza che l’olio è una delle grandi Identità del tessuto produttivo nazionale, e non solo per i numeri di produzione primaria che esprime. Pure in Europa, grazie anche alla autorevolezza dimostrata dal nostro Paese in questi anni, l’approccio sta cambiando. Dobbiamo raccogliere questa opportunità.

Questione EMA e la farsa interminabile con l’Europa. Non sarebbe stata più efficace e soprattutto più coraggiosa e lungimirante la proposta per portarla in un capoluogo del Mezzogiorno (Palermo, Napoli o Bari) anziché a Milano?
Quello che accade e che è accaduto su questa vicenda credo sia il prezzo che paghiamo per i tanti, troppi, anni in cui in Europa siamo stati rappresentati dall’idea di volerne venire fuori o dalle foto di gruppo dei vertici Ue in cui c’era chi faceva le corna alle spalle dei colleghi… Certo, poteva essere interessante la proposta di una città del Sud, ma sarà difficile realizzarla, se il Mezzogiorno non trova ragioni di unità intorno a temi strategici comuni.

Un messaggio finale ai suoi elettori?
Domenica 4 marzo avremo una grande opportunità, quella di confermare un progetto politico e di governo che ha saputo tirare fuori il Paese dalle secche di una crisi violentissima, la più dura che l’Italia ha conosciuto dal dopoguerra. Il centrosinistra e Il Pd possono garantire al Paese un governo autorevole, capace di rafforzare i primi segnali postivi di ripresa, e lavorare con ancora maggiore determinazione sui temi chiave quali occupazione, innovazione, diritti, ambiente. Il Sud, la Puglia, il Salento hanno bisogno di una classe dirigente credibile e competente che vive in quella terra tutto l’anno e che, una volta eletta, mantenga l’impegno di rappresentare le difficoltà, i problemi e le speranze del Mezzogiorno nell’agenda nazionale, per meglio interpretare le ambizioni di crescita della nostra comunità. Anhe per questo, mi raccomando: andate a votare!
(gelormini@affaritaliani.it)

