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Emiliano ad Affari: ‘Nel Pd allo sbando l’arrivo di Calenda è un disastro’

L’intervista di Michele Emiliano ad Affari e il commento durissimo sull’arrivo di Carlo Calenda nel PD

Emiliano ad Affari: ‘Nel Pd allo sbando l’arrivo di Calenda è un disastro’

Presidente Emiliano, il Partito Democratico è allo sbando. Dopo la scoppola elettorale il Segretario annuncia le dimissioni, ma non le rassegna. Dice di volerle presentare, ma a scadenza. Fa capire di voler gestire l’avvio istituzionale della nuova legislatura, ma nel contempo prevede anche di andare a sciare durante le consultazioni al Quirinale. Ma che succede?

EMILIANO RENZI7
 

Siamo in mezzo al guado. Un partito senza guida e senza leadership. In questo momento non c’è nessuno tra i renziani o gli anti-Renzi, che possa arrogarsi il ruolo di essere leader del partito. Ne consegue che la procedura congressuale va accelerata al massimo. Altro che tempi lunghi.E’ necessario, invece, trovare immediatamente un’autentica leadership del partito                                            

La sua proposta di dialogo con il Movimento 5 Stelle, accompagnata dall’ipotesi di un appoggio esterno a un Governo Di Maio, continua a raccogliere pareri favorevoli e salire nella scala delle possibili soluzioni del rebus elettorale dell’incarico governativo dal Quirinale.

DiMaio 5stelle
 

Devo ricordare che sono l’unico Presidente di Regione del PD ad aver mandato, con i Vigili Urbani, la notifica di tre nomine assessorili a tre Consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle, perché credo in questa relazione non da oggi. Certo, di qua e di là ancora non riescono a vedere quello che io già vedo da tre anni, ma questo mi è capitato spesso nella vita: vedere un po’ troopo presto le cose.

Vedrete che andrà a finire come vi ho detto, ovviamente ci vorrà del tempo perché rassegnarsi alle cose nuove – soprattutto per chi si è radicato nel passato e ha timore di perdere le posizioni precostituite – è un dramma. Vanno anche capiti quelli che in questo momento si rifiutano di vedere le cose in maniera diversa.

C’è chi legge, nel temporeggiare di Matteo Renzi, un’antica tradizione andreottiana, nella speranza che nel frattempo possa succedere qualcosa, magari da cogliere al volo, per ribaltare la situazione sfavorevole. Pensa che sia così e reputa un segnale di supporto al vostro lavoro la disponibilità al dialogo con tutti di Luigi Di Maio? 

PD Emiliano
 

La Direzione del PD ha bisogno di tempo per arrivare a capire che il futuro dell’Italia non è nella conservazione del passato, che è stato un disastro, dato che – bisogna dirlo – la Seconda Repubblica questo è stato: un vero e proprio disastro. Il passaggio a un nuovo modello di governance è urgente, il Partito Democratico – grazie al cielo – è ancora determinante.

Ora, però, bisogna capire se vuole essere determinante per un nuovo modello di autoritarismo post-fascista, che è quello di Matteo Salvini – o se invece vuole aprire alle cose nuove, raccordandosi con l’atteggiamento progressista del Movimento 5 Stelle. Di Maio nel giro di una campagna elettorale ha fatto un salto in avanti, da un punto di vista della maturità Costituzionale e politica che mi fa sentire come uno “spreco” non raccogliere il suo appello. Viceversa dall’altra parte ci sono i soliti noti, a cui adesso si è aggiunto anche Calenda.

calenda emiliano
 

Appunto, Carlo Calenda che chiede la tessera del PD quasi a certificare che il tempo di Matteo Renzi è scaduto, che il Segretario non garantisce più alcuni settori a sostegno del progetto globale e che bisogna puntare su altri. Ipotesi verosimile?

Carlo Calenda è un personaggio opaco, legato a poteri probabilmente occulti, che adesso sta finendo di pregiudicare l’immagine del PD. Ricordo a tutti che Calenda è quello del disastro dell’Ilva, è quello del disastro dell’Alitalia, è quello del disastro del TAP, una persona irragionevole che di fronte alla tutela di interessi – probabilmente privati – ha portato il Governo nello stallo più completo.

Certamente con i nuovi risultati elettorali c’è da chiedersi che succederà all’Ilva, che succederà al TAP, che succederà all’Alitalia, tutte cose – compresi i dubbi – che avevo detto a Renzi e anche al ministro stesso già in precedenza. Cose che avremmo potuto risolvere brillantemente col governo del PD. Ma per colpa di Calenda tutto è andato in stallo e adesso la brutta notizia è proprio quella del suo tesseramento.

ilva emiliano calenda
 

Un tesseramento magari in chiave anche anti Emiliano?

Non lo so e non voglio crederlo. Certo è che il futuro del PD è offuscato dall’arrivo di Calenda e mi spiace per Paolo Gentiloni, se è vero che si compiaccia di questo arrivo.

Tornando sul punto, Michele Emiliano, infine ribadisce che a una “questione meridionale”, in pratica ‘snobbata’ dalle strategie di governo, che si impone con palese evidenza nei risultati delle urne, come disperato grido di protesta, non è possibile rispondere con l’arrivo del ministro Calenda: espressione di quei poteri che hanno rovinato il Mezzogiorno in generale e la Puglia in particolare”

(gelormini@affaritaliani.it)