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Il morso della crisi, nella sua dinamica restrittiva, attanaglia sempre più la quotidianità diffusa di famiglie, lavoratori, imprese, giovani e professionisti. L’inversione di marcia stenta ad ingranare e, nonostante gli annunci confortanti delle autorità monetarie e degli analisti più ottimisti, la cosiddetta “luce in fondo al tunnel” è ancora un piccolo puntino, nemmeno tanto luminoso: indefinito e approssimativo nella sua opacità.

Sono in tanti a guardare e sperare che dal mondo delle banche, prima o poi, arrivi un segnale: magari anche debole, ma che annunci l’avvio di un cambiamento, che porti con sé i semi di una ritrovata “fiducia” e le coordinate chiare di nuove rotte nell’oceano indefinito della globalizzazione.

Affaritaliani.it – Puglia ha incontrato Errico Ronzo, esperto di dinamiche finanziarie, un’intera gioventù spesa nel Banco di Roma, 17 anni come Direttore Generale della Banca Popolare di Puglia e Basilicata, da qualche anno vice-presidente di Banca Apulia – Gruppo Veneto Banca, per analizzare i modi e i cambiamenti del “fare banca”, oggi, e del farlo al Sud in un contesto di crisi non più d'area, ma decisamente macro-territoriale.

Innanzitutto una cosa, che naturalmente non è successa solo al Sud, ma qui al Sud è stata una specie di rivoluzione, rileva Ronzo: è cambiato il rapporto tradizionale di sportello. Tra bancomat, home banking, trade banking, listini telematici e borsa on-line, il rapporto con lo sportello è sempre più virtuale, impersonale e sterile nella sua pur funzionale e immediata efficacia.

Si sono estesi gli orari di accesso (ormai la banca è aperta 24ore al giorno compresi sabato e domenica), ma alla classica attività di “raccolta” e “impiego” la rete di sportelli bancari ha man mano sostituito una funzione di “distribuzione” di prodotti e servizi finanziari.

Fusioni e accorpamenti d’altro canto, con la razionalizzazione della diffusione dei relativi sportelli, hanno evidenziato la presenza delle banche a carattere più locale. Anche se le concentrazioni, che hanno interessato i big della finanza e del credito ed hanno lasciato sul campo vittime illustri- almeno storicamente tali – hanno dato vita a global player comunque modesti sul palcoscenico finanziario internazionale.

Ne ha risentito l’accesso al credito? In parte sì, magari non in piccola parte, ma questo non può e non deve diventare l’alibi per nascondere un problema altrettanto preoccupante, avverte e sottolinea il manager finanziario: la scarsa, talvolta, domanda di credito.

Le concentrazioni, in prima battuta, hanno determinato una contrazione del credito, sia per la duplicazione o accavallamento delle posizioni, sia per la crisi di liquidità che è andata a sovrapporsi alle garanzie richieste e imposte dagli accordi di Basilea, in termini di maggiore patrimonializzazione degli istituti di credito. Però c’è da segnalare, ed è qui che c’è bisogno di stimoli, la tendenza soprattutto al Sud alla scarsa domanda di credito per “investimenti”, a favore di un’eccessiva richiesta di finanziamenti per “ristrutturazioni”. Più sostegno che innovazione: questo non va bene.

Ben venga l’eventuale fusione tra Banca Popolare di Bari e Banca Popolare di Puglia e Basilicata, se le nuove motivazioni ne determinano la convenienza. Un’ipotesi già vagliata diverse volte in precedenza, ma allora di poco vantaggio per gli stakeholder.

Non avendo elementi analitici per valutazioni più specifiche, Ronzo - che ha diretto per 17 anni la Popolare appulo-lucana – ricorda di averla presa nel 1995 con 30 sportelli e 400 dipendenti e portata a 146 sportelli in 12 regioni italiane e 1300 dipendenti, con un utile di 240 milioni di euro.

Banca d'italia

La nuova realtà, se il matrimonio sarà celebrato, raggiungerebbe una copertura di circa 400 sportelli, integrando le rispettive penetrazioni dal Sud, da un lato sull’Italia centrale verso Umbria e Toscana e dall’altro lungo la dorsale Adriatica, in una sorta di abbraccio pronto a ramificarsi più in là anche verso Nord.

Espansione, globalizzazione, reti e ritmi da fibra ottica, comunque, non potranno mai prescindere da alcuni paradigmi che , seppure trascurati qualche volta, bisognerà rivitalizzare, valorizzare ed innovare nelle modalità d’applicazione.

L’inserimento nei territori e il rapporto con le generazioni: oggi si parla molto di terzo settore - la parte più ricca di quei segmenti – e della capacità di mettere a frutto disponibilità, esperienza e affidabilità, anche in prospettiva operativa nel sociale.

La centralità dell’elemento “fiducia”, che resta alla base dell’attività finanziaria e della quale “ci si accorge - avverte Errico Ronzo - soprattutto quando essa viene meno, è inficiata o incautamente calpestata”.

E infine, la raccomandazione che si percepisce è stata faro dell’approccio professionale di una vita: “Nel fare banca, al Sud come altrove, guardandosi negli occhi direttamente o attraverso gli screen dell’interazione virtuale, c’è un profilo etico da recuperare e testimoniare con fermezza, rispetto e lungimiranza politico-economica”. Ne va del futuro dei nostri figli, e dei figli dei nostri figli.

(gelormini@affaritaliani.it)

 

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